Chi sono?

Nasco primogenito in quel di Roma nel 1969 in una via foriera di mirabilanti e inimmaginabili prosperi futuri: via Lorenzo il Magnifico. Ancora attendo l'avverarsi di questa profezia. Per sommo errore una volta giudicato maturo dall'istituzione scolastica scelgo di fare Ingegneria. Questa scelta cambiera' drasticamente il mio destino e le mie inclinazioni mortificando inconsapevolmente ogni mia aspirazione e interesse. Dopo aver pagato a suon di stempiatura e diradamento di capelli la mia scelta vengo fagocitato dalla triste e mediocre realta' del lavoro da cui ancora oggi provo a stento di liberarmi con tutte le mie forze, ma oramai la routine ha fiaccato ogni mia velleita'.

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venerdì 4 luglio 2014

Ritorno dal vuoto

Dopo il 2009 tante cose sono successe, come previsto il fenomeno M5S ha avuto la sua esplosione e io ne faccio parte chiaramente, mentre ora sta cercando di assestarsi nel panorama politico smussando un po' gli angoli. L'azione di forza della moneta americana sull'euro scatenata dal famoso Spread ha avuto i suoi frutti deprimendo ancora di piu' l'economia europea e facendo schizzare in alto il tasso di disoccupazione, mentre la BCE continua ad abbassare i tassi di interesse facilitando la copertura finanziaria dei buchi di bilancio dovuto ad investimenti ad alto rischio dei vari istituti bancari e la ricaduta sull'economia reale e' un tasso di inflazione bassissimo che sfiora la stagflazione e una barriera per l'accesso al credito insormontabile. Prevedere un'inversione di tendenza e' cosa ardua anche perche' si guardano piu' i pareggi di bilancio che gli investimenti. Sinceramente ho come la sensazione che durante questa estate ci sara' una brutta sorpresa che ci cogliera' in pieno a Settembre, tenetevi stretti i portafogli.

lunedì 6 ottobre 2008

Diario politico italiano: pagina 32

L'ombra della crisi del '29.
Diciamolo con tutta franchezza la paura che la crisi tocchi anche l'Italia e' concreta e gia' si ravvisano i primi scossoni. Ma cosa del contagio della crisi finanziaria mondiale fa piu' paura? Sappiamo che il nostro sistema bancario e' giudicato solido e non ha ancora dato segni di cedimento evidenti come e' gia' successo in Svizzera o in Belgio/Olanda, il nostro paese puo' ancora contare su un nutrito numero di risparmiatori che non sono stati ancora falcidiati dall'inflazione e dal lavoro precario. Quindi i soldi ci sono, e sono depositati nelle banche e allora di cosa si ha paura. Perche' il presidente del Consiglio, quello dell'Economia, il governatore della Banca d'Italia e l'amministratore delegato di Unicredit si stanno dando tanto da fare di concerto con i maggiori organi di informazione per rasserenare gli animi, di cosa hanno veramente paura? La risposta e' banale per quanto e' semplice. Hanno paura dell'effetto psicologico della crisi e delle conseguenti reazioni emotive dettate dalla follia, euforia in caso di crescita e follia in caso di crisi. Qualunque istituto bancario, anche il piu' sano, ha un'unica paura, spauracchio ancestrale, che non puo' fronteggiare in alcun modo e che non dipende dal suo operato, e cioe' la corsa agli sportelli. Come e' successo gia' in Inghilterra per la Northern Rock c'e' il timore che i correntisti si ammassino agli sportelli per ritirare tutti i loro soldi dai conti correnti. Ad una richiesta improvvisa e di ampio volume nessun istituto di credito puo' far fronte e il fallimento e' una conseguenza inevitabile. Senza contare poi l'effetto a catena che si genera per cui non ci sarebbe un fallimento ma molti a distanza ravvicinata causando cosi' l'implosione dell'intero sistema paese. Loro lo sanno bene e stanno cercando i tutti i modi di porre un freno a questa possibile ondata di isteria. Se non riescono in questa impresa sara' il crack. Mai come ora mi sono trovato a sperare che questo insignificante e dannoso governo riesca a rassicurare gli animi dei cittadini italiani.

domenica 5 ottobre 2008

Il ricatto mondiale: vivere al di sopra delle nostre possibilita'

Non c'e' niente da fare oramai siamo sotto ricatto mondiale nel vano tentativo di sostenere la nostra qualita' di vita. Il capitalismo si e' oramai diffuso come un virus anche ai paesi emergenti e incomincia a reclamare la sua fame di risorse e i suoi sprechi. Per capire quanto ormai stiamo lottando per la sopravvivenza di uno stile di vita, di un'epoca basta guardare cosa sta succedendo in Occidente. La crisi dei mutui sta spezzando definitivamente quella crescita insensata della ricchezza fatta solo di carta straccia e di promesse future che hanno gonfiato i mercati internazionali di moneta americana fino ad annegarci dentro. E nel momento della crisi, dove la moneta e' stata messa a confronto con i beni materiali l'intero mondo occidentale e' cascato col culo per terra. Un dollaro debole reso ancora piu' debole dalle promesse di ricavi futuri sulle rate che pesavano sui consumatori americani ha fatto crollare il castello di carta dello spostamento nel tempo del debito. Cosi' le materie prime sono salite di prezzo diventando lo strumento ideale per l'esportazione di inflazione dall'America al resto del mondo, compresa l'Europa. Tutto in Europa e' stato fatto per sobbarcarsi del bubbone americano. Sono stati innondati i mercati di liquidita' per coprire le insolvenze e i debiti a leva e quando questo non e' bastato e' stato dato un segnale forte. Lehman Brothers e' stata lasciata fallire per far ricadere sul resto del mondo il debito e la svalutazione degli asset materiali degli altri istituti finanziari e a quel punto e' scattato il piano mondiale di salvataggio. Da un lato gli USA con una nazionalizzazione senza precedenti degli istituti finanziari e assicurativi maggiori e lato Europa con interventi per il rafforzamento del dollaro sui mercati e con piani di salvataggio per gli istituti europei. Ma tutto questo non basta, la particolare fase di sfiducia e incertezza economica ha registrato una forte caduta dei consumi, una caduta delle esportazioni e una ancor piu' forte restrizione del credito generata in primis dalle banche che hanno alzato i tassi per l'accesso al credito. L'economia nel totale e' in fase recessiva, i PIL dei paesi occidentali e' in calo e tutto cio' ha conseguenze anche sulla macchina produttiva dei paesi emergenti come Cina e India mentre l'Africa che ancora non si muove sulle sue gambe risente del prezzo delle materie prime alimentari. Le imponenti azioni monetarie che si stanno mettendo in atto di concerto fra USA e Europa non risolveranno la crisi ma semplicemente attutiranno le conseguenze lasciando che le cose peggiorino. E' necessario che la bolla si sgonfi, che si ritorni alla produzione materiale e reale di beni e su alcuni settori e' necessario che i prezzi ritornino a valori sostenibili o che vengano completamente abbandonati. E parlo del settore immobiliare, di quello automobilistico, di quello delle grandi infrastrutture. C'e' il pericolo che la produzione si concentri ora su quelli che sono i beni materiali fondamentali dei quali il consumatore non puo' fare a meno, come l'acqua e i beni alimentari in generale. Mai come adesso la tecnologia e l'innovazione sono necessari per migliorare la qualita' della vita e dare una svolta epocale nel campo della produzione agricola e in generale nell'ambito dei servizi. Continuiamo a sfruttare le capacita' intellettuali umane pochissimo immobilizzando le persone in lavori ripetitivi, lvori senza la ricerca e l'innovazione, lavori sempre meno qualificati e qualificanti. Rendiamo l'accesso alle professioni e all'informazione sempre piu' difficile e sfruttiamo cosi' le capacita' dell'individuo sempre meno. La scuola e' sempre meno di qualita' e la politica e' sempre meno percepita dal cittadino comune come suo strumento personale per migliorare le cose. In un mondo governato da pochi e in cui regna l'individualismo e l'interesse personale e' evidente che i pochi fortunati si arrocchino nelle loro posizioni di potere mentre il resto si arrangera' a rubare al prossimo il piu' possibile accontentandosi di quello che gli arriva dal sistema. E' necessario stabilire se in ballo c'e' la sopravvivenza della comunita' o del singolo individuo, a quel punto concetti come concorrenza e libero mercato che sempre sono rimasti una utopia non avranno piu' senso di esistere.

lunedì 29 settembre 2008

Diario politico italiano, pagina 31

In attesa della bufera.
Per il momento non ci fanno sapere nulla ma io sono in attesa della bufera, venti di tempesta si addensano a Nord dell'Italia e minacciano di scendere anche sull'italietta bella. Facciamo brevemente il riassunto della situazione.
La crisi finanziaria in America continua a mietere vittime.
Washington Mutual, fallita e comprata da JP Morgan, la più grande banca finora fallita nella storia americana, dopo che i cittadini si sono messi a ritirare i loro depositi per 17 miliardi, costringendola al fallimento. E' fallita Ameribank della virginia e Wachovia è in stato prefallimentare. Il congresso sta per approvare il piano di istituzione di un fondo di 700 miliardi di dollari. Il piano consente al governo di acquistare gli strumenti "tossici" (toxic papers) anche da fondi pensioni, governi locali e piccole banche che servono clientela di basso e medio reddito. L'obiettivo del governo e' ovviamente quello di rilevare la "carta" al prezzo migliore possibile, ad esempio 20 centesimi sul dollaro, per proteggersi dal rischio che la carta resti "straccia" e per potersi garantire un buon ritorno quando i mercati si saranno ristabilizzati e quando cominceranno a tornare prezzi piu' normali.
Inoltre da oggi inoltre la Fed cambia pelle: potra' pagare un tasso di interesse sui depositi che le lasciano le banche commerciali e dunque influire in modo piu' stabile sugli obiettivi di tassi di interesse.
il piano delle tre R: Reinvestire nei mercati finanziari in crisi per isolare "Main Street" da "Wall Street", per proteggere dunque l'economia reale dalla crisi dell'economia finanziaria; Rimborsare il contribuente americano, attraverso partecipazioni azionarie nelle istituzioni in difficolta' e attraverso i possibili profitti sugli strumenti finanziari, che oggi non hanno mercato, ma che domani potrebbero tornare su valori di normalita'. Riformare Wall Street e le sue brutte abitudini attraverso limiti sugli stipendi per chi approfittera' del piano.
Eliminati anche gli indennizzi d'oro per i manager fallimentari.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/crisi-piano-tre-r.shtml?uuid=15ff4402-8da1-11dd-98db-4cccbd810836&DocRulesView=Libero
Ma l'Europa non e' immune alla crisi.
Bradford & Bingley, la più piccola banca di credito ipotecario britannica, con attività per 50 miliardi di sterline (63 miliardi di euro) è stata nazionalizzata. Ridotta ormai al lumicino, con una capitalizzazione crollata del 95% (diventata un junk bond) rispetto a un anno fa e' stata sospesa dal mercato e nazionalizzata. La nazionalizzazione prevede la vendita alla rivale Abbey (che fa parte del gruppo spagnolo Santander) per circa 600 milioni di sterline di tutte le attività retail. Queste comprendono 21 miliardi (25 miliardi di euro) di depositi e circa 200 sportelli con quasi 2.700 dipendenti, di cui 1.400 nel centro elaborazione dati dello Yorkshire. Lo Stato si assumerà da parte sua 42 miliardi di sterline di crediti più o meno dubbi che verranno a maturità in un periodo tra 5 e 8 anni.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/Bradford-and-Bingley-nazionalizzata.shtml?uuid=fd6b197a-8e0e-11dd-aadf-8a371e451c08&DocRulesView=Libero

Il gruppo bancario belga-olandese Fortis sarà parzialmente nazionalizzato. I governi belga, olandese e del Lussemburgo sono intervenuti a sorpresa per immettere liquidità in Fortis iniettano 11 miliardi di euro (le azioni però arretrano del 20% circa). Fortis è dunque la prima banca di Eurolandia sulla quale si interviene per sottrarla dai colpi della crisi dei mercati internazionali.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/fortis-belgio-lussemburgo-pronti.shtml?uuid=265d88b6-8d8f-11dd-98db-4cccbd810836&DocRulesView=Libero
In Germania Hypo Re (-60%) ha scongiurato il fallimento attraverso un megafinanziamento da un pool di istituti di credito.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/borsa-europa-29-settembre.shtml?uuid=6c150be6-8df7-11dd-aadf-8a371e451c08&DocRulesView=Libero
La BCE intanto ha annunciato oggi di avere lanciato una speciale operazione pronti contro termine per migliorare la liquidità complessiva del sistema bancario dell'area euro. L'operazione - spiega un comunicato della Bce - sarà lanciata oggi attraverso una procedura ordinaria di asta, con un'asta di 30 miliardi di dollari a tasso variabile e nessun ammontare prederetminati; sarà chiusa il 30 settembre 2008 e scadrà il 7 novembre 2008. La Bce continuerà a convogliare liquidità in condizioni equilibrate in un modo coerente - si legge ancora con l'obiettivo di mantenere i tassi a brevissimo termine vicini al tasso minimo d'offerta. Le operazioni speciali di rifinanziamento verranno prorogate almeno oltre la fine del corrente anno.
Per quanto riguarda l'Italia si stanno spargendo voci allarmanti sulla situazione di UNICREDIT e di UNIPOL mentre il governo ha riunito la commissione di crisi al cui tavolo oltre al Tesoro sono stati convocati la Banca d'Italia e l'ISVAP.
Non so voi ma io sento puzza di bruciato. L'unica cosa che mi rende ancora un po' sicuro e' il fatto che stanno crescendo come funghi le banche in Italia che offrono interessi vantaggiosi che sono in cerca di correntisti e quindi di liquidita'. Il che mi fa pensare che l'Italia e' ancora piena di risparmiatori e chi ci sia ancora molta liquidita' ferma sui conti correnti. Ma quello che non so prevedere e' quanto si siano spinte le banche nell'utilizzo degli strumenti a leva, puo' riuscire a coprire la liquidita' dei piccoli e grandi risparmiatori le falle create dalla speculazione finanziaria?
Non mi aspetto una folle corsa agli sportelli bancari per rimettere i soldi sotto il materasso ma credo che gli italiani inizieranno a pensare come spendere quei duei soldi che hanno in banca prima che vengano fagocitati dal sistema finanziario per tappare le falle.

giovedì 18 settembre 2008

Bisogna aiutarli a cadere

Tutto si muove, velocemente. La sfiducia e la frenesia vanno a braccetto sui mercati internazionali mentre le banche centrali in collusione con lo Stato socializzatore delle perdite tentano in tutti i modi di impedire l'inevitabile: bisogna aiutarli a cadere. Preparatevi al botto perche' si sentira' anche da queste parti.
Ecco in breve il quadro internazionale in poche parole:
  • I mercati azionari e dei derivati registrano le piu' alte perdite mai viste e oramai neanche gli interventi delle banche centrali e dello Stato riescono a fermare l'emorragia. La Borsa valuta il valore delle azioni, non le prospettive future di crescita economica, se il Governo imponesse una tassa a tutti i cittadini per sussidiare le imprese quotate, il mercato azionario sicuramente festeggerebbe la decisione con un rialzo, ma non per questo si tratterebbe di una decisione vantaggiosa per il Paese. Il Governo in questo periodo e' sempre pronto a socializzare le perdite (tasche dei contribuenti sono state usate a sostegno del mondo finanziario), con conseguenze politiche ed economiche molto negative. Mail Tesoro non ha le risorse per salvare tutte le banche in crisi. Negli ultimi mesi il costo di assicurarsi contro un'insolvenza del Governo Usa è salita dallo 0,01% allo 0,15%, il doppio di quello che costa assicurarsi contro un'insolvenza del Governo tedesco. Anche il Tesoro americano ha una capacità limitata. L'America rischia di fallire? La risposta e' si.
  • Le istituzioni finanziarie che stanno fallendo o che vengono salvate sono tante e tutte insieme, si prospetta all'orizzonte la cosidetta "debt deflation". Tradizionalmente la debt deflation funzionava così. Prima investimenti sfortunati, che producono forti perdite. Per fronteggiare queste perdite, gli operatori più indebitati si trovano a dover liquidare parte delle loro attività. Se a trovarsi in questa situazione sono in molti, però, i prezzi delle attività da loro detenute scendono sotto la pressione dell'offerta (troppa offerta di cespiti e poca domanda). La caduta dei prezzi non fa che aumentare le perdite, riducendo la solvibilità e aumentando la necessità di ulteriori vendite. E la spirale negativa continua.Per fermarla, la Fed ha fatto di tutto per offrire liquidità al sistema bancario. È la medicina giusta per la versione tradizionale della debt deflation. La liquidità evita che le banche siano costrette a vendere per far fronte alle richieste di pagamento, bloccando la spirale sul nascere. Ma offerta di denaro significa creazione di moneta e cioe' svalutazione del denaro, che in un clima di sfiducia generale produce un effetto psicologico micidiale. L'America rischia di fallire? La risposta e' si.
  • Prima che l'uragano finanziario le travolga fioccano le fusioni tra le societa'. Hbos e Lloyds Tsb, rispettivamente la quarta e la quinta banca britannica, sono in avanzate trattative in vista di una fusione che potrebbe dare vita a un megaistituto di credito con mille miliardi di sterline (1.250 miliardi di euro) di attività. Ricordo che a capo di Hbos c'e' Halifax, il maggiore erogatore di mutui del Paese con una quota di mercato del 20%. L'Inghilterra rischia grosso? La risposta e' si.
  • Credit crunch. Le banche, le assicurazioni e le altre istituzioni finanziarie private sono a caccia di liquidita', e cosi' si sprecano i tassi di interesse vantaggiosi sui conti correnti e si fanno piu' restrittive le condizioni per il credito a cominciare dal rialzo dei tassi sui mutui che si avvicinano al 6%.
  • Il rischio e' diventato troppo rischioso. Fioccano le vendite sui mercati dell'equity mentre gli acquisti degli investitori si spostano, in fuga dal rischio, sui Treasuries (bond di stato), spingendo i rendimenti dei titoli a brevissima scadenza verzo lo zero. Insistere ancora sul petrolio non conviene piu' vista la situazione deteriorata dell'economia reale che ha come conseguenza un reale calo della domanda. Quindi Buoni del tesoro e oro sono la nuova prospettiva speculativa. L'avvio negativo di Wall Street e gli scivoloni accusati dalle banche d'affari e in primis da Morgan Stanley e Goldman Sachs (le prossime vittime), a dispetto dei conti trimestrali superiori alle attese, hanno fatto scatenare gli ordini in vendita, che si sono ingrossati sui titoli finanziari, dopo la notizia che il Dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato un nuovo piano speciale di finanziamento per raccogliere fondi da mettere a disposizione della Fed per i suoi interventi. Si aggrava, in particolare, la situazione delle due banche d' affari statunitensi sopravvissute alla crisi dei mercati finanziari, cioè Goldman Sachs e Morgan Stanley. La prima ha perso il 14% mentre Morgan Stanley ha lasciato sul terreno addirittura il 24 per cento. Ci dobbiamo aspettare notizie allarmanti dal settore banche commerciali? Credo di si.
  • Dal lato dell'economia reale, il fronte macro, sono arrivate notizie poco confortanti: le partite correnti in America del secondo trimestre hanno accusato un rosso di 183,1 miliardi, in netta crescita rispetto al primo trimestre. L'avvio di nuovi cantieri, in aggiunta, è scivolato del 6,2% ad agosto rispetto a luglio. Invece in Europa la crescita prevista e' di poco sopra il livello zero tranne in Italia dove tocchera' lo zero se non andra' in negativo.
  • La politica monetaria sconsiderata. La Bce ha reso noto che saranno adottate misure per alleviare la pressione sui finanziamenti a breve termine in dollari. Le misure saranno incoordinamento con Banca del Canada, Banca di Inghilterra, Federal Reserve, Banca del Giappone e Banca Nazionale Svizzera. "Le banche centrali intendono migliorare le condizioni di liquidità del mercato, lavorano in stretto coordinamento e prenderanno le misura appropriate alla situazione", spiega la nota.La Bce ha offerto 40 miliardi di dollari, la Fed ha autorizzato un importo di 180 miliardi, la Boe ha reso noto che offrirà inizialmente 40 miliardi, la Banca nazionale elvetica ha alzato l'importo a27 miliardi e la BoJ fino a 60 miliardi. E' possibile che il dollaro crolli? Gia' e' tanto che non sia considerato carta straccia come dovrebbe essere nella realta'.
Cosa ci dobbiamo aspettare? Possiamo solo stare a guardare la lenta fine della grande america che presto si portera' appresso anche i grandi fondi sovrani Cinesi e Arabi e le loro economie. Una leccornia per chi studia i fenomeni finanziari e la loro incidenza sull'economia mondiale globalizzata, e sopratutto per chi studia i danni che le attuali politiche monetarie stanno causando in tutto il mondo. Una disgrazia per chi ineluttabilmente ne subira' le conseguenze: i consumatori. E allora perche' prolungare la malattia, e' ora che li si aiuti a morire.

martedì 16 settembre 2008

Mercato americano: considerazioni di uno stupido

E' impressionante come le disgrazie si susseguano una dopo l'altra. Dopo il salvataggio di Freddie&Fannie, dopo il fallimento di Lheman Brothers ora viene il salvataggio di AIG. E' banale attenderci altri fallimenti a catena e ripercussioni devastanti sul mercato finanziario globale. E quando dico globale intendo che anche la nostra piccola e sciagurata italietta pagera' la sua parte.
Con una mossa senza precedenti la Fed evita in extremis il fallimento di Aig, accordandole un finanziamento da 85 miliardi di dollari. Il colosso assicurativo passi sotto il controllo del Governo, e' una nazionalizzazione infatti il colossale prestito a 24 mesi e' fatto in cambio del 79,9% delle azioni (una quota consistente del capitale) del colosso assicurativo. La compagnia non esercita soltanto attività assicurative tradizionali, e quindi ha in mano la maggior parte delle rendite da pensione del paese, ma ha sviluppato, con un'importante divisione a Londra, un intero business speculativo sui titoli derivati. Il business finanziario di AIG sono i "credit default swaps" (Cds), All'origine si tratta proprio di contratti assicurativi. Il rischio contro cui essi proteggono riguarda l'insolvenza di molteplici soggetti economici. In una fase come questa dove i fallimenti si susseguono a valanga, questo business è diventato una palla al piede per Aig. La lievitazione di questi strumenti è impressionante. Nell'insieme il volume delle esposizioni su questo mercato supera i 60.000 miliardi di dollari, il quadruplo del Pil americano. Lo Stato di New York, facendo una trasgressione clamorosa alle sue stesse leggi che regolano i comportamenti prudenziali delle assicurazioni, ha autorizzato Aig a farsi prestare 20 miliardi di dollari dalle sue filiali. Praticamente l'azienda ha avuto un nulla osta inaudito per infilare le mani nella cassa del ramo-vita e del ramo-rischi, con buona pace dei suoi clienti. L'ondata di sfiducia è inarrestabile e lo si è visto nell'impennata del costo del denaro. In una sola notte sul mercato interbancario americano è raddoppiato il costo per ottenere prestiti: il tasso Libor è schizzato da 3,20% a 6,44%, ritrovando i massimi dell'11 settembre 2001. La paralisi del credito e il dilagare della paura provocano scosse sismiche anche nella valutazione del rischio-sovrano.
Intanto la Federal Reserve americana ha lasciato invariato il costo del denaro, mantenendo al 2% il tasso di riferimento sui Fed Funds e al 2,25% il tasso di sconto. La Fed, motivando la decisione, ha sottolineato che i rischi sul versante del rallentamento dell'economia e dell' inflazione e il deterioramento del mercato del lavoro sono «significativi». la Banca centrale americana ha inoltre iniettato nel sistema 50 miliardi di dollari supplementari, oltre ai fondi già erogati mediante le normali aste di prestiti di rifinanziamento alle banche.
Anche uno stupido capirebbe due cose. La prima e' che per pagare questi enormi debiti la Fed sta producendo altro denaro andando a gonfiare ulteriormente la bolla fatta di denaro finanziario, la seconda e' la conseguenza della prima e cioe' il dollaro non vale piu' niente, e' carta straccia. Mi faccio solo una domanda, fin'ora ci hanno fatto l'elenco interminabile e spaventoso dei debiti accumulati da banche e istituti finanziari americani ma dove ci sono debiti ci sono anche creditori. E allora la domanda da porsi e', chi sono i creditori di questa marea di miliardi di dollari che costituisce il debito della finanzia americana? Non ci sara' per caso dentro anche qualche istituto finanziario europeo e qualche istituto statale europeo? La domanda e' retorica ovviamente.

martedì 9 settembre 2008

Nuovi venti di crisi all'orizzonte

Tenetevi ben stretti alle cime della nave perche' un ciclone e' in arrivo a dritta. La chiusura di quest'anno, dannato e maledetto, e' alle porte e si sta prefigurando una catastrofe economica di dimensioni globali. L'operazione del Tesoro americano riguardo la nazionalizzazione delle due finanziarie del mercato secondario dei mutui Freddi&Fannie potra' avere delle conseguenze micidiali. Intanto avviene in un clima di profonda crisi economica mondiale ed e' stata una mossa presa in extremis proprio quando i mercati hanno registrato per la prima volta un brusco, se non disastroso, calo mandando in fumo 170 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il timore che i possessori del debito americano possano sbolognarlo sul mercato chiudendo di fatto i canali di credito a cui accede l'America ha creato il panico. Intanto un'altra banca in amercia e' fallita e ha chiuso i battenti andando a incidere sul limitato budget che l'ente preposto per la garanzia dei depositi bancari sta sborsando per restituire ai depositanti i loro soldi. Gigantesche svalutazioni di asset e investimenti si stanno susseguendo di giorno in giorno dalle principali banche e banche commerciali americane. E in Europa non va meglio. In Inghilterra la sterlina e' in calo e l'inflazione sta crescendo. Alcuni esercizi commerciali stanno chiudendo mentre il mercato immobiliare ha subito un crollo catastrofico. Alcune banche sono fallite e lo stato e la banca centrale e' gia' intervenuta per prendersene carico e continua a intervenire. In tutta Europa l'inflazione e' aumentata mentre il PIL e' in netto calo e in particolare in Spagna il mercato immobiliare che costituisce circa un terzo del PIL nazionale e' in recessione nera. L'Italietta nostrana in completa assenza di informazione e quindi assopita nel mondo dei sogni e' in stagflazione annunciata, crescita zero e inflazione alle stelle. Presto usciranno anche i dati sul mercato immobiliare che cofermeranno il periodo di crisi. La crisi del credito mondiale, conseguenza della crisi dei mutui in america, sta colpendo i consumatori con rate dei mutui e condizioni d'accesso al credito sempre piu' stringenti. La speculazione mondiale si e' temporaneamente spostata dalle materie prime all'equity disorientando gli analisti mondiali per cui cala il prezzo del petrolio ma non eccessivamente quello dell'oro e calano in parte i beni alimentari. Presto verso fine anno ritorneranno ad alzarsi. Intanto il clima fa i suoi bravi danni deprimendo i mercati e favorendo l'aumento dei prezzi delle materie prime. L'ingiustificato aumento del dollaro presto sara' solo un fantasma del passato. Gli indici di disoccupazione mondiale stanno aumentando contemporaneamente ai licenziamenti messi in atto nel sistema bancario e industriale per contenere le perdite e le svalutazioni. Anche in Italia non si scherza su questo fronte e lasciando perdere il mercato dell'europa dell'esta che e' indubbiamente in crescita sul territorio nazionale presto vedremo gli esuberi di Alitalia, Telecom Italia, Ferrovie dello Stato, Fiat, dell'amministrazione pubblia nella sua totalita' e delle piccole e medie imprese.
Con molta probabilita' a questo punto l'America sara' costretta ad affrontare la crisi recessiva che sta tentando di tamponare da un anno e con se portera' il resto dell'economia mondiale. Proviamo solo a immaginare quanto verranno depressi i redditi dei lavoratori americani e quanto perderanno dalle pensioni che saranno erogate dai fondi di investimento che allo stato attuale stanno in perdita e stanno registrando una mostruosa defezioni sul fronte delle nuove adesioni (ci sono anche molti che stanno ritirando i capitali investiti) .La grande socializzazione dei debiti, che dietro nasconde la privatizzazione dei profitti, si sta per diffondere in tutto il globo e ognuno di noi si accollera' parte del debito americano.

venerdì 15 agosto 2008

Agosto caldo

Gia' l'altro anno in Agosto lo scoppio della crisi dei mutui subprime in America aveva dato vita a crolli a catena e panico su tutti i mercati finanziari. Oggi a distanza di un anno qualcosa si ripete. I dati sul PIL calcolati in Eurozona mostrano come ci sia stato un consistente calo dello 0,2% nel secondo trimestre. Fino ad oggi l'economia della zona euro era sempre risultata positiva su base congiunturale (cioè trimestre su trimestre), ad eccezione del secondo trimestre del 2003, quando il pil era rimasto invariato. Andando più a ritroso nel tempo e facendo riferimento al periodo anteriore alla nascita di Eurolandia, i Paesi che attualmente fanno parte dell'euro avevano accusato una crescita negativa nel loro complesso nel lontano 1993. A livello strutturale siamo nella fase discendente del ciclo economico. Germania, Francia e naturalmente Italia registrano i peggiori risultati, mentre la Spagna registra un modesto incremento dello 0,1%. I consumi sono scesi dello 0,9% in termini reali nel secondo trimestre con il settore automobilistico che ha sofferto una flessione del 4%. Questo a fronte di salari e retribuzioni ferme e ad una disoccupazione che é tornata, seppure leggermente, a crescere. Di conseguenza la produzione industriale é diminuita dello 0,6% trascinando al ribasso anche gli investimenti. Gli indicatori previsionali, come la fiducia delle imprese, indicano aspettative negative anche per l'estate e la stessa Banca Centrale Europea prevede che il ciclo economico stagnante possa proseguire per tutto il terzo trimestre. A mio parere con l'inflazione galoppante (il tasso annuale e' al 4% contro l'1,8% dell'anno scorso) non siamo in un periodo di stagnazione ma bensi' in un ciclo recessivo, i tassi continueranno ad aumentare mentre forse i costi delle materie prime vista la diminuzione della domanda tenderanno a diminuire: probabilmente il movimento speculativo che si e' spostato dalle azioni al petrolio tornera' a battere cassa sui corsi azionari che avranno nel frattempo svalutato i loro valori iniziali.
Anche negli USA le cose non vanno meglio, aumentano i prezzi al consumo (il doppio del previsto) e conseguentemente aumenta l'inflazione che si attesa al 5,6%, al massimo dal gennario 1991. A far balzare cosi' in alto l'inflazione la corsa dei prezzi dell'energia, dei beni alimentari e le tariffe. Questo non e' una buona notizia viste le minacce all'orizzonte di un sostenuto rallentamento dell'economia USA e mondiale. Forse la Fed sara' costretta ad alzare i tassi e allora saranno discese in picchiata per le borse. Intanto gli indici a Wall Street sono passati in positivo nonostante le indicazioni negative sulla salute dell'economia USA fornite dai dati macroeconomici. In calo anche il petrolio. Forse i listini USA si stanno preparando per una super caduta in picchiata degli indici e stanno spingendo piu' in alto possibile i margini di guadagno.
Le borse internazionali fanno registrare risultati positivi solo nei comparti minerari, petroliferi e delle materie prime. L'andamento dei titoli bancari invece e' altalenante e molto dipende dal susseguirsi di notizie che ogni istante spuntano riguardanti quel settore. JP Morgan e Morgan Stanley per esempio hanno deciso di ricomprarsi alcune obbligazioni che avevano piazzato sul mercato poco prima che diventassero illiquide. In generale i titoli che vedono recuperi sul resto dei corsi azionari riguardano aziende che hanno deciso di reagire al ciclo economico sfavorevole con tagli del personale e riduzione dei costi. L'euro perde terreno sul dollato ancora scivolando a quota 1,48, tutto questo sulla scia dei timori di un rallentamento giustificato dell'Economia Europea nel suo insieme.
Sul fronte geopolitico la guerra in Georgia sembra arrivata a una tregua. La situazione ha dimostrato le vere forze in campo, da un lato un'America che oramai conta poco e che abbaia e non morde, un'Europa che si interpone come puo' tra i conflitti e la vera potenza economica, politica e militare mondiale che e' la Russia. Stessa caratura mondiale l'avranno anche l'India e la Cina, il baricentro geopolitico mondiale si sposta definitivamente a east e possiamo idealmente tirare una linea di confine virtuale tra Russia-India-Cina e il resto del mondo, nuova zona del contendere mondiale, nuova guerra fredda fra occidente e oriente. Da questo lato possiamo immaginare che i conflitti aumenteranno, vista la ramificazioni degli interessi di questi tre colossi che oramai si sono sparsi per tutta l'Africa, l'Asia e l'America Latina. Non contando i mai sopiti conflitti etnici e religiosi che ancora oggi minacciano l'integrita' di molti stati sovrani.

martedì 12 agosto 2008

Intermezzo internazionale: economia pronta ad esplodere

Queste notizie non potevo certo perdermele per l'ironia con cui involontarieamente sono impregnate. Incomincia a calare la tempesta speculativa avida di profitti che si era scatenata sul petrolio che torna a cifre intorno a 112 dollari seguita da un'inquietante ribasso dell'oro e un quanto meno stupefacente balzo del dollaro che tocca vette neanche immaginabili dal piu' ingenuo di questo mondo. E' in atto qualcosa di strano sui mercati mondiali, una grossa nube che impedisce la vista delle tempeste all'orizzonte. Intanto qualcosa si intravede, piccoli scricchiolii all'orizzonte. La siccita' di liquidita' che sta investendo il mercato e' piu' devastante del deserto del Sahara. Freddie and Fannie iniziano a dichiarare perdite ad ogni trimestrale, ad ogni scandenza di pagamento delle rate dei mutui, JP Morgan ha preannunciato per il terzo trimestre altri 1,5 miliardi di dollari di perdite a causa dei minori livelli di liquidità e delle esposizioni ai mutui subprime, Wachovia, ha alzato a 9,11 miliardi di dollari le perdite per il secondo trimestre comunicate a luglio e ha annunciato che taglierà un maggior numero di posti di lavoro (ha deciso di mandare a casa 6.950 dipendenti) a causa del deterioramento del mercato immobiliare. Chiaramente l'ammissione del loro stato disastrato verso il mercato e le azioni correttive di tagli hanno non poco emozionato i listini azionari facendo balzare il valore delle azioni.
Ubs ha deciso di non vendere ma nel corso della conference sui risultati semestrali ha spiegato che le tre divisioni della banca avranno d'ora in avanti più grande autonomia per accrescere la «flessibilità strategica». L'amministratore delegato Marcel Rohner ha annunciato per la banca europea più colpita dalla crisi dei mutui subprime un ritorno all'utile nel 2009. Almeno per il secondo semestre, infatti, non si prevede un miglioramento del quadro economico. Il colosso elvetico ha chiuso il secondo trimestre con una nuova perdita - la quarta consecutiva - di 358 milioni di franchi contro un utile di 5,6 miliardi nello stesso periodo del 2007. Decisiva la cattiva performance dell'investment banking (con una perdita lorda di 5,2 miliardi contro un utile di 1,7 miliardi l'anno scorso) che ha zavorrato anche la roccaforte del wealth management, la gestione patrimoniale, in passivo per la prima volta in otto anni. La banca aveva indicato a inizio luglio di stimare un risultato stabile o lievemente negativo nel trimestre grazie ad un credito d'imposta di 3 miliardi di franchi. L'istituto ha operato nuove svalutazioni per 5,1 miliardi di dollari. Dall'inizio della crisi finanziaria internazionale, la banca svizzera ha svalutato attivi per 42,5 miliardi di dollari. Il gruppo ha quindi annunciato la scissione dei tre divisioni in entità autonome: banca d'affari, private banking e gestioni mettendo fine al modello di banca integrata. Scelta apprezzata dal mercato, visto che il titolo a Zurigo si è messo subito in evidenza segnando un incremento del 2,7% a metà seduta. In Italia si incomincia a intravedere qualche crepa nel settore immobiliare, dopo anni di crescita dei posti di lavoro nel settore, le società quotate italiane stanno tagliando i costi e con loro i dipendenti. Sulla base degli ultimi risultati societari trimestrali e semestrali emergono tagli fino al 15 per cento. Il taglio dei posti di lavoro è uno degli effetti collaterali della crisi del settore che, stretto fra riduzione delle valutazioni degli immobili e mancanza di liquidità, sta correndo ai ripari per uscire dalle difficoltà. Pirelli Re ha annunciato che entro fine anno 200 dipendenti lasceranno il gruppo, Gabetti ha gia' avviato dalla metà del 2007 un dimagrimento della forza lavoro. Intanto l'inflazione galoppa verso il superamento del 4,1% e sono in previsioni aumenti di tutte le tariffe legate all'energia. E come se non bastasse in Italia parte una manovra che leghera' le risorse dello stato per tre anni di seguito con l'aggravante che i cordoni della borsa statale verranno sempre piu' stretti da giganteschi tagli sulla spesa pubblica. Se c'era un momento opportuno dove reimmettere nuova liquidita' nel mercato italiano oramai asfittico era proprio questo dove le condizioni internazionali e la competizione mondiale stanno schiacciando la nostra industria e la piccola impresa.
Qualcuno sostiene che forse le condizioni di mercato si siano «sostanzialmente deteriorate», viva Dio qualcuno c'e' arrivato finalmente. Non vedo niente di buono all'orizzonte e con la campagna di propaganda che si sta orchestrando da qui a fine anno ne sapremo sempre di meno.

sabato 12 aprile 2008

Bollettino economico 1

  • Materie Prime: il petrolio arriva a quota 112 dollari al barile. Circolano dati "inaspettatamente" bassi sulle scorte di energia degli Stati Uniti, e le contrattazioni a New York dei futures sul greggio con scadenza a maggio vengono scambiati a quota 112,06 al barile, in netto rialzo. Il record stabilito in marzo era stato di 111,80 dollari al barile, e anche il Brent aggiorna il proprio record superando la quota di 109 dollari al barile. Il prezzo dei cereali e' cresciuto del 56% e a lanciare l'allarme e' la FAO che ha timore per i paesi poveri che si sfamano con i cereali. Alcuni dei principali Paesi produttori (India, Cina, Vietnam, Egitto) hanno ridotto le esportazioni per combattere l'inflazione alimentare in patria. In questo modo però hanno provocato timori di scarsità di cibo nei Paesi importatori (soprattutto in Africa). La Fao esorta dunque i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali a incrementare gli aiuti in dollari. L'aumento dei prezzi è dovuto alla domanda sempre crescente e al progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007 il prezzo del riso ha registrato l'aumento maggiore. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio rispetto all'anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo. La Fao denuncia scontri in diversi Paesi, come Egitto, Camerun, Costa d'Avorio, Senegal, a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell'olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base, nonostante le misure di controllo dei prezzi prese dai governo locali. In Pakistan e in Thailandia si è dovuto ricorrere all'esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini. Per fronteggiare i disordini i governi locali stanno mettendo in atto una serie di misure sull'export e i dazi all'import, oltre che a incentivare la produzione interna di cereali. Il riso è l'alimento principale per tre miliardi di persone. L'inflazione dei prezzi alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta il 60-80% del totale mentre nei paesi industrializzati la spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore. Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale nel 2008 è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. Se l'aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà - si legge nel rapporto - potrebbe attenuarsi l'attuale situazione di scarsità dell'offerta cerealicola mondiale ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche. È necessario mettere in atto un enorme piano di trasferimento di sementi, fertilizzanti e mezzi di produzione nei Paesi in via di sviluppo perche' non è più possibile contare sulle scorte mondiali di cereali che sono al livello minimo dal 1980 e sono diminuite del 5% rispetto all'anno scorso». La questione dell'impennata dei prezzi delle materie prime agricole e' un tema che ha un impatto sulla pace, sulla sicurezza e sui diritti umani». Intanto pessime condizioni metereologiche in alcuni Paesi del mondo (troppe precipitazioni in alcuni paesi e siccità in altri come l'Australia), l'aumento enorme della domanda a causa di Cina e India e l'uso dei cereali per il bioetanolo (un tipo di carburante) negli Usa non fanno che incrementare il prezzo sul mercato. Non da ultimo la riduzione della terra coltivabile e dell'acqua per l'irrigazione a causa dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione, la domanda in crescita di carne e formaggio da parte delle classi medie urbane (che porta alla riduzione delle coltivazioni di riso), i danni ai raccolti provocati da inondazioni in Indonesia e Bangladesh e dal gelo in Cina e Vietnam, portano a una evidente carenza di prodotto. «Stiamo consumando più di quello che stiamo producendo» ha detto alla Bbc l'economista agricolo dell'Irri Sushil Pandey -. Serve più ricerca per aumentare la produttività del riso». L'istituto indica una serie di campi di intervento: migliore gestione dei raccolti, strutture più efficienti per la lavorazione dei prodotti, varietà di riso a più alta redditività, migliore formazione degli agronomi. Nel settore Energia l'Enel e la egiziana Egas hanno siglato un accordo che permetterà al gruppo italiano di entrare nella Upstream (processo di esplorazione e di produzione) del gas egiziano e di trasportare metano in Italia. L'intesa prevede lo sviluppo di attività congiunte nella filiera e nella vendita di gas liquefatto e naturale e nel parco di generazione elettrica egiziano a cui l'Enel darà un contributo per migliorare l'efficienza. L'accordo, in parte ancora oggetto di negoziazione, potrebbe portare a una fornitura di due miliardi di metri cubi di gas, un quantitativo di combustibile che ha un valore a prezzo industriale vicino ai 500 milioni di euro ed è in grado di soddisfare circa il 3 per cento del fabbisogno italiano annuo di gas naturale. «L'accordo con Egas pone le fondamenta per un'alleanza strategica nel lungo termine che permetterà ad Enel di entrare nel mercato di uno dei maggiori paesi produttori di gas ed è funzionale alla strategia di diversificazione delle fonti di energia e di creazione di un gruppo integrato verticalmente, dalla produzione alla vendita ai clienti finali» ha spiegato Conti. Sara' forse per questo motivo che in italia i politici parlano cosi' tanto spesso di "rigassificatori" e di piattaforme logistico-trategiche, in barba al libero mercato e all'intervento dello stato. Faremmo bene a dire direttamente che l'Enel e' un'articolazione dello stato che partecipa attivamente alle politiche strategiche per l'approvvigionamento strategico, l'unica cosa che bisogna stabilire e' chi tra l'Enel e lo Stato ha la posizione di privilegio.
  • Finanze: Torna a salire il debito pubblico italiano in valore assoluto: a gennaio era a quota 1.621 miliardi di euro rispetto ai 1.596 di dicembre 2007. Lo comunica la Banca d'Italia. Di contro pero' c'e' una crescita a due cifre per le entrate di cassa nel primo bimestre del 2008: a gennaio-febbraio sono state pari a 59.173 milioni di euro, il 10,5% in più rispetto al corrispondente periodo del 2007. Sul fronte europeo ci sono ancora forti pressioni al rialzo dell'inflazione, ma la stabilità dei prezzi resta il primo obiettivo della Bce che mantiene invariati i tassi (e l'euro registra nuovi record sul dollaro). Secondo Trichet l'attuale politica monetaria della Bce contribuisce alla stabilità dei prezzi mentre le tensioni sui mercati potrebbero durare più del previsto. Intanto la cosi' detta tensione sul mercato provochera' secondo le stime una perdita per 945 miliardi di dollari (stima del FMI riportata nel suo Financial Stability Report). La caduta dei prezzi immobiliari negli Usa e l'ammontare dei mutui non pagati potrebbe portare a perdite globali per 565 miliardi di dollari, con un deterioramento dei crediti di prima qualità a cui si aggiungono anche altre categorie di prestiti e titoli emessi dagli Stati Uniti, e legati al real estate commercialele che porteranno le perdite a quota 945 miliardi di dollari. Nonostante gli interventi senza precedenti delle maggiori banche centrali i mercati finanziari continuano ad esser messi a dura prova, una situazione questa aggravata da un contesto macroeconomico più preoccupante e da istituzioni poco capitalizzate. Il Fmi suggerisce comunque che le autorità dovrebbero evitare una corsa alla regolamentazione che potrebbe solo esacerbare gli effetti dell' attuale crisi. In ogni caso a questo punto e' assolutamente necessario ristabilire la fiducia nelle istituzioni finanziarie riducendo la durata e la severità della crisi. Servono azioni focalizzate sul ridurre l'incertezza e rafforzare la fiducia per evitare una ondata di inflazione e riduzione della produzione globale. A tal proposito il tasso d'inflazione di Eurolandia si manterrà «significativamente» al di sopra della soglia del 2% nei prossimi mesi, anche perche' l'economia sta attraversando una fase di protratta elevata inflazione legata ai rincari di petrolio e beni alimentari.
  • Economia: Italia maglia nera tra i maggiori paesi industrializzati per la produttività: è quanto emerge dalle statistiche diffuse dall'Ocse nel 'factbook 2008' (Ref. [2]). La penisola risulta all'ultimo posto per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorata) che è stata praticamente nulla («inferiore allo 0,5%») nel periodo 2001-2006. La situazione mostra miglioramenti nel 2006 (+1%) rispetto agli anni precedenti (dal -1,2% del 2002 al +0,4% del 2005), ma l'Italia resta ben al di sotto della media Ocse (+1,4%) e dell'Europa a 15 (+1,7%), per non parlare del 5,2% segnato dalla Repubblica Slovacca e del +3,4% di Corea e Ungheria. Prendendo in considerazione la cosiddetta 'produttività multifattoriale' (che include fattori quali l'innovazione tecnologica e organizzativa), l'Italia accusa addirittura una flessione media dello 0,5% nel 2001-2006, confermandosi fanalino di coda. L'Italia è ultima anche per crescita (molto vicina allo zero) del Pil pro capite nel 2001-2006. Il declino emerge anche se si considerano le differenze di produttività e reddito rispetto agli Usa: il Pil per ora lavorata nel 1995 era pari a 91 (contro 100 degli Usa), nel 2006 era sceso al 76. il peggioramento del trend della produttività nel 2000-2005 è riscontrabile sia nel settore manifatturiero, dove il valore aggiunto per lavoratore è diminuito di poco meno del 2%, sia nei servizi dove la flessione è dell'1% circa. Qualcuno dice che «la produttività non è tutto, ma a lungo andare è quasi tutto. La capacità di un paese di migliorare il suo standard di vita nel tempo dipende quasi interamente dalla sua capacità di aumentare la produzione per lavoratore». Il FMI (World Economic Outlook) stima un'economia ferma e un PIL intorno allo 0.3% per l'Italia mentre prevede un rischio di recessione a livello globale. Il World Economic Outlook del Fmi segnala pero' buone notizie sul fronte dei conti pubblici: il rapporto deficit-pil si attesterà al 2,5% sia nel 2008 che nel 2009 in linea con le stime del governo e ben al di sotto del 3 per cento. Il rapporto tra debito e Pil dovrebbe ridursi ulteriormente quest'anno, attestandosi al 103,6%, per poi ritornare al 104%, ma a politiche invariate, nel 2009. Le cose non vanno bene neppure in Europa. Il Fondo prevede "una stretta al credito più forte del previsto", un ulteriore apprezzamento dell'euro, una recessione negli Stati Uniti più dura di quanto stimato (a causa della crisi finanziaria), un nuovo surriscaldamento del prezzo del petrolio. E "fonte di forte preoccupazione" resta l'andamento dell'inflazione che tuttavia, afferma il Fondo, dovrebbe rallentare nel corso del 2009, scendendo all'1,9% dal 2,8% del 2008 come riflesso del rallentamento della crescita. Per la cronaca il Rapporto FMI definisce la crisi innescata dai mutui subprime "il peggiore shock finanziario dai tempi della Grande depressione" e il contagio, "si è diffuso velocemente e in modo imprevedibile, infliggendo danni estesi a mercati e istituzioni al cuore del sistema finanziario. Da tutto ciò deriva un secco taglio alle prospettive di crescita mondiale. Il Pil globale, stima l'Fmi, aumenterà del 3,7% quest'anno e del 3,8% il prossimo, rispettivamente lo 0,7% e lo 0,8% in meno rispetto a quanto previsto nel gennaio scorso. Ma i tecnici di Washington avvertono che esiste "una possibilità del 25% che la crescita globale scenda al 3% o meno nel 2008 e nel 2009, il che equivarrebbe a una recessione mondiale". A fare da locomotiva saranno le economie emergenti, finora quasi immuni dalla crisi. Nel complesso, il pil dei paesi in via di sviluppo salirà del 6,7% quest'anno e del 6,6% il prossimo. La Cina rallenterà rispetto alle vecchie stime mentre l'India registrerà un leggero incremento del pil tra il 7 e l8 per cento. Bene la Russia(+6,8% e +6,3) e il Brasile (+4,8% e +3,7%). Il Fondo promuove la politica della Federal reserve e ammette la difficoltà delle "sfide" cui governi e autorità monetarie sono chiamati a rispondere, stretti tra lo stop della crescita e il surriscaldamento dell'inflazione.
  • Mercato : L'indice Michigan di fiducia dei consumatori e' al minimo da 26 anni e gli utili del colosso General Electric quest'anno ha nnunciato un calo a sorpresa degli utili e riportato risultati inferiori alle attese. Sono stati soprattutto questi i dati che hanno spinto tuti i mercati in territorio negativo, Mibtel a -0,9%, con Alitalia a +12,5 e Stm a -3,98, le Borse europee chiudono le contrattazioni in deciso ribasso, dopo esser scivolate in rosso a metà seduta ed aver ampliato le perdite nel prosieguo del pomeriggio in scia a Wall Stret. Sui mercati aleggia il timore recessione con impatti che potrebbe avere sui bilanci delle aziende. Inoltre, sono arrivate oggi indicazioni molto deludenti dal fronte congiunturale, con una crescita dei prezzi all'import del 2% superiore alle attese del 2,2% ed un indice della fiducia del Michigan (calcolato dall'universita' del Michigan) scivolato a 63,2 punti dai 69 precedenti, contro un consensus di 69 punti che ha provocato una nuova ondata di vendite su tutti i listini europei e piazza Affari non ha fatto eccezione, con l'indice Mibtel a -0,9% e scambi per oltre 5 miliardi di controvalore. calo anche i titoli del lusso, penalizzati da un dollaro sempre più debole: Luxottica cede il 3,54%, Bulgari l'1,72%, Geox il 3,2%. Sul versante mercato immobiliare la crisi colpisce in modo pesante Stati Uniti e Spagna, mentre in Italia le quotazioni rallentano ma salgono ancora, ma si riducono le compravendite e aumentano i tempi per concludere gli affari. Negli USA i prezzi delle case scendono del 10% all'anno. In Spagna le compravendite crollano di circa il 30%. In Italia i listini segnalano un contenuto rallentamento della crescita delle quotazioni immobiliari - dal +6% del 2006 al +5% del 2007 - ma le compravendite scendono del 10% e i tempi medi di vendita di un immobile salgono intorno ai 5 mesi. L'Italia rimane il paese con la più bassa esposizione sui mutui rispetto al PIL. Su ogni 100 euro di prodotto, in Italia ci sono solo 17,3 euro di mutui contro 59,2 euro in Spagna e 39,9 euro in Germania. Il Belpaese non è, però, un luogo dove i giovani diventano facilmente proprietari di immobili. Solo il 50% dei capifamiglia con età fino a 30 anni è proprietario dell'abitazione di residenza contro almeno il 75% degli ultra-cinquantenni. Inoltre dopo un lungo periodo in cui era rimasta al di sotto della crescita delle retribuzioni, l'inflazione torna a crescere al di sopra dei salari. Nel primo bimestre del 2008 l'incremento annuo dei prezzi al consumo è stato di circa mezzo punto superiore alla crescita delle retribuzioni orarie contrattuali (+2,5%). Accelerano anche i prezzi industriali (+5,7% a/a a febbraio). Questo andamento inflattivo incidera' ancora di piu' sui prezzi delle case in Italia.

Riferimenti:

[1]http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_11/fao_produzione_cereali_1991d6d6-07d0-11dd-b1ed-00144f486ba6.shtml [2]http://oberon.sourceoecd.org/vl=5660214/cl=15/nw=1/rpsv/factbook/ [3]http://it.wikipedia.org/wiki/Cereali

Banche mondiali in cerca di credibilita' per la moneta

Ci vuole piu' vigilanza e piu' trasparenza. Queste sono le indicazioni che vengono dal Finacial Stability Forum, presieduto da Mario Draghi, e che sono state discusse al G7 dai ministri dell'Economiae delle Finaze dei sette paesi piu' industrializzati del mondo. La crisi dei mutui sub-prime hamesso seriamente sotto stress il sistema finanziario mondiale e questo sta compromettendo anche lo sviluppo economico mondiale. La cura proposta e' severa e viene proposta con due tappe di verifica intermedia, a Giugno e l'altra a Settembre. Fondamentalmente le proposte ruotano intorno all'implementazione delle regoledi Basilea 2 con il rafforzamento del trattamento prudenziale per gli strumenti di credito strutturato e le attivita' detenute fuori bilancio con un aumento dei requisiti patrimoniali. Tutto questo per cercare di diminuire l'ampiezza delle carenze e dei fallimenti nella gestione del rischio presso le imprese. E quindi le raccomandazioni su rafforzamento della vigilanza prudenziale sul patrimonio, sulla liquidità e sulla gestione del rischio, sul potenziamento della trasparenza e della valutazione, sulle modifiche nel ruolo e nell' utilizzo dei rating, sul rafforzamento della risposta ai rischi da parte delle autorità, sui meccanismi robusti per gestire le tensioni nel sistema. Il rapporto non affronta il tema dell'intervento pubblico nel salvataggio delle banche in difficoltà e in merito alle regole del mark to market, relative alla valutazione dei titoli sulla base delle indicazioni di mercato. E' prevista inoltre la costituzione di «un piccolo gruppo» fra le banche centrali e le autorità di vigilanza coinvolte che dovrà riunirsi per la prima volta entro il 2008. Le autorità dovranno concordare un insieme di principi internazionali a cui dovranno uniformarsi gli schemi nazionali di assicurazione dei depositi. E dovranno anche «condividere le esperienze internazionali e le lezioni relative alla gestione delle crisi». Queste esperienze «dovranno essere usate come base per definire good practices ampiamente rilevanti sul piano internazionale ». Un quadro agghiacciante e patetico. Un disperato tentativo di ridare valore all'unica cosa che le Banche possiedono, cioe' i pezzi di carta chiamati moneta. Per consolidare il loro potere e per continuare ad essere lo strumento, tramite la moneta, di tutta l'economia mondiale ecco che le Banche corrono ai ripari tentando di far rientrare la piu' grossa bolla speculativa, mutui sub-prime, che ha fatto svalutare il denaro e con lui le attivita' produttive direttamente o indirettamente legate. Ecco quindi che si prepara la stretta creditizia a tappe fissate (Giugno e Settembre), mentra la Banca Europea con l'unica moneta che per il momento fisiologicamente rimane immune alla svalutazione mantiene saggiamente fermi i tassi di interesse di riferimento per evitare di essere travolta dall'ondata di svalutazione. Chi ha soldi in banca presto avra' un capitale rivalutato, chi ha mutui o debiti presto li vedra' raddoppiati. Si amplia il distacco tra quello che e' il valore finanziario della moneta e il suo valore economico e quando il valore finanziario tocca le vette piu' alte dell'immaginazione allora e' necessario correre ai ripari per restringere il piu' possibile questa forbice, il rischio dell'insuccesso di questa impresa significa inflazione globale alle stelle.

Riferimenti:
[1] http://www.corriere.it/economia/08_aprile_12/piano_draghi_c890ab8e-0858-11dd-883b-00144f486ba6.shtml

mercoledì 9 aprile 2008

Periodo di crisi, periodo di speculazione: Petrolio

Mi sta sorgendo un dubbio atroce. Ieri ricorreva l'anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, 9 Aprile 2003, e per curiosita' mi sono andato a vedere la curva storica del prezzo del petrolio che ho preso da Ref. [1]. E' facile notare come il prezzo del petrolio sia letteralmente schizzato intorno a pochi mesi prima e pochi mesi dopo l'Aprile del 2003. Per nostra sfortuna o fortuna non ci troviamo ancora nel cosidetto picco di Hubbert, guarda Ref.[2], ma semplicemente in un periodo di speculazione intensivo che dura oramai da 5 anni. Siamo in attesa che si incomincino a spartire le quote di concessione in Iraq per ritornare a vedere il prezzo del petrolio abbassarsi. Si puo' dire quindi che siamo in crisi economica mondiale dal 2003 e la guerra e' stata il "rimedio". Come si riflette tutto questo in Italia? Per l'FMI l'italia quest'anno non crescera' piu' dello 0,3%, inoltre la crisi dei mutui subprime colpira' il credito e l'inflazione aumentera' progressivamente. Poi ci sono i problemi interni dovuti in prima battuta al debito pubblico che e' tornato a salire, secondo una stima, arrivando a 1621,88 miliardi di euro (1,95 in piu' rispetto a un anno fa) da bollettino statistico della Banca d'Italia. Le entrate tributarie sono aumentate del 10,6% ma non c'e' fiducia ne' entusiasmo nel mondo produttivo e del lavoro, la produttivita' si e' abbassata, i redditi si sono abbassati e gli italiani preferiscono avere meno soldi ma piu' tempo libero da dedicare ai viaggi e alla lettura. Intanto, guarda caso, il prezzo della benzina e' aumentato ancora e a clamierarlo c'e' solo il piccolissimo sconto sulle accise e il costo dell'euro in rapporto col dollaro. (Qualcuno dice che gli stock di riserve petrolifere Americane sono diminuite di altri 3,2 milioni di barili e quindi ci sarebbe una maggiore richiesta di domanda di petrolio sul mercato).
Riferimenti:

martedì 8 aprile 2008

Il termine corretto e' Stagflazione

Analizzando i dati sparsi senza troppa precisione ma a sensazione ho come l'impressione che piu' che recessione in Italia, come nel resto del mondo, si sta avvicinando un periodo di Stagflazione. Vediamo perche'. Si registra un generale aumento dei prezzi degli alimentari a fronte di una crescita della popolazione mondiale, di un maggior numero di inondazioni e siccità a seguito dei cambiamenti climatici e della crescente domanda di cereali per la produzione di biocarburanti.
Anche il petrolio cresce di prezzo e di conseguenza anche i costi del trasporto che vanno a incidere anche essi sul costo degli alimenti. Per quanto riguarda la crescita del prezzo del petrolio al momento buona parte dell'aumento e' dovuto a manovre speculative in borsa dove avendo fiutato aria di crisi si e' scelta la strategia dei beni rifugio come oro e petrolio. La contrazione della domanda di beni di consumo e di conseguenza la diminuzione della produzione, dovuta anche agli aumenti sul versante costi di produzione, non fanno altro che inasprire il fenomeno della crescita dei prezzi e quindi dell'inflazione con effetti a lungo andare devastanti sul livello occupazionale.
La crisi dei mutui sub-prime secondo l'ultima stima dell'FMI comportera' perdite che si aggirano intorno ai mille miliardi di dollari e questo provochera' un ridimensionamento dei mercati finanziari e forse delle strette creditizie che andranno a colpire in prima battuta la produzione e poi i consumi. Da questo punto di vista solo l'America sta in contro tendenza con la Banca Centrale che sta abbassando i tassi di riferimento nel vano tentativo di arginare una stretta creditizia di ridare fiato alla crescita e alla produzione. Inoltre per quanto riguarda l'Italia nello specifico da un recente rapporto OCSE risulta che abbiamo il livello di produttivita' pro-capite da lavoro piu' basso tra i paesi industrializzati. Infatti i tassi di occupazione femminili sono al 46%, la crescita demografica e' dello 0,8%, mentre la crescita della popolazione anziana (over 65 anni) e' massiccia e stimata a circa il 20% della popolazione totale. Inoltre aumenta il numero di persone inattive, per esempio il 10% dei ragazzi tra 15 e 19 anni non va a scuola e neanche lavora, e chiaramente su tutto il territorio ci sono delle evidenti disparita' tra aree geografiche in materia di occupazione. In base a questi dati e' facile quindi sostenere che stiamo entrando in una fase di stagflazione in cui la produzione di beni e servizi scende e i prezzi e quindi l'inflazione sale. Unico settore dove le cose sembrano andare in controtendenza e' quello delle costruzioni che cresce a livelli pari al doppio di quelli del PIL, crescono infatti gli investimenti nel settore del 26% ed e' il settore che fa da traino all'occupazione, insieme al terziario, mentre perdono l'industria e sopratutto l'agricoltura. Questa e' un'ottima notizia perche' almeno chi ha risparmiato un po' di soldini molto probabilmente potra' comprarsi la casa dei suoi sogni concordando un prezzo adeguato (mi aspetto che i prezzi delle case diminuiranno).

lunedì 7 aprile 2008

Vento di recessione, copritevi bene

Chi dice che non verremo toccati dalla recessione in atto in America e' un mentitore che sa di mentire. Faccio un esempio banale. In Italia campiamo di turismo, e tra i turisti piu' spendaccioni ci sono in prima linea gli americani. Secondo voi con un dollaro che sta ai minimi storici e un livello di inflazione, e quindi di prezzi, in Italia gigantesco quanto turismo americano riceveremo quest'anno? Perche' il FMI prevede una crescita del PIL con percentuali a ribasso vicinissime allo zero? E questo non vi sembra un effetto collaterale della recessione USA?

sabato 29 marzo 2008

Avviso a chiunque mi legga: tenetevi stretti i vostri soldi!!!

Incomincio a sentire puzza di bruciato, e l'odore e' molto forte. Crisi finanziaria, inflazione alta, mutui alle stelle, disoccupazione, fallimenti industriali, inquinamento, banche in lotta. E' iniziata la corsa ai soldi. E dove stanno i soldi? nelle magre tasche dei piccoli risparmiatori, degli impiegati che hanno un lavoro piu' o meno stabile. Incomincerete a ricevere telefonate dalle banche, dai consulenti finanziari, dalle societa' di prestiti, dalle assicurazioni per le pensioni integrative, tutti cercheranno di prendere dal vostro portafogli. MANDATELI A CAGARE!!! Oggi loro prendono dalle vostre tasche moneta sonante con cui mangeranno fino a quando dovranno erogarvi interessi maturati, vitalizi, pensioni integrative che sono piu' evanescenti di una tela di ragno. Tenetevi i soldi e spendetene quando ne avete necessita'. In periodi come questi le promesse future non sfamano. Questi parassiti che vivono delle risorse di altri devono avvizzire e trovarsi un lavoro vero. Quando vi squillera' il telefono o vi suoneranno alla porta, perche' succedera' e avverra' spesso, ditegli che non avete bisogno di nessuna spiegazione che gia' sapete quello che dovete fare e che nella lista delle cose da fare al primo posto c'e' quella di mandarli a fanculo.

sabato 22 marzo 2008

Dollaro, petrolio ed economia USA

Il dollaro cala a vantaggio di altre monete come l'euro e l'azione della FED non coordinata con altre banche centralinon fa che farlo sprofondare sempre piu' in basso. E' come un suicida che si butta da un palazzo che chiede al suo salvatoredi buttarsi insieme a lui. I mercati valutari hanno iniziato a muoversi a senso unico imprimendo un'ulteriore spinta verso il basso. Di fronte ad un paese che consuma molto di piu' di quel che produce, effetto di tale comportamento e' lo spaventoso disavanzo dellepartite correnti (bilancia commerciale), le alternative sono due. La prima prevede la vendita a pezzi degli asset americani a iniziare dal comparto dellebanche. La seconda e' aumentare le esportazioni. Per quanto riguarda il primo punto sappiamo che il disavanzo viene finanziatodalle maggiori banche asiatiche e arabe e che ora con i fondi sovrani stanno entrando in possesso anche delle banche americane.Per quanto riguarda le esportazioni la crisi americana del credito si accompagna a una vera e propria crisi dei consumi (i cittadini sono sempre piu' indebitati) e quindidell'industria con una diminuzione della domanda interna e la cura del dollaro debole sta funzionando sul settore delle esportazioni.Il saldo estero infatti e' in miglioramento, se non consideriamo i costi per il petrolio, dato il valore basso della moneta americanache la rende conveniente, e la diminuita domanda di consumi abbassa la quota di importazioni. La crisi immobiliare ha portato inAmerica l'effetto di una frenata dei consumi e un mercato del lavoro in retromarcia per cui ora l'America e' diventata venditricedi ultima istanza, cioe' esporta grazie al dollaro debole, e non compra molto per cui gli altri paesi dovranno basarsi essenzialmentesulla loro economia interna. E dal punto di vista dell'economia interna sia Europa che Cina hanno un'inflazione in aumento che hannoportato all'aumento delle materie prime energetiche ed alimentari e si ritrovano a non poter piu' scaricare questi costi suiconsumatori americani dato l'apprezzamento dell'euro sul mercato valutario e' fermo. C'e' quindi un problema di sopravvalutazionedell'euro che svantaggia pesantemente le esportazioni.Il rischio, sopratutto in Europa, e' l'inizio di una rincorsa prezzi e salari in un mercato del lavoroancora molto rigido e non in grado di adeguarsi alle congiunture economiche (fluttuazioni del ciclo economico). Intanto sul fronte finanziario le perdite stimate ultime saranno circa 400 miliardi di dollari ripartite fra societa' finanziare USAe non USA. Tutto questo lo si inizia a intravedere dagli accantonamenti per perdite nei bilanci che le varie istituzioni finanziariestanno iniziando a mettere in conto bilancio. Se tutto questo avra' ricadute pesanti sul credito e i prestiti all'economia questonon siamo in grado di capirlo ancora. Intanto movimenti spericolati di pura speculazione si stanno verificando in borsa dove siail petrolio che l'oro tornano a cifre piu' fisiologiche, segno che le istituzioni finanziarie hanno finalmente venduto in massa su quei mercati completando la loro strategia di recupero delle perdite. La situazione recessiva americana e quindi il rallentamentodell'economia infatti non potevano di certo aumentare la richiesta di petrolio e di conseguenza aumentarne il prezzo, il fenomenoera quindi puramente speculativo e prima o poi sarebbe stato smascherato (anche i paesi dell'OPEC non vedevano l'opportunita' diaumentare la domanda a fronte di una invariata se non diminuita richiesta di oro nero).In sintesi quindi l'America spera che la caduta dei consumi interni congiuntamente con la svalutazione del dollaro avra' un effettopositivo sui conti con l'estero, era gia' accaduto che la crisi dell'immobiliare abbia aperto la strada a un miglioramento deglisquilibri commerciali con effetti sulla valuta. Il mercato azionario si sta muovendo di conseguenza puntando su societa' rivolteall'export e alle grandi marche, tenendo presente che non sara' piu' l'economia interna a trascinare i consumi e il fatturato, gliutili dipenderanno da quanto i gruppi USA riusciranno a penetrare i mercati esteri. Inoltre la crisi dei mutui subprime e dellafinanza creativa e strutturata ha scosso il sistema finanziario mondiale instillando sfiducia. Lo spaventoso effetto leva deiprodotti finanziari si e' sgonfiato e le banche ne pagano le conseguenze svalutando miliardi di dollari di crediti o titoli.Ora il vero problema è che ora nessuno si fida più di loro: sul mercato interbancario, quello attraverso il quale le banche si prestano soldi l'una con l'altra, i tassi sono sempre elevati. Segno che le stesse banche si guardano con sospetto l'una con l'altra. Questo sta creando conseguenze negative a catena. E sta spingendo gli investitori a tenere stretta la liquidità.I fondi hanno in portafoglio tanta liquidità come non era mai successo nella storia. Questo, più che l'andamento dei listini, è il vero termometro della crisi. E' un po' la teoria della moneta buona e della moneta cattiva, quella che circola ora e' monetacattiva di valore spazzatura mentre conservata come liquidita' c'e' la moneta buona, il che fa pensare che ci saranno pesantirestrizioni sul credito da qui in avanti.

sabato 2 febbraio 2008

Analisi Petrolio: secondo tempo

Come sostenevo nel primo post (http://lorenzoprosperi.blogspot.com/2007/11/analisi-sulla-bolla-petrolio.html) in cui analizzavo l'innalzamento dei prezzi del petrolio si e' trattato a mio parere di una mossa speculativa di cui oggi anche i giornali finanziari si stanno accorgendo
Sono state delle prove tecniche di trasmissione che hanno dato i loro primi positivi risultati, infatti oggi vediamo pubblicati i risultati da record di Exxon Mobil. Chi e' Exxon? La statunitense Exxon Mobil Corporation è la prima impresa mondiale dell'energia per capitalizzazione di Borsa, un gigante attivo nell'esplorazione, estrazione, trasporto, raffinazione e vendita di petrolio, gas naturale e derivati, nella petrolchimica e nella chimica fine. Nell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2002 i ricavi di Exxon Mobil sono calati del 4% a 204,51 miliardi di dollari, mentre l'utile netto prima delle componenti straordinarie è calato del 25% a 11,46 miliardi di dollari a causa della contrazione dei margini di vendita e di raffinazione del petrolio e del rallentamento delle attività nel settore del metano. Il titolo XOM è quotato al Nyse: nell'ultimo anno il range è stato tra un minimo di 29,75 dollari e un massimo di 44,579, con una capitalizzazione di circa 230,3 miliardi di dollari.
Malgrado Exxon abbia riportato nel quarto trimestre del 2006 la prima flessione degli utili in tre anni (-4,3%) a causa del calo del greggio e dei prezzi dei carburanti, Exxon Mobil ha registrato nel 2006 un livello degli utili mai raggiunto nella sua storia. Nel ultimo trimestre, la "big" petrolifera ha registrato un netto di 10,25 miliardi di dollari, pari a 1,76 dollari per azione, rispetto ai 10,71 miliardi di dollari, con 1,71 dollari per azione, dello stesso periodo del 2005. Il dato si è comunque attestato al di sopra delle attese del mercato di 1,51 dollari per azione. In discesa del 9,4% il fatturato a 90,03 miliardi di dollari dai 99,34 miliardi di dollari dello scorso anno. La vera sorpresa è però giunta dagli utili complessivi che nel 2006 sono ammontati complessivamente a 39,5 miliardi di dollari, in rialzo del 9,3% rispetto a quelli del 2005. Si tratta del maggior guadagno di sempre per qualsiasi società americana, e ricordiamo che il precedente primato del maggior guadagno apparteneva sempre alla Exxon.
Inoltre in Italia Eni cresce più degli altri ed è passata da 1 milione di barili al giorno nel 2000 a quasi 2 milioni nel 2008. A queste dichiarazioni dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, l'azione del colosso oil ha accelerato al rialzo in Borsa e ora guadagna l'1,34% a quota 21,88 euro, complice un prezzo del petrolio in rialzo (sopra 92 dollari in pre apertura a New York) dopo che l'Opec oggi ha deciso di lasciare la produzione quotidiana invariata ai livelli attuali e di aspettare il prossimo meeting del 5 marzo per riprendere in esame la questione.
L'intero settore oil europeo sale allo Stoxx dello 0,99% sulla scia anche dei profitti record di Exxon. Il colosso del petrolio ha guadagnato 11,66 miliardi di dollari nel quarto trimestre, il 14% in più di un anno fa. Le vendite sono aumentate del 29,5% a 116,64 miliardi.
Analisi Macroeconomica:
L'Opec in sostanza da deciso di prendere tempo: la speranza è che per allora siano divenuti più chiari i contorni del quadro macroeconomico mondiale. La drastica manovra di riduzione del costo del denaro portata avanti dalla Fed rischia di indebolire ulteriormente il dollaro che è la divisa di riferimento del greggio.
Se il dollaro dovesse scendere ancora risentendo dei recenti tagli dei tassi di interesse, il costo del petrolio espresso in dollari potrebbe tornare a salire nuovamente riagguantando la soglia dei 100 dollari il barile. E l'Opec teme che un barile a questi prezzi in un contesto macroeconomico recessivo possa avere un pesante effetto sulla propensione ai consumi degli occidentali e in particolare degli americani.
Proprio per questo motivo, alcuni esperti ritengono che l'Opec inizierà nel corso dei prossimi mesi a ridurre in silenzio la produzione quotidiana. Ora infatti il prezzo del petrolio limita le perdite sul listino Nymex dove il Wti fa segnare prezzi in calo rispetto ai fixing precedenti grazie al taglio dei tassi di interesse americani da parte della Fed. C'e' da sottolineare anche il fatto che l'Opec ha stimato che la domanda di petrolio nel 2008 crescerà di 1,3 milioni di barili al giorno rispetto al 2007 a una media giornaliera di 87,1 milioni di barili. La stima, contenuta nel rapporto mensile dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di greggio, è invariata rispetto all'ultima valutazione. Saranno soprattutto i Paesi non Ocse a contribuire all'aumento della domanda rispetto al 2007, con un incremento di 1,1 milioni di barili al giorno (80% della crescita totale). Per i Paesi Ocse, invece, il rialzo della domanda sarà soprattutto legato al Nord America (+0,3 milioni di barili al giorno), quando per la Cina è previsto un aumento della richiesta di 0,4 milioni di barili al giorno a una media di 7,98 milioni. Proprio la Cina ultimamente sta attraversando la peggiore crisi energetica della sua storia. Si da la colpa al freddo e alla neve, ma mancano all'appello ben 70 Gigawatt, pari all'intera produzione della Gran Bretagna. Si parla di decine di milioni di persone senza elettricità, di centinaia di migliaia bloccate alle stazioni ferroviarie (in Cina i numeri sono sempre enormi), e di chiusura di miniere di carbone per motivi di sicurezza... finalmente se ne sono accorti, chissà. Anche la siccità ci sta mettendo lo zampino, diminuendo la produzione idroelettrica per mancanza d'acqua. Sono stati chiuse parecchie centrali a carbone, sarà forse una prova generale visto che incredibilmente la Cina diventerà importatore di carbone entro un anno. Non a caso, il governo ha imposto una moratoria sulle esportazioni di carbone. Ma la Cina non è l'unica a stare al buio: ancora più incredibile è la situazione sudafricana. La richiesta di elettricità è talmente aumentata nell'ultimo anno, che semplicemente... non basta. Anche qui, tra governo e compagnie estrattive comincia anche il solito braccio di ferro: se le compagnie continueranno a vendere il carbone all'estero, il governo continuerà a chiudere loro i rubinetti delle forniture elettriche. Siamo al razionamento, le miniere d'oro hanno deciso di chiudere i battenti, e la stessa cosa succede in Zimbabwe dove a causa della crisi energetica la produzione aurifera cala di quasi il 40%. Chissà cosa succederà, con l'oro che già più volte ha sfiorato i 1000 dollari l'oncia...
Alcuni analisti sostengono che in questo 2008 il prezzo del petrolio si abbassera', lo credo probabile anche io perche' la situazione economica potrebbe registrare un calo generale con tendenze recessive e l'inflazione tende a salire, e inoltre perche' questa prima speculazione sul prezzo ha gia' portato buoni profitti nelle tasche di chi in questo momento doveva guadagnare (vedi Exxon) per affrontare eventuali pesanti investimenti in grado di affrontare le sfide energetiche del futuro e quale posto migliore dove recuperare soldi se non sul mercato.
Prospettive:
Intanto sul fronte "fonti di approvvigionamento" gli occhi stanno puntando sull'Antartide e la strategia globale per l'energia e' una penosa litania recitata da tutti i governi occidentali di comune accordo:
investiremo in più impianti di carbone a basse emissioni, rivoluzionarie tecnologie per energia solare ed eolica, energia nucleare pulita e sicura. La situazione e' chiara, se vogliono continuare a trivellare tutto il sottosuolo terrestre e marino del mondo possono farlo e hanno modo di trovare i finanziamenti speculando sul prezzo e hanno la possibilita' anche di trovare parecchio petrolio ancora. Il problema vero e' se vogliamo che la cosa continui perche' la richiesta di petrolio aumentera' sempre di piu' e le risorse della terra verranno sempre di piu' depauperate a ritmi crescenti con l'aggravante di generare solo una quantita' di materiale di scarto (e cioe' i rifiuti di ogni genere) che sta invadendo ogni spazio vivibile del pianeta.

Riferimenti:
1) http://petrolio.blogosfere.it/

venerdì 1 febbraio 2008

Asimmetrie informative: caso di studio il Petrolio

Perche' l'informazione e' fondamentale nella vita di tutti i giorni? Perche' da un'esatta conoscenza dei fatti e dalla possibilita' di recuperare tutte le informazioni necessarie ed sopratutto dall'esattezza delle stesse dipende anche la gestione delle nostre risorse, dell'economia di tutti i giorni, della giustizia sociale, insomma regola ogni istante della nostra vita.
Nella vita produttiva di un paese l'impossibilita' di avere informazioni complete ed esatte da vita a fenomeni di moral azard o di selezione avversa che altro non sono che comportamenti che tendono a favorire gli interessi personali e particolari a scapito della comunita'. L'informazione ha quindi un valore non solo come arricchimento personale e culturale ma anche un valore economico vero e proprio perche' e' determinante sulla distribuzione della ricchezza e sulla gestione delle risorse.
Anche quello che vi sto dicendo ora non e' esente da errore perche' sono informazioni recuperate dai quotidiani e da Internet sulle quali poi io faccio le mie considerazioni e previsioni. Chiaramente se sono sbagliate le basi, e cioe' la correttezza dell'informazione, crolla tutto il castello di carte.
Partiamo da una notizia apparsa su un giornale che dice "Lima, petroliera esplode mentre caricava petrolio nel pacifico, affonda con 1300 barili di greggio a bordo". La prima domanda che mi sono fatto e' stata, ma e' possibile che una petroliera contenga solo 1300 barili di petrolio? Andiamo a controllare la notizia con altre informazioni. Su un articolo di repubblica trovo infomazioni riguardo ai barili di petrolio che vado ad elencare. Non tutti sanno a quanto corrisponde l'unita' di misura tipica dell'oro nero e cosa si puo' fare con quella quantita'. Intanto il petrolio viene utilizzato per ricavare energia ma anche per realizzare un'infinita' di prodotti di uso quotidiano.
- trasporti: auto, camioni, navi, aerie dipendono dal petrolio e da questi dipende l'industria e sopratutto il commercio e quindi la produzione e la vendita.
- abbigliamento: il 90% di calze, mutande, scarpe, pantaloni, camicie, giubbotti, è fibra sintetica o altri derivati del petrolio, non esistono abbastanza pecore e campi di cotone per vestire 2 miliardi di persone... pensate 6.
- casa: il 90% di quello che vedete in casa/ufficio/strada è plastica, non esiste abbastanza legno o metallo per fare tutto, il truciolare è tenuto insieme da “colle” derivate dal petrolio.
- elettronica: tutte le cose elettriche ed elettroniche usano plastica, pensate allaguaina dei fili elettrici, ma gli stessi componenti elettrici/elettronici fanno uso di plastica, dunque senza petrolio addio elettricità, addio elettrodomestici, addio frigoriferi, addio computer, addio TV e radio ecc.
- meccanica: tutte le cose meccaniche fanno uso di derivati del petrolio, le guaine, le guarnizioni, il grasso, l'olio, certi componenti di plastica,contenitori...
- vernici: tutte le vernici e colori sono prodotti del petrolio. - igiene: detersivi, saponi, prodotti pulenti vari, ma anche i profumi, deodoranti ecc, sono tutti (salvo rare e costose eccezioni) di produzione dal petrolio. - salute: il 99% delle medicine è prodotta chimicamente dal petrolio, anche l'insulina per i diabetici, farmaci salvavita ed antibiotici! - agricoltura: niente trattori, niente diserbanti, niente pesticidi, niente fertilizzanti, non esiste abbastanza prodotto naturale per tutto, quanto concime servirebbe infatti per sostituire i fertilizzanti chimici attuali?
Quindi dal petrolio raffinato si ricavano circa una ventina di prodotti, e se energia per l'elettricità, benzina e gasolio fanno la parte del leone, dal barile il petrolio arriva nelle case sotto forma di bottiglie e oggetti di plastica, polistirolo fino ad alcuni tessuti di abbigliamento, come il polyestere. Allora un barile equivale a 159 litri di petrolio pari a circa 135 chili. Da un barile di petrolio, infatti si possono ricavare ben 1.750 bottiglie di plastica da un litro e mezzo, quelle comunemente usate per acqua minerale e bibite. Servono all'incirca 2 chili di petrolio per fare 1 kg di plastica per alimenti (Pet). Quindi da un barile di petrolio si ricavano circa 70 chili di Pet. Tenuto conto che una bottiglia da un litro e mezzo pesa circa 40 grammi, da un barile si possono produrre qualcosa come 1.750 bottiglie.
Secondo alcune stime di tecnici del settore, da un barile si ricavano circa 50 litri di benzina e altrettanti di gasolio. I carburanti da soli rappresentano il 55% del barile di petrolio: il 23% diventa gasolio auto mentre un altro 22% benzina. Segue l'olio combustibile (20%) per utilizzi industriali o per la produzione elettrica. Un altro 10% serve per il gasolio riscaldamento mentre un altro 7% è destinato alla produzione di kerosene, il cosiddetto jet-fuel per i trasporti aerei commerciali e militari. Un altro 5% viene usato poi per ricavare gpl auto e riscaldamento mentre una quota uguale è destinata ai bitumi (il materiale, ad esempio, per realizzare gli asfalti) mentre il 3% del barile serve per i lubrificanti. A completare l'utilizzo c'è poi un'altra quota, intorno al 5%, di uso delle raffinerie, gli impianti cioè di trasformazione dell'oro nero in prodotti lavorati.
In Italia consumiamo mediamente 5 litri di petrolio al giorno per persona, ossia circa un barile di petrolio al mese. Il consumo di petrolio annuale medio per una famiglia di 4 persone in Italia si aggira quindi intorno a 7.760 litri.
Tenuto conto che un barile nel contiene 159 litri, in termini energetici il suo valore è di circa 1.650 chilowattora. Tenuto conto che il consumo medio mensile di una famiglia è di 225 chilowattora, un barile di petrolio corrisponde, all'incirca, ai consumi familiari in sette mesi e mezzo.
Cercando su Wikipedia trovo che le petroliere sono navi cisterna di diverso tonnellaggio, adibite al trasporto di carichi liquidi, non necessariamente idrocarburi. Sebbene sia vero che la maggior parte delle navi cisterna sia adibita al trasporto del greggio o dei prodotti derivati, queste navi possono anche trasportare olii vegetali. Oltre agli oleodotti l'unico modo per trasportare grandi quantità di greggio è quello di ricorrere a queste navi. Le navi cisterna vengono classificate in base alle loro dimensioni:
ULCC (Ultra Large Crude Carrier) navi con portata superiore alle 300.000 tonnellate (le piu' grandi navi al mondo); => facendo due calcoli dovrebbe trasportare piu' di 2 milioni di barili.
VLCC( Very Large Crude Carrier) petroliere con capacità di carico superiore alle 200.000 tonnellate; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare piu' di 1,5 milioni di barili.
SUEZMAX - petroliere tra le 125.000 e le 200.000 tonnellate di capacità che possono transitare nel Canale di Suez;
AFRAMAX (American Freigh Rate Assessment) petroliere con capacità compresa tra le 125.000 e le 80.000 tonnellate; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare minimo 600 000 barili.
PANAMAX Navi dalla capacità di trasporto compresa tra le 50.000 e le 79.000 tonnellate e che hanno una larghezza massima di 32,2 metri e quindi in grado di transitare nel Canale di Panama; => facendo due calcoli dovrebbe trasportare minimo 300 000 barili.
Al di sotto di queste dimensioni si adotta il termine di Porta-Prodotti (Product Carriers in Inglese) in quanto il traffico principale per queste navi è il trasporto di prodotti di raffineria e non più di petrolio greggio. Si usano ancora i termini LR (Long Range), e MR (Medium Range) a seconda delle dimensioni delle navi.
Le loro dimensioni e la loro stazza fanno sì che abbiano una manovrabilità molto scarsa, tanto che lo spazio di arresto di una di queste navi si misura in miglia. Inizialmente non potevano effettuare lo scarico del combustibile attraccando direttamente ai moli, in quanto i porti non potevano ricevere navi così imponenti. Pertanto si ricorreva a naviglio minore per trasferire il carico dalla nave, che rimaneva al largo, alla terra ferma. In seguito molti porti si sono attrezzati con impianti di pompaggio posti al largo. In questo caso il combustibile viene trasferito per mezzo di oleodotti che collegano la terra con l'impianto.
Da un sito che riporta i maggiori 25 disastri ecologici dal 1967 al 2002 trovo questo:
"14 aprile 2001 - Emirati arabi naufraga la petroliera Zainab, versate 1.300 tonnellate di carburante."
In conclusione, visti i numeri sono tentato di pensare che la notizia e' stata riportata male, forse hanno confuso i barili con le tonnellate. Questo ci fa riflettere molto sulla qualita' dell'informazione che abbiamo e su chi riporta le informazioni e ci fa pensare che forse tutti i giorni non abbiamo accesso ad informazioni complete e corrette e tutto questo non ci permette di sapere ma sopratutto di capire come funzionano le cose. L'ignoranza di come girano le cose, di quali e quanti compromessi vengono messi in atto per garantirci il nostro attuale stile di vita permette all'attuale classe politica e imprenditoriale di mantenere le loro posizioni attuali e di godere di privilegi.
Riferimenti:

giovedì 31 gennaio 2008

Collusi con i propri interessi

Siamo l'Italia delle mazzette, dei collusi, delle clientele, ma sopratutto dell'interesse privato su tutto. Queste persone non solo stanno rovinando l'Italia ma l'effetto emulazione ha portato a un decadimento di tutte le regole civili e morali che rappresentano l'anello fondamentale di congiunzione tra il diritto scritto ed applicato e la vita di tutti i giorni. Tutto questo con l'aggravante che l'acaparramento di soldi, posizioni sociali e le sacche di inefficienza diventano costi enormi che vengono scaricati sulla societa' civile che a testa bassa lavora per portare avanti il paese.
A Reggio Calabria la clinica privata "Villa Anya" di proprieta' della famiglia di Domenico Crea, consigliere regionale, viene accreditata, pur non avendone i requisiti, presso l'ASL locale (notoriamente in deficit ed in passivol alla chiusura di ogni esercizio) che storno' a favore di questa 500 mila euro dalle somme destinate alla spesa farmacautica. Si configura un intreccio politico mafioso nella sanita' calabrese per spartirsi la torta che ha portato all'uccisione del precedente consigliere regionale, Fortugno, perche' ostacolo agli interessi di questo sistema. il Crea era l'elemento cardine del sistema di controllo degli appalti e dei servizi pubblici di sanita', ed era entrato in consiglio regionale dopo l'omicidio Fortugno. Il delitto suddetto probabilmente e' stato voluto dalle cosche per ripristinare il sistema clientelare. Si fa l'ipotesi che la 'ndrangheta aveva messo le mani sulla sanita' attraverso Crea che e' legato a Giuseppe Pansera genero di Giuseppe Morabito, e controllava assessori e dirigenti sanitari tutti membri di quella "borghesia mafiosa" che tutela is suoi "interessi privati". Questo meccanismo determinava anche le assunzioni avendo come conseguenza diretta il controllo del territorio in termini di migliaia di voti da spendere nelle elezioni. Dalle intercettazioni si ha un'idea del giro di affari, dice il Crea al telefono: "con la sanita' hai 3 miliardi e 360 milioni di euro l'anno. Poi ora con i contributi del 2007 si entra nei servizi sociali e ti prendi un'altra bella fetta di conti". Tutto questo ha generato inefficienza e incompetenza che possono riassumersi in una negata sanita' per i cittadini.
A Bergamo nella sede centrale della Calcestruzzi S.p.A., la piu' grande impresa italiana nella fornitura di materiale per l'edilizia controllata dall'Italcementi, finiscono in manette alti dirigenti e anche Mario Colombini, amministratore delegato della societa'. I capi d'accusa sono truffa, intestazione fittizia di beni, e favoreggiamento della mafia. La societa' attraverso una doppia fatturazione avrebbe creato fondi neri giocando sulla produzione di calcestruzzo scadente da impiegare negli appalti pubblici. Da qui la preoccupazione del GIP che ha ordinato il sequestro del porto di Gela e del tratto autostradale A20 Palermo-Messina costruiti con calcestruzzo depotenziato. A quanto si legge dall'ordinanza di arresto, alla quale sono seguiti sequestri di impianti e stabilimenti di betonaggio e cave, uomini di Cosa nostra avrebbero attinto in Sicilia, dove grazie alla mafia la Calcestruzzi ha il monopolio degli appalti, da questi fondi neri. La commissione antimafia grida all'intreccio infame tra economia e mafia che ha generato un disegno criminale che avrebbe potuto provocare delle vere stragi.
A Milano e' partita un'inchiesta, poi allargata a tutta Italia, che ipotizza un raggiro di 500 milioni di metri cubi di gas pagati dagli utenti e mai erogati. Questa truffa sarebbe stata giocata sui contatori troppo vecchi che non vengono sostituiti perche' non esiste nessuna legge che lo imponga ai distributori. I contatori vecchi conteggiano all'utente un volume di gas maggiore di quello effettivamente erogato a volte toccando punte del 15%. Sotto accusa sono l'Eni, divisa in Snam rete gas e Italgas, Aem e Arcalgas per i quali si ipotizza il dolo consapevole e condiviso fra i tre soggetti che avrebbero cosi' dato vita a un'associazione a delinquere.
In piccolo anche nella vita di tutti i giorni adottiamo per emulazione gli stessi comportamenti dando vita a una guerra tra poveri per l'acaparramento delle risorse, e dove prendiamo togliamo da un'altra parte. E' forse un disperato tentativo di recuperare il mal tolto?