Bene, oggi ho scoperto con profondo stupore che oltre agli innumerevoli post che ho scritto su tematiche economico finanziarie qualcuno legge piu' spesso post riguardanti altre mie strampalate tematiche. Per cui oggi vestiro' la parte del predicatore di folle. I tempi sono maturi. La chiesa gia' muove i suoi primi passi per portare sotto la sua ala rassicurante il maggior numero di pecorelle smarrite. Le invisibili reti di sicurezza e di certezze che proteggevano gli individui singoli si stanno sgretolando pian piano e rischiano la caduta nel precipizio senza fondo. La crisi dei mercati finanziari, il basso potere d'acquisto, il degrado degli ambienti cittadini, l'isolamento e il senso di alienazione degli individui di fronte a difficolta' insormontabili, la criminalita', l'inettitudine dei governanti, la presa in giro continua e senza pudore dei governanti. Uomini governati da uomini. Governanti e potenti che si sentono al di sopra delle condizioni di vita della gente comune e che impongono la loro autorita' a suon di soldi. La vita perde di significato se rapportata alla consapevolezza di vivere in uno stato di schiavitu' psicologica, frenati da una valanga di tabu' incrollabili quali "il potere viene dai soldi", "governare uno stato e' un mestiere difficile e che solo pochi possono fare", "se non hai soldi sei un poveraccio, un reietto e devi avere vergogna di cio'". Chi decide che un uomo sia migliore di un altro, quale e' il parametro di valore? Sono i soldi e il potere. Questo e' peggio del nichilismo, dell'annullazione cosciente di ogni valore oggettivo, questa e' l'imposizione di un impalcatura di valori artefatti che poco hanno a che fare con la giustizia, la verita' e la morale. E' necessario risvegliarsi da questo incubo, ma prima di questo bisogna pentirsi. Pentitevi di non aver mai fatto nulla per impedire tutto questo, di aver affossato la vostra coscienza tra una partita di calcio e una discoteca. Pentitevi di aver lasciato le nuove generazioni a raccogliere gli scarti prodotti dalla nostra societa' condannandoli quindi a vedere trasmissioni insulse e diseducative, a cercare nella droga il lenimento al loro vuoto interiore, a puntare a lavori che non producono valore per la comunita' ma solo molti soldi, a mortificare le loro passioni e peggio a non aver neanche la possibilita' di scoprirle mai. Pentitevi di non aver mai fatto nulla, di essere rimasti fermi a guardare il mondo andare in rovina, di aver tratto profitto dalle difficolta' dell'altro, di aver dimenticato di ragionare con la vostra testa, di esservi fatti gregge dietro le sottane del primo pastore che vi ha radunato. Pentitevi di essere stati fino a ieri dei perfetti cojoni. Se il vostro pentimento sara' sincero vedro' le piazze riempirsi di manifestanti.
Chi sono?
Nasco primogenito in quel di Roma nel 1969 in una via foriera di mirabilanti e inimmaginabili prosperi futuri: via Lorenzo il Magnifico. Ancora attendo l'avverarsi di questa profezia. Per sommo errore una volta giudicato maturo dall'istituzione scolastica scelgo di fare Ingegneria. Questa scelta cambiera' drasticamente il mio destino e le mie inclinazioni mortificando inconsapevolmente ogni mia aspirazione e interesse. Dopo aver pagato a suon di stempiatura e diradamento di capelli la mia scelta vengo fagocitato dalla triste e mediocre realta' del lavoro da cui ancora oggi provo a stento di liberarmi con tutte le mie forze, ma oramai la routine ha fiaccato ogni mia velleita'.
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giovedì 9 ottobre 2008
venerdì 28 marzo 2008
Le nuove generazioni e il futuro
Oggi facevo una semplice considerazione sulle nuove generazioni. Anche se non ho un'eta' veneranda si puo' dire che sono stato giovane in passato e ora non posso piu' considerarmi tale. Quello che ricordo della mia gioventu' e' la spensieratezza, la tranquillita' e gli interessi. Se guardo a dove stiamo andando oggi posso rivolgere uno sguardo al passato e so dove vorrei che fossimo diretti, ho ben saldi i miei punti di riferimento. Per chi cresce oggi nella societa' moderna forse non puo' piu' fare affidamento neanche sulla speranza di un futuro migliore perche' non ha mai conosciuto tempi migliori e quindi non sa a cosa aspirare. E nel vortice della modernita' si sono persi i valori, l'educazione, la disciplina, l'integrita', il rispetto, la speranza, la solidarieta' e la memoria storica. Quello che insegna oggi la societa' moderna e' l'individualismo e la liberta' da ogni vincolo conquistata con la sopraffazione dell'altro. L'unica legge che viene rispettata e' quella soggettiva, una prospettiva relativistica che ci portera' verso la separazione dell'individuo dal nucleo della societa'.
venerdì 7 marzo 2008
L'uomo nella sua incompletezza
Arrivati oramai nel futuro dobbiamo domandarci cosa siamo diventati. Cosa ci differenzia dal mulo da soma, dallo schiavo? La cultura degli individui e i sistemi educativi sonon diventati degli strumenti inefficaci e la formazione del capitale umano si ferma allo stadio embrionale trasformando gli individui in automi pieni di pregiudizi e timori. Perche' esistono tanti avvocati? Perche' la divisione del lavoro ha deviato verso forme di chiusura elitaria che pregiudicano il quieto vivere e la piena consapevolezza degli individui. Oggi in Italia se vuoi conoscere la legge devi usare 3 anni della tua vita per comprenderne le peculiarita' e le applicazioni pratiche. Ma in un paese che si basa sul diritto per regolare le dinamiche comportamentali degli individui questo non e' concepibile. Esistono migliaia di leggi e regolamenti e mentre da una parte c'e' un esercito di avvocati e giuristi che le conoscono e le applicano dall'altra parte c'e' un fiume di individui che non le conosce affatto quando invece dovrebbero far parte del loro "manuale di istruzioni per l'uso". Perche' l'apparato educativo statale non e' interessato a far conoscere la costituzione e il diritto alle giovani generazioni? Allo stesso modo la divisione del lavoro specializza gli individui in categorie creando delle elites che molto spesso giocano sullo stato di necessita' che altri individui hanno per rivolgersi alle loro competenze, penso ai dentisti come ai dottori e ai politici. Il benessere ci ha portato a dipendere ognuno di noi da qualc'un altro in un rapporto vizioso e morboso dove il potere contrattuale e i meccanismi solidaristici sono sovvertiti e il rapporto viene sbilanciato diventando dipendenza da sottomissione. Ogni individuo sa fare solo un mestiere e il suo universo materiale e culturale si ferma li'. Tutto il resto, le sue necessita' materiali e spirituali le acquista da altri individui in un mercimonio di necessita' in cui non e' assicurata la qualita' del prodotto. Lo spirito critico e la voglia di conoscenza vengono mortificate precludendo all'individuo quel percorso di crescita interiore, quell'ampliamento dei confini della conoscenza che potrebbero portarlo alla completezza. Invece permaniamo nel nostro stato di menomazione materiale e spirituale fino alla fine dei nostri giorni.
Quello che e' mio e' anche tuo
Pensate di possedere qualcosa in modo esclusivo in questo paese? Al contrario, la maggior parte delle dei beni durevoli che possediamo sono anche di altri, in qualche modo. Sulla macchina paghiamo l'assicurazione, il bollo, la manutenzione e la benzina. Con tutti questi balzelli potremmo considerarlo un bene in affitto piuttosto che un bene posseduto. Sulla casa paghiamo l'ICI, paghiamo le utenze, paghiamo la manutenzione, paghiamo le imposte comunali e regionali, e in alcuni casi paghiamo il mutuo. Anche in questo caso sembra piu' un bene in affitto che un bene interamente posseduto. La stessa cosa per le utenze e i servizi e ci ritroviamo a dover dipendere in tutto e per tutto da un servizio che ci offrono altre entita'. Se ci fermassimo a queste considerazioni di base non ci sarebbe nulla di strano, e' solo il paradigma della societa' produttiva moderna in cui il sistema si e' organizzato per fornire ai cittadini una qualita' della vita di un certo livello. Ma se pensiamo che tutti questi "affitti" li paghiamo sempre di piu' e che col tempo aumentano sempre di prezzo, allora in questo caso le cose assumono un'altra prospettiva. Perche' dovrei arrendermi a un sistema che mi rende completamente dipendente da lui e i cui costi diventano sempre piu' insostenibili. Se mi trovassi nella condizione di dover lottare per la mia sopravvivenza i costi anche alti sarebbero sostenibili in quanto avrebbero un senso pratico, ma dover sopportare costi sempre piu' altri per pagare un grossa "mammella" dalla quale ognuno di noi e' costretto ad allattarsi e' una vita da cani. E' la maledizione scagliata da Dio ad Adamo ed Eva fatta realta'. Inoltre rende il sistema abbastanza vulnerabile agli attacchi di chi il sistema vuole solo sfruttarlo a suo favore. Perche' e' un sistema che sta trascendendo la realta' materiale del vivere quotidiano, non c'e' piu' un accordo sociale per provvedere alla sopravvivenza e a condizioni di vita migliori ma si sono materializzate delle entita' aliene che hanno perordinato il sistema e che incamerano forze lavoro per erogare i loro prodotti e servizi. Non e' piu' la societa' civile a decidere dell'utilita' e dell'utilizzo del lavoro ma entita' esterne che stanno regolando il sistema a un funzionamento a loro discrezione. La realta' materiale ci sta sfuggendo di mano ed e' fuori dal nostro diretto controllo.
mercoledì 19 dicembre 2007
Cosa ci manca?
E' facile la risposta, e' qualcosa che ho sempre saputo ma non riuscivo ad esprimere. Quando ti si fa un groppo alla gola perche' ripensi a come eri un tempo e a cosa sei diventato adesso. Quando pensi a cosa volevi fare da grande e a come eri spensierato. Quando pensi che anche la persona piu' tranquilla nasconde nel profondo chissa' quali perversioni. Quando fai qualcosa solo se ti torna utile. Quando vedi un mendicante per strada e pensi solo che ci sta speculando e tu invece sei costretto ad alzarti tutte le mattine presto per andare a svolgere un lavoro che neanche ti piace. Quando guardi uno dei tanti pagliacci in giacca e cravatta che come te sta in fila nel traffico per andare a raccontare balle in uno squallido uffico e si sta provando guardandosi nello specchietto retrovisore la maschera che indossera' una volta varcata la soglia dell'ufficio. Quando pensi alla stessa maschera che dovrai indossare te per proteggere quel profondo di intimita' che non concederai mai a nessuno. Quando pensi che gli altri non sono individui dotati di intelligenza ma automi che movono ogni azione solo per inerzia, zombi lobotomizzati che svolgono il loro compito e che ogni tanto danno di matto. Quando pensi che il problema della societa' moderna non sono la poverta', la corruzione o la criminalita' ma la pazzia e la paranoia che sta contaminando ognuno di noi. Quando sei sotto il peso di tutto questo lo capisci bene cosa ti manca, perche' l'hai perso per strada, ti manca la magia. Il mondo e' meno banale con un po' di magia. Senza magia uno scenziato e' un ottuso calcolatore elettronico, senza magia un economista e' un banale ragioniere, senza magia un politico e' un imbonitore di folle, senza magia la vita e' priva di significato.
quell'indefinibile voglia di destra
Oggi la conferma che non sono una voce solitaria a gridare che si e' alzato un vento di destra. Ieri scrivevo, come gia' scrivo da un po' di tempo, che i tempi sono maturi per l'ingresso nella vita politica di una figura carismatica ed autoritaria. E proprio ieri il TIME ha riportato in copertina Vladimir Putin il nuovo ZAR della Russia, e lo elegge uomo dell'anno. Secondo la famosa rivista la Russia ha il suon nuovo Zar, il suo nuovo DICTATOR, e il popolo lo ama e ha fiducia in lui per la sua capacita' di aver riportato in vita la Russia dal caos che la stava soffocando. E' solo uno dei tanti segnali che si respirano nell'aria, forse il piu' manifesto. Ma se tendete l'orecchio e cercate di ascoltare con piu' attenzione le notizie vi accorgerete che alcuni nomi sono sulla bocca di tutti e sono portati ad esempio. I vecchi leader perdono il passo e si mettono a gridare in modo sguaiato per attirare l'attenzione ma le loro parole vuote, i loro visi tumefatti ci fanno solo venire la nausea. La stampa e gli intellettuali occidentali con le loro critiche vuote e accondiscententi stanno cercando di coprire ogni traccia di questo nuovo orientamento, e quindi ci fanno passare un'immagine del nuovo Zar come di un freddo, cinico dittatore che sta soggiogando il popolo russo. Possono dire quello che vogliono ma la sostanza non cambia e presto il velo di false congetture cadra' sotto il peso della cruda realta'. A nulla servono piu' tutti gli strumenti di controllo di massa perche' anche essi oramai, forse ingenuamente, pubblicano rapporti agghiaccianti su quella che e' la situazione economica e sopratutto sociale dell'Italia.
Il nuovo avanza a passi da gigante e si porta dietro con se un'aria di rigore e fermezza. La gente vuole qualcuno che si faccia carico seriamente della situazione di declino in cui siamo impantanati e nel profondo sanno che sara' chiesto loro un grande sacrificio, se dall'altra parte non ci sara' una persona ferma ed autoritaria dalle spalle forti la rabbia della gente potra' solo aumentare.
martedì 18 dicembre 2007
l'inevitabile movimento di deriva delle societa' moderne
Sono sempre piu' convinto che la realta' delle cose e' ben peggiore di quel che si possa pensare. Sto parlando nello specifico delle societa' moderne, e prendo come esempio l'Italia, e dei comportamenti degli individui all'interno delle dinamiche sociali. A mio modo di vedere parlare di tessuto sociale oggi significa essere lontani anni luce dalla verita'. Oggi la societa' non e' compatta, non ha un'identita' comune e una voce comune ma e' la composizione piu' o meno coatta di tanti piccoli e isolati universi individuali. Inesorabilmente gli individui stanno andando alla deriva e si sentono costretti all'interno di un meccanismo fatto di regole oramai insostenibili anche interiormente. Non sopportiamo i nostri vicini di casa, siamo costretti a scambiarci umori ed odori in metropolitane scomode ed affollate, non riusciamo piu' a capire il senso del nostro lavoro se non quello di ricevere piu' soldi e forse riconoscimenti. La comunita' non esiste piu' come concetto ma al suo posto c'e' piu' una convivenza coatta fatta di sopportazioni e privazioni. Ognuno per se e dio per tutti. Vediamo un sopruso in ogni atteggiamento e una discriminazione o privazione di quelli che riteniamo diritti acquisiti. E come se non bastasse quando alziamo gli occhi alla ricerca di una guida che ci traghetti verso il futuro vediamo le facce della nostra gerontocrazia: i politici. Ma non esiste un ospizio anche per loro? Continuero' a ripetermi ma ci sono tutte le premesse per l'ascesa di un dictator, come e' sempre successo in tutte le grandi societa' in declino. Fin'ora nessuno e' all'altezza di sostenerne l'incarico e l'autorevolezza richiesta. L'unico prodotto di questa societa' corrotta e in declino sono solo mezze calzette e uomini mediocri.
martedì 11 dicembre 2007
il segnale d'allarme del Censis
Non dobbiamo prendere sotto gamba il rapporto annuale redatto dal Censis sullo stato sociale del nostro paese. Per quanto mi riguarda sono convinto che questo sia uno dei tanti segnali, forse il piu' evidente, di un cambiamento radicale all'orizzonte. I nostri politici e la chiesa se ne sono accorti in anticipo e stanno cercando di mettere le mani avanti per calmare le acque, vedremo se avranno successo. Cosa ci dice il Censis? La societa' italiana e i suoi individui sono disillusi dalla politica e dalle istituzioni, e continuano a perdere l'identità collettiva. La societa' si frammenta sempre più e, mossa da pulsioni ed emozioni individuali, si ritrova ad essere una "poltiglia di massa", inconcludente e senza sguardo al futuro. L'Italia poi sta diventando il paese dei telefonini: il loro numero, infatti, sta superando quello dei televisori. E' inoltre un'Italia a due velocita', da una parte lo sviluppo economico sembra positivo, dall'altra una società che non rispecchia lo stesso trend ma anzi se ne distacca. Lo sviluppo economico si muove, infatti, su dinamiche di minoranza (come quella industriale che "non sprigiona le energie necessarie per uscire dallo stallo") che non filtrano fra la gente, non si traducono in processo sociale, insomma le aziende lavorano per fare il loro profitto mentre la gente non vede le aziende con orgoglio e senso di appartenenza. Le persone sono diventate piu' litigiose e aggressive, si va verso la degenerazione antropologica, e ne sono teatro gli stadi e le famiglie. In casa aumentano violenze e separazioni. Aumenta la percezione di poverta' e di scarsi mezzi economici e si fanno strada sentimenti xenofobi e di rivalsa. La criminalita' e' in aumento ed e' forte l'esigenza di sicurezza e la solidarieta' e' diventata selettiva, per il 69% degli italiani in caso del bisogno si può contare sull'aiuto degli altri mentre la partecipazione dei cittadini ai problemi della comunità si diffonde con organizzioni spontanee con altri per un obiettivo comune. Soprattutto sulla sicurezza nei confronti degli immigrati. Forse chi ci comanda gia' l'ha capito, la societa' e' in cerca di una guida, un riferimento solido e che dia sicurezza di prospettive future, chiamano a gran voce un Dictator. Ecco spiegato perche' e' potuto andare al governo uno sconosciuto e insignificante signore, un po' come quando in una lontana Germania vessata dai pagameti dei tributi di guerra e devastata dell'inflazione sali' al potere un mediocre imbianchino follemente ispirato da una visione di un futuro di grandezza. La chiesa dal canto suo serra i ranghi, rafforza la dottrina e declama i valori "imprenscindibili" unico forte legame con una societa' oramai allo sbando. Ma i fili del burattinaio tedesco diffusore di dottrina sono molto sottili. La politica si difende con l'unica arma che ha, la percezione di cambiamento, perche' in politica piu' di ogni altra cosa e' necessario cambiare perche' nulla cambi. E cosi' spuntano i leader di riferimento, i fari nella nebbia, e nascono i grandi partiti per rendere piu' semplice la scelta. Non e' piu' l'ideologia, svuotata di ogni valenza, a guidare le scelte delle masse ma deve essere proposto un nome, una figura di riferimento, qualcuno da seguire. Ma anche questo non basta perche' le scelte che questa guida deve prendere sono difficili e impopolari e non ci sono al momento uomini forti ed autorevoli solo spauriti pupazzi in balia del caos. Quando la societa' sta in queste condizioni o trova un riferimento a cui aggrapparsi oppure si organizza in gruppi con obiettivi comuni, il rischio della deriva e' alto e nessuno, compreso il presidente della repubblica (ah Pertini se ci fossi ancora tu), puo' fermare gli eventi.
Riferimenti:
http://www.censis.it/277/280/339/6366/cover.asp
martedì 6 novembre 2007
Verso un mondo migliore
Una specie di artificiosa legge di darwin pervade ogni ritmo della vita cittadina. Solo se esci da quella che e' considerata una vita mediocre e ti riconosci negli stereotopi di successo costruiti dalle menti malate della societa' moderna, acquisisci l'artificioso consenso della massa e il suo incondizionato riconoscimento. La meta ultima, lo scopo finale, la realizzazione e' la carriera e il successo che ci strappa da una vita di merda. Il traffico, i ritmi impossibili, la competizione, la mancanza di spazi verdi, l'assenza delle pause d'ozio e la solitudine sono il pane quotidiano. Le citta' sono le nuove colture artificiali dei nuovi mali e malesseri dell'uomo moderno, l'uomo consumatore. La depressione, la schizofrenia e la paranoia sono le nuove malattie "patologiche" che ci invadono la psiche, mentre il cancro ci invade il corpo. Ci avete mai fatto caso alle faccie paffute e vitali dei vecchi che vivono nei piccoli paesini rispetto ai visi smorti e gli occhi vitrei dei vecchi di citta'? Le donne in citta' sono le piu' soggette a depressione, mentre i vecchi a demenza senile. E dato che si vive di piu' immaginiamo cosa potranno diventare le nostre citta' future metropoli. Ora qualcuno dice che chiaccherare, socializzare fa bene alla nostra salute emotiva, alla nostra memoria e al nostro rendimento intelletivo, ma la socializzazione non fa parte delle consuetudini della modernita'.
giovedì 25 ottobre 2007
Legge e civilta' inversamente legate tra loro

"La Legge sono IO!"
[Dredd Judge]
Se qualcuno volesse fare uno studio scientifico sull'indicatore della civilta' di un popolo in relazione al volume della giurisprudenza e dottrina presente forse troverebbe una relazione non sempre direttamente proporzionale. Quando parliamo di civilta' parliamo anche di liberta' e alcune organizzazioni per la promozione e ricerca delle liberta' nel mondo basano le loro rilevazioni su indicatori come i diritti politici e le liberta' civili. Per diritti politici si intendono quelle prerogative che permettono agli individui di partecipare in piena liberta' al processo politico come per esempio poter votare liberamente per distinte alternative, competere per cariche pubbliche, unirsi a partiti politici, etc.. Per liberta' civili si intende la liberta' di esprimersi e di credere, il diritto di associarsi o organizzarsi, leggi e regolamenti, l'autonomia personale che non interferisca con lo Stato. Secondo me quando si parla di leggi e regolamenti come indicatori della liberta' civile bisogna stare attenti a come li si maneggia. Prendiamo l'esempio dell'Italia e quello dell'Inghilterra. In Inghilterra l'ordinamento giuridico e' fondato su leggi non scritte e sviluppatosi attraverso i precedenti delle decisioni giurisprudenziali. In questo sistema il ruolo della dottrina giuridica e' limitato e non esiste la codificazione delle leggi. In Italia vale il retaggio del diritto romano che ha portato alla codificazione delle leggi e al prolificare della dottrina che spesso influenza la giurisprudenza. In questo quadro d'insieme in Italia il Parlamento stesso diventa agente attivo nella fabbricazione continua di legge che spesso ha l'apparenza di dottrina e speculazione pura e altre volta ha l'aspetto di ottusa restrizione dei diritti dei cittadini. La legge non ha anima, non e' umana, non si pone questioni morali o di coscienza, la legge viene semplicemente applicata e nei casi peggiori utilizzata a proprio vantaggio, tutto questo perche' e' scritta e quindi e' assoluta. Io sostengo che in un paese dove il numero di leggi, regolamenti, dottrina e giurisprudenza aumentano esponenzialmente ogni anno andando a regolamentare anche i piu' piccoli e infinitesimali comportamenti umani, quel paese imbocca la strada dell'incivilta' andando verso una dittatura ottusa della parola scritta. E' facile vadere oggi come oggi personaggi a dir poco osceni che applicano la legge e le loro prerogative scritte solo per opportunita' e interesse personale, dal punto di vista formale sono inappellabili. Questa e' la dimostrazione di come la burocrazia si autogenera e prolifica e ramifica in tutta la societa', e per burocrazia non intendo solo l'attuale apparato amministrativo, intendo invece la mentalita' burocratica che piano piano incomincia a far parte di ognuno di noi e che ci trasforma in scheggie impazite che operano all'interno di un quadro normativo invasivo. Per me l'Italia e' indubbiamente un paese incivile, anche perche' faccio una piccola e banale considerazione. Se in Italia vale il detto fatta la legge trovato l'inganno questo significa che ogni legge che viene fatta serve in teoria per regolamentare un comportamento sbagliato, ma paradossalmente la legge stessa da vita ad altri e piu' sofisticati comportamenti illegali. Per cui il proloficare della legge potrebbe essere infinito e invece al contrario, non so se per questioni di interessi personali o per semplice stupidita', la legge si sta trasformando in quello che dovrebbe combattere. Non estite piu' la legge scritta che istituzionalizza per cosi' dire un comportamento usuale e consuetudinario della societa' civile, oggi esiste la legge che tenta forzosamente di imporre comportamenti "civili". Ecco perche' viviamo sotto una dittatura della legge che chiaramente ha portato nel tempo alla scomparsa della moralita' e del senso civico nella gente perche' la legge stessa ha invaso quel confine ponendosi di fronte al cittadino come valida alternativa. Ma non potra' mai essere una valida alternativa allla coscienza e al senso di moralita', potra' invece solamente contribuire a farli scopoarire del tutto.
La riscossa del movimento geriatrico
Aggiungo questo post a quello precedente per riportare un articolo segnalato dal blog di Beppe Grillo che fa delle considerazioni sui nostri anziani governanti bacchettati dal Times in occasione della legge scempio Levi-Prodi sulla riorganizzazione dell'editoria. Partendo da presupposti diversi, dato che il mio post veniva da altri presupposti, facciamo entrambe la stessa considerazione. L'articolo del Times e' spettacolare e viene ripreso da Paola Monti nel suo. Si parla dell'assalto geriatrico ai blogges italiani, si parla di una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati, si parla di arzilli "sessantottenni” che non sembrano capaci di adattarsi al mondo moderno, si parla di una lotta per il potere di dimensioni geriatriche in cui vince il piu' vecchio sul meno vecchio (Prodi vs Berlusconi).
Qualunque siano i presupposti le considerazioni sulla nostra situazione porta ad una nostra comune immaginazione sociologica verso le stesse, identiche considerazioni: gerontocrazia.
domenica 14 ottobre 2007
Peter Pan e la capacita' di volare
Il segreto della vita e' dentro di noi e a volte lo esprimiamo senza saperlo. Una semplice frase sulla bocca di un bambino e la metafora e' fatta e nel suo nucleo c'e' il segreto della felicita'. Peter Pan non e' una semplice favola per bambini di pura evasione ma e' anche un modo di riflettere sulle cose belle della vita. All'improvviso in piena notte la finestra della camera da letto si apre e in volo atterra Peter Pan. Peter Pan e' due persone in una, la parte radiosa e la sua ombra. Non a caso la sua ombra non vola mentre lui si. Ed e' subito lotta fra i due opposti per camminare tutti e due all'unisono: la paura e' che la parte grigia e triste di Peter Pan prenda il sopravvento e costringa l'altra parte a seguirla. Poi c'e' la rivelazione di come si fa a volare e questa e' la parte piu' importante. Se ci si concentra su pensieri felici e' possibile volare, una sensazione di "leggerezza" ti pervade ed e' come volare libero da pensieri bui e tristi. E' sbagliato banalizzare questa affermazione come irresponsabilita'. E' conoscenza comune oramai che le persone che crescendo rimangono immature e non sono in grado di prendersi le dovute responsabilita' soffrano della cosi' detta sindrome di Peter Pan che li costringe a restare per sempre bambini. Eppure il concetto e' piu' strutturato di questa interpretazione semplicistica. L'uomo ha bisogno di sognare, senza sogni e pensieri felici la vita e' buia e triste, e' un lento susseguirsi di cose sempre uguali a se stesse che col tempo perdono di significato. Oggi con le guerre, la corruzione, la poverta', l'individualismo, la perdita di speranza l'uomo non riesce piu' a volare e non basta un programma comico per avere pensieri felici. Ci vogliono le condizioni al contorno, l'ambiente per avere pensieri felici e per felici non intendo pensieri che soddisfano la nostra ambizione e la nostra sete di successo e ricchezza, sarebbe troppo deprimente. Vi ricordate happy days? perche' ci piaceva anche se in fondo sapevamo che era un mondo troppo smielato e lontano dalla realta? Perche' la gente era vistosamente felice, era quasi un'ostentazione, una dimostrazione di "ricchezza" interiore e di serenita' che ci piaceva immaginare di poter condividere solo guardando il telefilm. E poi erano altri tempi, c'erano meno problemi, le famiglie monoreddito vivevano bene, i giardinetti erano pieni di bambini giocanti e il cibo che mangiavamo era saporito. Oggi fa tutto schifo, non c'e' speranza che qualcosa migliori e essere maturati e' significato prendere atto che non c'e' nulla da fare e che le cose peggioreranno. Proviamo a pensare a qualcosa di felice, positivo, ci viene in mente nulla? Eppure i pensieri tristi sono cosi' noiosi e cupi. Dobbiamo rieducare la nostra mente a volare, a essere invasa da pensieri felici e forse potremo sperare di contagiare gli altri con questa energia positiva. Se penso a Peter Pan penso al pensiero di pensieri felici e trovo la serenita'. Credo oggi piu' che mai ci sia il bisogno di uomini che riportino la serenita' e la felicita' negli animi della gente per creare una ambiente meno cupo dove vivere e per stimolare ogni giorno l'iniziativa dei singoli individui che oggi si trovano assopiti in uno stato perenne di letargo tormentati da incubi terrificanti.
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