Chi sono?
Nasco primogenito in quel di Roma nel 1969 in una via foriera di mirabilanti e inimmaginabili prosperi futuri: via Lorenzo il Magnifico. Ancora attendo l'avverarsi di questa profezia. Per sommo errore una volta giudicato maturo dall'istituzione scolastica scelgo di fare Ingegneria. Questa scelta cambiera' drasticamente il mio destino e le mie inclinazioni mortificando inconsapevolmente ogni mia aspirazione e interesse. Dopo aver pagato a suon di stempiatura e diradamento di capelli la mia scelta vengo fagocitato dalla triste e mediocre realta' del lavoro da cui ancora oggi provo a stento di liberarmi con tutte le mie forze, ma oramai la routine ha fiaccato ogni mia velleita'.
venerdì 4 luglio 2014
Ritorno dal vuoto
lunedì 6 ottobre 2008
Diario politico italiano: pagina 32
domenica 5 ottobre 2008
Il ricatto mondiale: vivere al di sopra delle nostre possibilita'
lunedì 29 settembre 2008
Diario politico italiano, pagina 31
Per il momento non ci fanno sapere nulla ma io sono in attesa della bufera, venti di tempesta si addensano a Nord dell'Italia e minacciano di scendere anche sull'italietta bella. Facciamo brevemente il riassunto della situazione.
La crisi finanziaria in America continua a mietere vittime.
Washington Mutual, fallita e comprata da JP Morgan, la più grande banca finora fallita nella storia americana, dopo che i cittadini si sono messi a ritirare i loro depositi per 17 miliardi, costringendola al fallimento. E' fallita Ameribank della virginia e Wachovia è in stato prefallimentare. Il congresso sta per approvare il piano di istituzione di un fondo di 700 miliardi di dollari. Il piano consente al governo di acquistare gli strumenti "tossici" (toxic papers) anche da fondi pensioni, governi locali e piccole banche che servono clientela di basso e medio reddito. L'obiettivo del governo e' ovviamente quello di rilevare la "carta" al prezzo migliore possibile, ad esempio 20 centesimi sul dollaro, per proteggersi dal rischio che la carta resti "straccia" e per potersi garantire un buon ritorno quando i mercati si saranno ristabilizzati e quando cominceranno a tornare prezzi piu' normali.
Inoltre da oggi inoltre la Fed cambia pelle: potra' pagare un tasso di interesse sui depositi che le lasciano le banche commerciali e dunque influire in modo piu' stabile sugli obiettivi di tassi di interesse.
il piano delle tre R: Reinvestire nei mercati finanziari in crisi per isolare "Main Street" da "Wall Street", per proteggere dunque l'economia reale dalla crisi dell'economia finanziaria; Rimborsare il contribuente americano, attraverso partecipazioni azionarie nelle istituzioni in difficolta' e attraverso i possibili profitti sugli strumenti finanziari, che oggi non hanno mercato, ma che domani potrebbero tornare su valori di normalita'. Riformare Wall Street e le sue brutte abitudini attraverso limiti sugli stipendi per chi approfittera' del piano.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/crisi-piano-tre-r.shtml?uuid=15ff4402-8da1-11dd-98db-4cccbd810836&DocRulesView=Libero
Bradford & Bingley, la più piccola banca di credito ipotecario britannica, con attività per 50 miliardi di sterline (63 miliardi di euro) è stata nazionalizzata. Ridotta ormai al lumicino, con una capitalizzazione crollata del 95% (diventata un junk bond) rispetto a un anno fa e' stata sospesa dal mercato e nazionalizzata. La nazionalizzazione prevede la vendita alla rivale Abbey (che fa parte del gruppo spagnolo Santander) per circa 600 milioni di sterline di tutte le attività retail. Queste comprendono 21 miliardi (25 miliardi di euro) di depositi e circa 200 sportelli con quasi 2.700 dipendenti, di cui 1.400 nel centro elaborazione dati dello Yorkshire. Lo Stato si assumerà da parte sua 42 miliardi di sterline di crediti più o meno dubbi che verranno a maturità in un periodo tra 5 e 8 anni.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/Bradford-and-Bingley-nazionalizzata.shtml?uuid=fd6b197a-8e0e-11dd-aadf-8a371e451c08&DocRulesView=Libero
Il gruppo bancario belga-olandese Fortis sarà parzialmente nazionalizzato. I governi belga, olandese e del Lussemburgo sono intervenuti a sorpresa per immettere liquidità in Fortis iniettano 11 miliardi di euro (le azioni però arretrano del 20% circa). Fortis è dunque la prima banca di Eurolandia sulla quale si interviene per sottrarla dai colpi della crisi dei mercati internazionali.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/fortis-belgio-lussemburgo-pronti.shtml?uuid=265d88b6-8d8f-11dd-98db-4cccbd810836&DocRulesView=Libero
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/borsa-europa-29-settembre.shtml?uuid=6c150be6-8df7-11dd-aadf-8a371e451c08&DocRulesView=Libero
giovedì 18 settembre 2008
Bisogna aiutarli a cadere
- I mercati azionari e dei derivati registrano le piu' alte perdite mai viste e oramai neanche gli interventi delle banche centrali e dello Stato riescono a fermare l'emorragia. La Borsa valuta il valore delle azioni, non le prospettive future di crescita economica, se il Governo imponesse una tassa a tutti i cittadini per sussidiare le imprese quotate, il mercato azionario sicuramente festeggerebbe la decisione con un rialzo, ma non per questo si tratterebbe di una decisione vantaggiosa per il Paese. Il Governo in questo periodo e' sempre pronto a socializzare le perdite (tasche dei contribuenti sono state usate a sostegno del mondo finanziario), con conseguenze politiche ed economiche molto negative. Mail Tesoro non ha le risorse per salvare tutte le banche in crisi. Negli ultimi mesi il costo di assicurarsi contro un'insolvenza del Governo Usa è salita dallo 0,01% allo 0,15%, il doppio di quello che costa assicurarsi contro un'insolvenza del Governo tedesco. Anche il Tesoro americano ha una capacità limitata. L'America rischia di fallire? La risposta e' si.
- Le istituzioni finanziarie che stanno fallendo o che vengono salvate sono tante e tutte insieme, si prospetta all'orizzonte la cosidetta "debt deflation". Tradizionalmente la debt deflation funzionava così. Prima investimenti sfortunati, che producono forti perdite. Per fronteggiare queste perdite, gli operatori più indebitati si trovano a dover liquidare parte delle loro attività. Se a trovarsi in questa situazione sono in molti, però, i prezzi delle attività da loro detenute scendono sotto la pressione dell'offerta (troppa offerta di cespiti e poca domanda). La caduta dei prezzi non fa che aumentare le perdite, riducendo la solvibilità e aumentando la necessità di ulteriori vendite. E la spirale negativa continua.Per fermarla, la Fed ha fatto di tutto per offrire liquidità al sistema bancario. È la medicina giusta per la versione tradizionale della debt deflation. La liquidità evita che le banche siano costrette a vendere per far fronte alle richieste di pagamento, bloccando la spirale sul nascere. Ma offerta di denaro significa creazione di moneta e cioe' svalutazione del denaro, che in un clima di sfiducia generale produce un effetto psicologico micidiale. L'America rischia di fallire? La risposta e' si.
- Prima che l'uragano finanziario le travolga fioccano le fusioni tra le societa'. Hbos e Lloyds Tsb, rispettivamente la quarta e la quinta banca britannica, sono in avanzate trattative in vista di una fusione che potrebbe dare vita a un megaistituto di credito con mille miliardi di sterline (1.250 miliardi di euro) di attività. Ricordo che a capo di Hbos c'e' Halifax, il maggiore erogatore di mutui del Paese con una quota di mercato del 20%. L'Inghilterra rischia grosso? La risposta e' si.
- Credit crunch. Le banche, le assicurazioni e le altre istituzioni finanziarie private sono a caccia di liquidita', e cosi' si sprecano i tassi di interesse vantaggiosi sui conti correnti e si fanno piu' restrittive le condizioni per il credito a cominciare dal rialzo dei tassi sui mutui che si avvicinano al 6%.
- Il rischio e' diventato troppo rischioso. Fioccano le vendite sui mercati dell'equity mentre gli acquisti degli investitori si spostano, in fuga dal rischio, sui Treasuries (bond di stato), spingendo i rendimenti dei titoli a brevissima scadenza verzo lo zero. Insistere ancora sul petrolio non conviene piu' vista la situazione deteriorata dell'economia reale che ha come conseguenza un reale calo della domanda. Quindi Buoni del tesoro e oro sono la nuova prospettiva speculativa. L'avvio negativo di Wall Street e gli scivoloni accusati dalle banche d'affari e in primis da Morgan Stanley e Goldman Sachs (le prossime vittime), a dispetto dei conti trimestrali superiori alle attese, hanno fatto scatenare gli ordini in vendita, che si sono ingrossati sui titoli finanziari, dopo la notizia che il Dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato un nuovo piano speciale di finanziamento per raccogliere fondi da mettere a disposizione della Fed per i suoi interventi. Si aggrava, in particolare, la situazione delle due banche d' affari statunitensi sopravvissute alla crisi dei mercati finanziari, cioè Goldman Sachs e Morgan Stanley. La prima ha perso il 14% mentre Morgan Stanley ha lasciato sul terreno addirittura il 24 per cento. Ci dobbiamo aspettare notizie allarmanti dal settore banche commerciali? Credo di si.
- Dal lato dell'economia reale, il fronte macro, sono arrivate notizie poco confortanti: le partite correnti in America del secondo trimestre hanno accusato un rosso di 183,1 miliardi, in netta crescita rispetto al primo trimestre. L'avvio di nuovi cantieri, in aggiunta, è scivolato del 6,2% ad agosto rispetto a luglio. Invece in Europa la crescita prevista e' di poco sopra il livello zero tranne in Italia dove tocchera' lo zero se non andra' in negativo.
- La politica monetaria sconsiderata. La Bce ha reso noto che saranno adottate misure per alleviare la pressione sui finanziamenti a breve termine in dollari. Le misure saranno incoordinamento con Banca del Canada, Banca di Inghilterra, Federal Reserve, Banca del Giappone e Banca Nazionale Svizzera. "Le banche centrali intendono migliorare le condizioni di liquidità del mercato, lavorano in stretto coordinamento e prenderanno le misura appropriate alla situazione", spiega la nota.La Bce ha offerto 40 miliardi di dollari, la Fed ha autorizzato un importo di 180 miliardi, la Boe ha reso noto che offrirà inizialmente 40 miliardi, la Banca nazionale elvetica ha alzato l'importo a27 miliardi e la BoJ fino a 60 miliardi. E' possibile che il dollaro crolli? Gia' e' tanto che non sia considerato carta straccia come dovrebbe essere nella realta'.
martedì 16 settembre 2008
Mercato americano: considerazioni di uno stupido
martedì 9 settembre 2008
Nuovi venti di crisi all'orizzonte
venerdì 15 agosto 2008
Agosto caldo
martedì 12 agosto 2008
Intermezzo internazionale: economia pronta ad esplodere
sabato 12 aprile 2008
Bollettino economico 1
- Materie Prime: il petrolio arriva a quota 112 dollari al barile. Circolano dati "inaspettatamente" bassi sulle scorte di energia degli Stati Uniti, e le contrattazioni a New York dei futures sul greggio con scadenza a maggio vengono scambiati a quota 112,06 al barile, in netto rialzo. Il record stabilito in marzo era stato di 111,80 dollari al barile, e anche il Brent aggiorna il proprio record superando la quota di 109 dollari al barile. Il prezzo dei cereali e' cresciuto del 56% e a lanciare l'allarme e' la FAO che ha timore per i paesi poveri che si sfamano con i cereali. Alcuni dei principali Paesi produttori (India, Cina, Vietnam, Egitto) hanno ridotto le esportazioni per combattere l'inflazione alimentare in patria. In questo modo però hanno provocato timori di scarsità di cibo nei Paesi importatori (soprattutto in Africa). La Fao esorta dunque i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali a incrementare gli aiuti in dollari. L'aumento dei prezzi è dovuto alla domanda sempre crescente e al progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007 il prezzo del riso ha registrato l'aumento maggiore. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio rispetto all'anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo. La Fao denuncia scontri in diversi Paesi, come Egitto, Camerun, Costa d'Avorio, Senegal, a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell'olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base, nonostante le misure di controllo dei prezzi prese dai governo locali. In Pakistan e in Thailandia si è dovuto ricorrere all'esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini. Per fronteggiare i disordini i governi locali stanno mettendo in atto una serie di misure sull'export e i dazi all'import, oltre che a incentivare la produzione interna di cereali. Il riso è l'alimento principale per tre miliardi di persone. L'inflazione dei prezzi alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta il 60-80% del totale mentre nei paesi industrializzati la spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore. Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale nel 2008 è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. Se l'aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà - si legge nel rapporto - potrebbe attenuarsi l'attuale situazione di scarsità dell'offerta cerealicola mondiale ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche. È necessario mettere in atto un enorme piano di trasferimento di sementi, fertilizzanti e mezzi di produzione nei Paesi in via di sviluppo perche' non è più possibile contare sulle scorte mondiali di cereali che sono al livello minimo dal 1980 e sono diminuite del 5% rispetto all'anno scorso». La questione dell'impennata dei prezzi delle materie prime agricole e' un tema che ha un impatto sulla pace, sulla sicurezza e sui diritti umani». Intanto pessime condizioni metereologiche in alcuni Paesi del mondo (troppe precipitazioni in alcuni paesi e siccità in altri come l'Australia), l'aumento enorme della domanda a causa di Cina e India e l'uso dei cereali per il bioetanolo (un tipo di carburante) negli Usa non fanno che incrementare il prezzo sul mercato. Non da ultimo la riduzione della terra coltivabile e dell'acqua per l'irrigazione a causa dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione, la domanda in crescita di carne e formaggio da parte delle classi medie urbane (che porta alla riduzione delle coltivazioni di riso), i danni ai raccolti provocati da inondazioni in Indonesia e Bangladesh e dal gelo in Cina e Vietnam, portano a una evidente carenza di prodotto. «Stiamo consumando più di quello che stiamo producendo» ha detto alla Bbc l'economista agricolo dell'Irri Sushil Pandey -. Serve più ricerca per aumentare la produttività del riso». L'istituto indica una serie di campi di intervento: migliore gestione dei raccolti, strutture più efficienti per la lavorazione dei prodotti, varietà di riso a più alta redditività, migliore formazione degli agronomi. Nel settore Energia l'Enel e la egiziana Egas hanno siglato un accordo che permetterà al gruppo italiano di entrare nella Upstream (processo di esplorazione e di produzione) del gas egiziano e di trasportare metano in Italia. L'intesa prevede lo sviluppo di attività congiunte nella filiera e nella vendita di gas liquefatto e naturale e nel parco di generazione elettrica egiziano a cui l'Enel darà un contributo per migliorare l'efficienza. L'accordo, in parte ancora oggetto di negoziazione, potrebbe portare a una fornitura di due miliardi di metri cubi di gas, un quantitativo di combustibile che ha un valore a prezzo industriale vicino ai 500 milioni di euro ed è in grado di soddisfare circa il 3 per cento del fabbisogno italiano annuo di gas naturale. «L'accordo con Egas pone le fondamenta per un'alleanza strategica nel lungo termine che permetterà ad Enel di entrare nel mercato di uno dei maggiori paesi produttori di gas ed è funzionale alla strategia di diversificazione delle fonti di energia e di creazione di un gruppo integrato verticalmente, dalla produzione alla vendita ai clienti finali» ha spiegato Conti. Sara' forse per questo motivo che in italia i politici parlano cosi' tanto spesso di "rigassificatori" e di piattaforme logistico-trategiche, in barba al libero mercato e all'intervento dello stato. Faremmo bene a dire direttamente che l'Enel e' un'articolazione dello stato che partecipa attivamente alle politiche strategiche per l'approvvigionamento strategico, l'unica cosa che bisogna stabilire e' chi tra l'Enel e lo Stato ha la posizione di privilegio.
- Finanze: Torna a salire il debito pubblico italiano in valore assoluto: a gennaio era a quota 1.621 miliardi di euro rispetto ai 1.596 di dicembre 2007. Lo comunica la Banca d'Italia. Di contro pero' c'e' una crescita a due cifre per le entrate di cassa nel primo bimestre del 2008: a gennaio-febbraio sono state pari a 59.173 milioni di euro, il 10,5% in più rispetto al corrispondente periodo del 2007. Sul fronte europeo ci sono ancora forti pressioni al rialzo dell'inflazione, ma la stabilità dei prezzi resta il primo obiettivo della Bce che mantiene invariati i tassi (e l'euro registra nuovi record sul dollaro). Secondo Trichet l'attuale politica monetaria della Bce contribuisce alla stabilità dei prezzi mentre le tensioni sui mercati potrebbero durare più del previsto. Intanto la cosi' detta tensione sul mercato provochera' secondo le stime una perdita per 945 miliardi di dollari (stima del FMI riportata nel suo Financial Stability Report). La caduta dei prezzi immobiliari negli Usa e l'ammontare dei mutui non pagati potrebbe portare a perdite globali per 565 miliardi di dollari, con un deterioramento dei crediti di prima qualità a cui si aggiungono anche altre categorie di prestiti e titoli emessi dagli Stati Uniti, e legati al real estate commercialele che porteranno le perdite a quota 945 miliardi di dollari. Nonostante gli interventi senza precedenti delle maggiori banche centrali i mercati finanziari continuano ad esser messi a dura prova, una situazione questa aggravata da un contesto macroeconomico più preoccupante e da istituzioni poco capitalizzate. Il Fmi suggerisce comunque che le autorità dovrebbero evitare una corsa alla regolamentazione che potrebbe solo esacerbare gli effetti dell' attuale crisi. In ogni caso a questo punto e' assolutamente necessario ristabilire la fiducia nelle istituzioni finanziarie riducendo la durata e la severità della crisi. Servono azioni focalizzate sul ridurre l'incertezza e rafforzare la fiducia per evitare una ondata di inflazione e riduzione della produzione globale. A tal proposito il tasso d'inflazione di Eurolandia si manterrà «significativamente» al di sopra della soglia del 2% nei prossimi mesi, anche perche' l'economia sta attraversando una fase di protratta elevata inflazione legata ai rincari di petrolio e beni alimentari.
- Economia: Italia maglia nera tra i maggiori paesi industrializzati per la produttività: è quanto emerge dalle statistiche diffuse dall'Ocse nel 'factbook 2008' (Ref. [2]). La penisola risulta all'ultimo posto per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorata) che è stata praticamente nulla («inferiore allo 0,5%») nel periodo 2001-2006. La situazione mostra miglioramenti nel 2006 (+1%) rispetto agli anni precedenti (dal -1,2% del 2002 al +0,4% del 2005), ma l'Italia resta ben al di sotto della media Ocse (+1,4%) e dell'Europa a 15 (+1,7%), per non parlare del 5,2% segnato dalla Repubblica Slovacca e del +3,4% di Corea e Ungheria. Prendendo in considerazione la cosiddetta 'produttività multifattoriale' (che include fattori quali l'innovazione tecnologica e organizzativa), l'Italia accusa addirittura una flessione media dello 0,5% nel 2001-2006, confermandosi fanalino di coda. L'Italia è ultima anche per crescita (molto vicina allo zero) del Pil pro capite nel 2001-2006. Il declino emerge anche se si considerano le differenze di produttività e reddito rispetto agli Usa: il Pil per ora lavorata nel 1995 era pari a 91 (contro 100 degli Usa), nel 2006 era sceso al 76. il peggioramento del trend della produttività nel 2000-2005 è riscontrabile sia nel settore manifatturiero, dove il valore aggiunto per lavoratore è diminuito di poco meno del 2%, sia nei servizi dove la flessione è dell'1% circa. Qualcuno dice che «la produttività non è tutto, ma a lungo andare è quasi tutto. La capacità di un paese di migliorare il suo standard di vita nel tempo dipende quasi interamente dalla sua capacità di aumentare la produzione per lavoratore». Il FMI (World Economic Outlook) stima un'economia ferma e un PIL intorno allo 0.3% per l'Italia mentre prevede un rischio di recessione a livello globale. Il World Economic Outlook del Fmi segnala pero' buone notizie sul fronte dei conti pubblici: il rapporto deficit-pil si attesterà al 2,5% sia nel 2008 che nel 2009 in linea con le stime del governo e ben al di sotto del 3 per cento. Il rapporto tra debito e Pil dovrebbe ridursi ulteriormente quest'anno, attestandosi al 103,6%, per poi ritornare al 104%, ma a politiche invariate, nel 2009. Le cose non vanno bene neppure in Europa. Il Fondo prevede "una stretta al credito più forte del previsto", un ulteriore apprezzamento dell'euro, una recessione negli Stati Uniti più dura di quanto stimato (a causa della crisi finanziaria), un nuovo surriscaldamento del prezzo del petrolio. E "fonte di forte preoccupazione" resta l'andamento dell'inflazione che tuttavia, afferma il Fondo, dovrebbe rallentare nel corso del 2009, scendendo all'1,9% dal 2,8% del 2008 come riflesso del rallentamento della crescita. Per la cronaca il Rapporto FMI definisce la crisi innescata dai mutui subprime "il peggiore shock finanziario dai tempi della Grande depressione" e il contagio, "si è diffuso velocemente e in modo imprevedibile, infliggendo danni estesi a mercati e istituzioni al cuore del sistema finanziario. Da tutto ciò deriva un secco taglio alle prospettive di crescita mondiale. Il Pil globale, stima l'Fmi, aumenterà del 3,7% quest'anno e del 3,8% il prossimo, rispettivamente lo 0,7% e lo 0,8% in meno rispetto a quanto previsto nel gennaio scorso. Ma i tecnici di Washington avvertono che esiste "una possibilità del 25% che la crescita globale scenda al 3% o meno nel 2008 e nel 2009, il che equivarrebbe a una recessione mondiale". A fare da locomotiva saranno le economie emergenti, finora quasi immuni dalla crisi. Nel complesso, il pil dei paesi in via di sviluppo salirà del 6,7% quest'anno e del 6,6% il prossimo. La Cina rallenterà rispetto alle vecchie stime mentre l'India registrerà un leggero incremento del pil tra il 7 e l8 per cento. Bene la Russia(+6,8% e +6,3) e il Brasile (+4,8% e +3,7%). Il Fondo promuove la politica della Federal reserve e ammette la difficoltà delle "sfide" cui governi e autorità monetarie sono chiamati a rispondere, stretti tra lo stop della crescita e il surriscaldamento dell'inflazione.
- Mercato : L'indice Michigan di fiducia dei consumatori e' al minimo da 26 anni e gli utili del colosso General Electric quest'anno ha nnunciato un calo a sorpresa degli utili e riportato risultati inferiori alle attese. Sono stati soprattutto questi i dati che hanno spinto tuti i mercati in territorio negativo, Mibtel a -0,9%, con Alitalia a +12,5 e Stm a -3,98, le Borse europee chiudono le contrattazioni in deciso ribasso, dopo esser scivolate in rosso a metà seduta ed aver ampliato le perdite nel prosieguo del pomeriggio in scia a Wall Stret. Sui mercati aleggia il timore recessione con impatti che potrebbe avere sui bilanci delle aziende. Inoltre, sono arrivate oggi indicazioni molto deludenti dal fronte congiunturale, con una crescita dei prezzi all'import del 2% superiore alle attese del 2,2% ed un indice della fiducia del Michigan (calcolato dall'universita' del Michigan) scivolato a 63,2 punti dai 69 precedenti, contro un consensus di 69 punti che ha provocato una nuova ondata di vendite su tutti i listini europei e piazza Affari non ha fatto eccezione, con l'indice Mibtel a -0,9% e scambi per oltre 5 miliardi di controvalore. calo anche i titoli del lusso, penalizzati da un dollaro sempre più debole: Luxottica cede il 3,54%, Bulgari l'1,72%, Geox il 3,2%. Sul versante mercato immobiliare la crisi colpisce in modo pesante Stati Uniti e Spagna, mentre in Italia le quotazioni rallentano ma salgono ancora, ma si riducono le compravendite e aumentano i tempi per concludere gli affari. Negli USA i prezzi delle case scendono del 10% all'anno. In Spagna le compravendite crollano di circa il 30%. In Italia i listini segnalano un contenuto rallentamento della crescita delle quotazioni immobiliari - dal +6% del 2006 al +5% del 2007 - ma le compravendite scendono del 10% e i tempi medi di vendita di un immobile salgono intorno ai 5 mesi. L'Italia rimane il paese con la più bassa esposizione sui mutui rispetto al PIL. Su ogni 100 euro di prodotto, in Italia ci sono solo 17,3 euro di mutui contro 59,2 euro in Spagna e 39,9 euro in Germania. Il Belpaese non è, però, un luogo dove i giovani diventano facilmente proprietari di immobili. Solo il 50% dei capifamiglia con età fino a 30 anni è proprietario dell'abitazione di residenza contro almeno il 75% degli ultra-cinquantenni. Inoltre dopo un lungo periodo in cui era rimasta al di sotto della crescita delle retribuzioni, l'inflazione torna a crescere al di sopra dei salari. Nel primo bimestre del 2008 l'incremento annuo dei prezzi al consumo è stato di circa mezzo punto superiore alla crescita delle retribuzioni orarie contrattuali (+2,5%). Accelerano anche i prezzi industriali (+5,7% a/a a febbraio). Questo andamento inflattivo incidera' ancora di piu' sui prezzi delle case in Italia.
Riferimenti:
[1]http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_11/fao_produzione_cereali_1991d6d6-07d0-11dd-b1ed-00144f486ba6.shtml [2]http://oberon.sourceoecd.org/vl=5660214/cl=15/nw=1/rpsv/factbook/ [3]http://it.wikipedia.org/wiki/Cereali
Banche mondiali in cerca di credibilita' per la moneta
Ci vuole piu' vigilanza e piu' trasparenza. Queste sono le indicazioni che vengono dal Finacial Stability Forum, presieduto da Mario Draghi, e che sono state discusse al G7 dai ministri dell'Economiae delle Finaze dei sette paesi piu' industrializzati del mondo. La crisi dei mutui sub-prime hamesso seriamente sotto stress il sistema finanziario mondiale e questo sta compromettendo anche lo sviluppo economico mondiale. La cura proposta e' severa e viene proposta con due tappe di verifica intermedia, a Giugno e l'altra a Settembre. Fondamentalmente le proposte ruotano intorno all'implementazione delle regoledi Basilea 2 con il rafforzamento del trattamento prudenziale per gli strumenti di credito strutturato e le attivita' detenute fuori bilancio con un aumento dei requisiti patrimoniali. Tutto questo per cercare di diminuire l'ampiezza delle carenze e dei fallimenti nella gestione del rischio presso le imprese. E quindi le raccomandazioni su rafforzamento della vigilanza prudenziale sul patrimonio, sulla liquidità e sulla gestione del rischio, sul potenziamento della trasparenza e della valutazione, sulle modifiche nel ruolo e nell' utilizzo dei rating, sul rafforzamento della risposta ai rischi da parte delle autorità, sui meccanismi robusti per gestire le tensioni nel sistema. Il rapporto non affronta il tema dell'intervento pubblico nel salvataggio delle banche in difficoltà e in merito alle regole del mark to market, relative alla valutazione dei titoli sulla base delle indicazioni di mercato. E' prevista inoltre la costituzione di «un piccolo gruppo» fra le banche centrali e le autorità di vigilanza coinvolte che dovrà riunirsi per la prima volta entro il 2008. Le autorità dovranno concordare un insieme di principi internazionali a cui dovranno uniformarsi gli schemi nazionali di assicurazione dei depositi. E dovranno anche «condividere le esperienze internazionali e le lezioni relative alla gestione delle crisi». Queste esperienze «dovranno essere usate come base per definire good practices ampiamente rilevanti sul piano internazionale ». Un quadro agghiacciante e patetico. Un disperato tentativo di ridare valore all'unica cosa che le Banche possiedono, cioe' i pezzi di carta chiamati moneta. Per consolidare il loro potere e per continuare ad essere lo strumento, tramite la moneta, di tutta l'economia mondiale ecco che le Banche corrono ai ripari tentando di far rientrare la piu' grossa bolla speculativa, mutui sub-prime, che ha fatto svalutare il denaro e con lui le attivita' produttive direttamente o indirettamente legate. Ecco quindi che si prepara la stretta creditizia a tappe fissate (Giugno e Settembre), mentra la Banca Europea con l'unica moneta che per il momento fisiologicamente rimane immune alla svalutazione mantiene saggiamente fermi i tassi di interesse di riferimento per evitare di essere travolta dall'ondata di svalutazione. Chi ha soldi in banca presto avra' un capitale rivalutato, chi ha mutui o debiti presto li vedra' raddoppiati. Si amplia il distacco tra quello che e' il valore finanziario della moneta e il suo valore economico e quando il valore finanziario tocca le vette piu' alte dell'immaginazione allora e' necessario correre ai ripari per restringere il piu' possibile questa forbice, il rischio dell'insuccesso di questa impresa significa inflazione globale alle stelle.
Riferimenti:
[1] http://www.corriere.it/economia/08_aprile_12/piano_draghi_c890ab8e-0858-11dd-883b-00144f486ba6.shtml
mercoledì 9 aprile 2008
Periodo di crisi, periodo di speculazione: Petrolio
Mi sta sorgendo un dubbio atroce. Ieri ricorreva l'anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, 9 Aprile 2003, e per curiosita' mi sono andato a vedere la curva storica del prezzo del petrolio che ho preso da Ref. [1]. E' facile notare come il prezzo del petrolio sia letteralmente schizzato intorno a pochi mesi prima e pochi mesi dopo l'Aprile del 2003. Per nostra sfortuna o fortuna non ci troviamo ancora nel cosidetto picco di Hubbert, guarda Ref.[2], ma semplicemente in un periodo di speculazione intensivo che dura oramai da 5 anni. Siamo in attesa che si incomincino a spartire le quote di concessione in Iraq per ritornare a vedere il prezzo del petrolio abbassarsi. Si puo' dire quindi che siamo in crisi economica mondiale dal 2003 e la guerra e' stata il "rimedio". Come si riflette tutto questo in Italia? Per l'FMI l'italia quest'anno non crescera' piu' dello 0,3%, inoltre la crisi dei mutui subprime colpira' il credito e l'inflazione aumentera' progressivamente. Poi ci sono i problemi interni dovuti in prima battuta al debito pubblico che e' tornato a salire, secondo una stima, arrivando a 1621,88 miliardi di euro (1,95 in piu' rispetto a un anno fa) da bollettino statistico della Banca d'Italia. Le entrate tributarie sono aumentate del 10,6% ma non c'e' fiducia ne' entusiasmo nel mondo produttivo e del lavoro, la produttivita' si e' abbassata, i redditi si sono abbassati e gli italiani preferiscono avere meno soldi ma piu' tempo libero da dedicare ai viaggi e alla lettura. Intanto, guarda caso, il prezzo della benzina e' aumentato ancora e a clamierarlo c'e' solo il piccolissimo sconto sulle accise e il costo dell'euro in rapporto col dollaro. (Qualcuno dice che gli stock di riserve petrolifere Americane sono diminuite di altri 3,2 milioni di barili e quindi ci sarebbe una maggiore richiesta di domanda di petrolio sul mercato). martedì 8 aprile 2008
Il termine corretto e' Stagflazione
La crisi dei mutui sub-prime secondo l'ultima stima dell'FMI comportera' perdite che si aggirano intorno ai mille miliardi di dollari e questo provochera' un ridimensionamento dei mercati finanziari e forse delle strette creditizie che andranno a colpire in prima battuta la produzione e poi i consumi. Da questo punto di vista solo l'America sta in contro tendenza con la Banca Centrale che sta abbassando i tassi di riferimento nel vano tentativo di arginare una stretta creditizia di ridare fiato alla crescita e alla produzione. Inoltre per quanto riguarda l'Italia nello specifico da un recente rapporto OCSE risulta che abbiamo il livello di produttivita' pro-capite da lavoro piu' basso tra i paesi industrializzati. Infatti i tassi di occupazione femminili sono al 46%, la crescita demografica e' dello 0,8%, mentre la crescita della popolazione anziana (over 65 anni) e' massiccia e stimata a circa il 20% della popolazione totale. Inoltre aumenta il numero di persone inattive, per esempio il 10% dei ragazzi tra 15 e 19 anni non va a scuola e neanche lavora, e chiaramente su tutto il territorio ci sono delle evidenti disparita' tra aree geografiche in materia di occupazione. In base a questi dati e' facile quindi sostenere che stiamo entrando in una fase di stagflazione in cui la produzione di beni e servizi scende e i prezzi e quindi l'inflazione sale. Unico settore dove le cose sembrano andare in controtendenza e' quello delle costruzioni che cresce a livelli pari al doppio di quelli del PIL, crescono infatti gli investimenti nel settore del 26% ed e' il settore che fa da traino all'occupazione, insieme al terziario, mentre perdono l'industria e sopratutto l'agricoltura. Questa e' un'ottima notizia perche' almeno chi ha risparmiato un po' di soldini molto probabilmente potra' comprarsi la casa dei suoi sogni concordando un prezzo adeguato (mi aspetto che i prezzi delle case diminuiranno).
lunedì 7 aprile 2008
Vento di recessione, copritevi bene
sabato 29 marzo 2008
Avviso a chiunque mi legga: tenetevi stretti i vostri soldi!!!
sabato 22 marzo 2008
Dollaro, petrolio ed economia USA
sabato 2 febbraio 2008
Analisi Petrolio: secondo tempo
Sono state delle prove tecniche di trasmissione che hanno dato i loro primi positivi risultati, infatti oggi vediamo pubblicati i risultati da record di Exxon Mobil. Chi e' Exxon? La statunitense Exxon Mobil Corporation è la prima impresa mondiale dell'energia per capitalizzazione di Borsa, un gigante attivo nell'esplorazione, estrazione, trasporto, raffinazione e vendita di petrolio, gas naturale e derivati, nella petrolchimica e nella chimica fine. Nell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2002 i ricavi di Exxon Mobil sono calati del 4% a 204,51 miliardi di dollari, mentre l'utile netto prima delle componenti straordinarie è calato del 25% a 11,46 miliardi di dollari a causa della contrazione dei margini di vendita e di raffinazione del petrolio e del rallentamento delle attività nel settore del metano. Il titolo XOM è quotato al Nyse: nell'ultimo anno il range è stato tra un minimo di 29,75 dollari e un massimo di 44,579, con una capitalizzazione di circa 230,3 miliardi di dollari.
Inoltre in Italia Eni cresce più degli altri ed è passata da 1 milione di barili al giorno nel 2000 a quasi 2 milioni nel 2008. A queste dichiarazioni dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, l'azione del colosso oil ha accelerato al rialzo in Borsa e ora guadagna l'1,34% a quota 21,88 euro, complice un prezzo del petrolio in rialzo (sopra 92 dollari in pre apertura a New York) dopo che l'Opec oggi ha deciso di lasciare la produzione quotidiana invariata ai livelli attuali e di aspettare il prossimo meeting del 5 marzo per riprendere in esame la questione.
L'intero settore oil europeo sale allo Stoxx dello 0,99% sulla scia anche dei profitti record di Exxon. Il colosso del petrolio ha guadagnato 11,66 miliardi di dollari nel quarto trimestre, il 14% in più di un anno fa. Le vendite sono aumentate del 29,5% a 116,64 miliardi.
Analisi Macroeconomica:
L'Opec in sostanza da deciso di prendere tempo: la speranza è che per allora siano divenuti più chiari i contorni del quadro macroeconomico mondiale. La drastica manovra di riduzione del costo del denaro portata avanti dalla Fed rischia di indebolire ulteriormente il dollaro che è la divisa di riferimento del greggio.
Se il dollaro dovesse scendere ancora risentendo dei recenti tagli dei tassi di interesse, il costo del petrolio espresso in dollari potrebbe tornare a salire nuovamente riagguantando la soglia dei 100 dollari il barile. E l'Opec teme che un barile a questi prezzi in un contesto macroeconomico recessivo possa avere un pesante effetto sulla propensione ai consumi degli occidentali e in particolare degli americani.
Proprio per questo motivo, alcuni esperti ritengono che l'Opec inizierà nel corso dei prossimi mesi a ridurre in silenzio la produzione quotidiana. Ora infatti il prezzo del petrolio limita le perdite sul listino Nymex dove il Wti fa segnare prezzi in calo rispetto ai fixing precedenti grazie al taglio dei tassi di interesse americani da parte della Fed. C'e' da sottolineare anche il fatto che l'Opec ha stimato che la domanda di petrolio nel 2008 crescerà di 1,3 milioni di barili al giorno rispetto al 2007 a una media giornaliera di 87,1 milioni di barili. La stima, contenuta nel rapporto mensile dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di greggio, è invariata rispetto all'ultima valutazione. Saranno soprattutto i Paesi non Ocse a contribuire all'aumento della domanda rispetto al 2007, con un incremento di 1,1 milioni di barili al giorno (80% della crescita totale). Per i Paesi Ocse, invece, il rialzo della domanda sarà soprattutto legato al Nord America (+0,3 milioni di barili al giorno), quando per la Cina è previsto un aumento della richiesta di 0,4 milioni di barili al giorno a una media di 7,98 milioni. Proprio la Cina ultimamente sta attraversando la peggiore crisi energetica della sua storia. Si da la colpa al freddo e alla neve, ma mancano all'appello ben 70 Gigawatt, pari all'intera produzione della Gran Bretagna. Si parla di decine di milioni di persone senza elettricità, di centinaia di migliaia bloccate alle stazioni ferroviarie (in Cina i numeri sono sempre enormi), e di chiusura di miniere di carbone per motivi di sicurezza... finalmente se ne sono accorti, chissà. Anche la siccità ci sta mettendo lo zampino, diminuendo la produzione idroelettrica per mancanza d'acqua. Sono stati chiuse parecchie centrali a carbone, sarà forse una prova generale visto che incredibilmente la Cina diventerà importatore di carbone entro un anno. Non a caso, il governo ha imposto una moratoria sulle esportazioni di carbone. Ma la Cina non è l'unica a stare al buio: ancora più incredibile è la situazione sudafricana. La richiesta di elettricità è talmente aumentata nell'ultimo anno, che semplicemente... non basta. Anche qui, tra governo e compagnie estrattive comincia anche il solito braccio di ferro: se le compagnie continueranno a vendere il carbone all'estero, il governo continuerà a chiudere loro i rubinetti delle forniture elettriche. Siamo al razionamento, le miniere d'oro hanno deciso di chiudere i battenti, e la stessa cosa succede in Zimbabwe dove a causa della crisi energetica la produzione aurifera cala di quasi il 40%. Chissà cosa succederà, con l'oro che già più volte ha sfiorato i 1000 dollari l'oncia...
Alcuni analisti sostengono che in questo 2008 il prezzo del petrolio si abbassera', lo credo probabile anche io perche' la situazione economica potrebbe registrare un calo generale con tendenze recessive e l'inflazione tende a salire, e inoltre perche' questa prima speculazione sul prezzo ha gia' portato buoni profitti nelle tasche di chi in questo momento doveva guadagnare (vedi Exxon) per affrontare eventuali pesanti investimenti in grado di affrontare le sfide energetiche del futuro e quale posto migliore dove recuperare soldi se non sul mercato.
Prospettive:
Intanto sul fronte "fonti di approvvigionamento" gli occhi stanno puntando sull'Antartide e la strategia globale per l'energia e' una penosa litania recitata da tutti i governi occidentali di comune accordo:
investiremo in più impianti di carbone a basse emissioni, rivoluzionarie tecnologie per energia solare ed eolica, energia nucleare pulita e sicura. La situazione e' chiara, se vogliono continuare a trivellare tutto il sottosuolo terrestre e marino del mondo possono farlo e hanno modo di trovare i finanziamenti speculando sul prezzo e hanno la possibilita' anche di trovare parecchio petrolio ancora. Il problema vero e' se vogliamo che la cosa continui perche' la richiesta di petrolio aumentera' sempre di piu' e le risorse della terra verranno sempre di piu' depauperate a ritmi crescenti con l'aggravante di generare solo una quantita' di materiale di scarto (e cioe' i rifiuti di ogni genere) che sta invadendo ogni spazio vivibile del pianeta.
Riferimenti:
1) http://petrolio.blogosfere.it/
venerdì 1 febbraio 2008
Asimmetrie informative: caso di studio il Petrolio
VLCC( Very Large Crude Carrier) petroliere con capacità di carico superiore alle 200.000 tonnellate; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare piu' di 1,5 milioni di barili.
SUEZMAX - petroliere tra le 125.000 e le 200.000 tonnellate di capacità che possono transitare nel Canale di Suez;
AFRAMAX (American Freigh Rate Assessment) petroliere con capacità compresa tra le 125.000 e le 80.000 tonnellate; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare minimo 600 000 barili.
PANAMAX Navi dalla capacità di trasporto compresa tra le 50.000 e le 79.000 tonnellate e che hanno una larghezza massima di 32,2 metri e quindi in grado di transitare nel Canale di Panama; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare minimo 300 000 barili.