Chi sono?

Nasco primogenito in quel di Roma nel 1969 in una via foriera di mirabilanti e inimmaginabili prosperi futuri: via Lorenzo il Magnifico. Ancora attendo l'avverarsi di questa profezia. Per sommo errore una volta giudicato maturo dall'istituzione scolastica scelgo di fare Ingegneria. Questa scelta cambiera' drasticamente il mio destino e le mie inclinazioni mortificando inconsapevolmente ogni mia aspirazione e interesse. Dopo aver pagato a suon di stempiatura e diradamento di capelli la mia scelta vengo fagocitato dalla triste e mediocre realta' del lavoro da cui ancora oggi provo a stento di liberarmi con tutte le mie forze, ma oramai la routine ha fiaccato ogni mia velleita'.

lunedì 6 ottobre 2008

Borse: il crollo

Giorno storico oggi, le borse mondiali hanno registrato all'unisono il peggior calo in assoluto di tutti i tempi, un precipizio verticale.
E' il gioco del cerino acceso. Oramai hanno deciso che e' tempo di tirarsi da parte e laciare il cerino acceso in mano all'ultimo sfortunato. Ho paura che sia arrivato il momento che anche i fondi sovrani come quelli della Cina e dell'Arabia entrino in campo. E' ora che l'intero globo reclami il dovuto dalle spoglie del capitalismo americano. Oramai l'America si regge a un filo e dietro l'America la vecchia Europa. Rischiano i governi, l'Europa rischia la sua unita', rischiano il resto delle altre economie. L'annuncio del Papa sulla superiorita' della religione rispetto ai valori materiali sembra quasi il segnale di avvertimento prima dell'apocalisse. Dove trovera' rifugio l'essere umano privato di tutto da un sistema globalizzato che esso stesso ha creato? Qualcuno sostiene che non e' ancora la fine del capitalismo ma non si accorge che gia' sono in circolo le medicine per frenare questo virus letale. E' necessario distruggere per creare cose migliori e piu' belle e ora e' tempo di distruggere.

Diario politico italiano: pagina 32

L'ombra della crisi del '29.
Diciamolo con tutta franchezza la paura che la crisi tocchi anche l'Italia e' concreta e gia' si ravvisano i primi scossoni. Ma cosa del contagio della crisi finanziaria mondiale fa piu' paura? Sappiamo che il nostro sistema bancario e' giudicato solido e non ha ancora dato segni di cedimento evidenti come e' gia' successo in Svizzera o in Belgio/Olanda, il nostro paese puo' ancora contare su un nutrito numero di risparmiatori che non sono stati ancora falcidiati dall'inflazione e dal lavoro precario. Quindi i soldi ci sono, e sono depositati nelle banche e allora di cosa si ha paura. Perche' il presidente del Consiglio, quello dell'Economia, il governatore della Banca d'Italia e l'amministratore delegato di Unicredit si stanno dando tanto da fare di concerto con i maggiori organi di informazione per rasserenare gli animi, di cosa hanno veramente paura? La risposta e' banale per quanto e' semplice. Hanno paura dell'effetto psicologico della crisi e delle conseguenti reazioni emotive dettate dalla follia, euforia in caso di crescita e follia in caso di crisi. Qualunque istituto bancario, anche il piu' sano, ha un'unica paura, spauracchio ancestrale, che non puo' fronteggiare in alcun modo e che non dipende dal suo operato, e cioe' la corsa agli sportelli. Come e' successo gia' in Inghilterra per la Northern Rock c'e' il timore che i correntisti si ammassino agli sportelli per ritirare tutti i loro soldi dai conti correnti. Ad una richiesta improvvisa e di ampio volume nessun istituto di credito puo' far fronte e il fallimento e' una conseguenza inevitabile. Senza contare poi l'effetto a catena che si genera per cui non ci sarebbe un fallimento ma molti a distanza ravvicinata causando cosi' l'implosione dell'intero sistema paese. Loro lo sanno bene e stanno cercando i tutti i modi di porre un freno a questa possibile ondata di isteria. Se non riescono in questa impresa sara' il crack. Mai come ora mi sono trovato a sperare che questo insignificante e dannoso governo riesca a rassicurare gli animi dei cittadini italiani.

domenica 5 ottobre 2008

Il ricatto mondiale: vivere al di sopra delle nostre possibilita'

Non c'e' niente da fare oramai siamo sotto ricatto mondiale nel vano tentativo di sostenere la nostra qualita' di vita. Il capitalismo si e' oramai diffuso come un virus anche ai paesi emergenti e incomincia a reclamare la sua fame di risorse e i suoi sprechi. Per capire quanto ormai stiamo lottando per la sopravvivenza di uno stile di vita, di un'epoca basta guardare cosa sta succedendo in Occidente. La crisi dei mutui sta spezzando definitivamente quella crescita insensata della ricchezza fatta solo di carta straccia e di promesse future che hanno gonfiato i mercati internazionali di moneta americana fino ad annegarci dentro. E nel momento della crisi, dove la moneta e' stata messa a confronto con i beni materiali l'intero mondo occidentale e' cascato col culo per terra. Un dollaro debole reso ancora piu' debole dalle promesse di ricavi futuri sulle rate che pesavano sui consumatori americani ha fatto crollare il castello di carta dello spostamento nel tempo del debito. Cosi' le materie prime sono salite di prezzo diventando lo strumento ideale per l'esportazione di inflazione dall'America al resto del mondo, compresa l'Europa. Tutto in Europa e' stato fatto per sobbarcarsi del bubbone americano. Sono stati innondati i mercati di liquidita' per coprire le insolvenze e i debiti a leva e quando questo non e' bastato e' stato dato un segnale forte. Lehman Brothers e' stata lasciata fallire per far ricadere sul resto del mondo il debito e la svalutazione degli asset materiali degli altri istituti finanziari e a quel punto e' scattato il piano mondiale di salvataggio. Da un lato gli USA con una nazionalizzazione senza precedenti degli istituti finanziari e assicurativi maggiori e lato Europa con interventi per il rafforzamento del dollaro sui mercati e con piani di salvataggio per gli istituti europei. Ma tutto questo non basta, la particolare fase di sfiducia e incertezza economica ha registrato una forte caduta dei consumi, una caduta delle esportazioni e una ancor piu' forte restrizione del credito generata in primis dalle banche che hanno alzato i tassi per l'accesso al credito. L'economia nel totale e' in fase recessiva, i PIL dei paesi occidentali e' in calo e tutto cio' ha conseguenze anche sulla macchina produttiva dei paesi emergenti come Cina e India mentre l'Africa che ancora non si muove sulle sue gambe risente del prezzo delle materie prime alimentari. Le imponenti azioni monetarie che si stanno mettendo in atto di concerto fra USA e Europa non risolveranno la crisi ma semplicemente attutiranno le conseguenze lasciando che le cose peggiorino. E' necessario che la bolla si sgonfi, che si ritorni alla produzione materiale e reale di beni e su alcuni settori e' necessario che i prezzi ritornino a valori sostenibili o che vengano completamente abbandonati. E parlo del settore immobiliare, di quello automobilistico, di quello delle grandi infrastrutture. C'e' il pericolo che la produzione si concentri ora su quelli che sono i beni materiali fondamentali dei quali il consumatore non puo' fare a meno, come l'acqua e i beni alimentari in generale. Mai come adesso la tecnologia e l'innovazione sono necessari per migliorare la qualita' della vita e dare una svolta epocale nel campo della produzione agricola e in generale nell'ambito dei servizi. Continuiamo a sfruttare le capacita' intellettuali umane pochissimo immobilizzando le persone in lavori ripetitivi, lvori senza la ricerca e l'innovazione, lavori sempre meno qualificati e qualificanti. Rendiamo l'accesso alle professioni e all'informazione sempre piu' difficile e sfruttiamo cosi' le capacita' dell'individuo sempre meno. La scuola e' sempre meno di qualita' e la politica e' sempre meno percepita dal cittadino comune come suo strumento personale per migliorare le cose. In un mondo governato da pochi e in cui regna l'individualismo e l'interesse personale e' evidente che i pochi fortunati si arrocchino nelle loro posizioni di potere mentre il resto si arrangera' a rubare al prossimo il piu' possibile accontentandosi di quello che gli arriva dal sistema. E' necessario stabilire se in ballo c'e' la sopravvivenza della comunita' o del singolo individuo, a quel punto concetti come concorrenza e libero mercato che sempre sono rimasti una utopia non avranno piu' senso di esistere.