Chi sono?

Nasco primogenito in quel di Roma nel 1969 in una via foriera di mirabilanti e inimmaginabili prosperi futuri: via Lorenzo il Magnifico. Ancora attendo l'avverarsi di questa profezia. Per sommo errore una volta giudicato maturo dall'istituzione scolastica scelgo di fare Ingegneria. Questa scelta cambiera' drasticamente il mio destino e le mie inclinazioni mortificando inconsapevolmente ogni mia aspirazione e interesse. Dopo aver pagato a suon di stempiatura e diradamento di capelli la mia scelta vengo fagocitato dalla triste e mediocre realta' del lavoro da cui ancora oggi provo a stento di liberarmi con tutte le mie forze, ma oramai la routine ha fiaccato ogni mia velleita'.

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giovedì 25 settembre 2008

Come ci stiamo uccidendo

Oggi leggevo sul giornale due notizie apparentemente non correlate tra loro, eppure un'unica veri'ta si cela dietro questi accadimenti.
In prima pagina spiccava il faccione sorridente di Umberto Veronesi che dichiarava "in futuro ci cureremo aggiustando il DNA" e "non serviranno piu' farmaci di origine chimica ma biologica" e "il male fa mutare il DNA e quindi bastera' riparare il codice". Come al solito si curano gli effetti e non le cause, e divremo fidarci di questa "tecnologia" e di questi scienziati e del loro inutile lavoro? Otto pagine dopo compaiono le seguenti notizie:
- Bolle di metano affiorano nel mare artico a causa dello scioglimento dei ghiacci. A causa dello scioglimento milioni di tonnellate di gas stanno fuoriuscendo e per gli scienziati il metano e' 20 volte piu' dannoso del diossido di carbonio.
- Gli scienziati della Gran Bretagna hanno scoperto un equatore chimico chi divide l'atmosfera inquinata dell'emisfero Nord da quella assai piu' pulita del Sud. si tratta di una fascia di 50 chilometri. Servira' a studiare come l'inquinamento si muove nelle masse d'aria.
- Ricercatori statunitensi hanno scoperto un bosco di noci in California che producono salicilato di metile, una sostanza simile all'aspirina.
Tutto questo per dimostrare che gli scienziati che diffondono informazioni sono dei poveri coglioni che ancora non hanno capito che se stiamo male, se spuntano di continuo nuove malattie, se si sciolgono i ghiaccia, se le specie animali e vegetali vengono sterminate non e' per causa naturale ma perche' e' l'uomo stesso che introduce nell'ambiente queste nuove malattie modificando il ciclo naturale. E non e' cambiando la struttura del corpo umano che potremo combatterle ma e' smettendo di devastare l'ambiente naturale che scompariranno. E' veramente diabolico pensare alla scienza e alla tecnologia che si evolvono modificando e devastando l'ambiente per poi studiare la cura. E' un ciclo vizioso senza fine, come il vigile del fuoco che incendia il bosco per procurarsi lavoro. Per poi finire a scoprire che la cura di tutti i nostri mali e' nella natura, e' biologica e non chimica, che mangiando un frutto recupero vitamine che mi evitano di ammalarmi. Senza contare poi su un principio sempre valido che rappresenta anche la piu' grande sfida per la scienza e cioe' che la natura e tutti i suoi frutti vegetali e animali compreso l'uomo sono un insieme di organismi dalla complessita' infinita e lagati tra loro da infinite connessioni. Solo un folle potrebbe pensare di racchiudere tutta questa complessita' in una formula matematica o in una modifica del DNA. Ad ogni azione umana corrispondono milioni di reazioni e conseguenze che cambiano l'ambiente e ne modificano irreparabilmente l'equilibrio. Questa presunzione di avvicinarsi al divino e' diabolica. C'e' cosi' tanto da scoprire nella natura e in tutto quello che ci mette sotto gli occhi e la scienza invece studia come modificare la natura per fargli assumere una forma e una natura che soddisfi i suoi gusti e le sue esigenze. Ma la natura non e' pongo ne plastilina nelle nostre mani ne' l'uomo e' un dio creatore, sempre che ne esista uno.
Non mi fido di questi scienziati, non so che ci stanno combinando a nostre spese, prreferirei vederli giocare col pongo e le costruzioni piuttosto che con la nostra pelle.

venerdì 18 aprile 2008

Protezionismo: materie prime

Insomma questa globalizzazione che porta a sconvolgimenti di dimensioni planetarie non ci sta proprio piacendo. Si e' sempre detto che lo stile di vita occidentale rappresenta uno spreco enorme di risorse e se questo stile di vita fosse adottato anche dai paesi in via di sviluppo sarebbe impossibile per la terra sostenere questa gigantesca domanda di risorse. Perche' le risorse sono limitate, e oltretutto noi abbiamo parecchio materiale di scarto (rifiuti) che "intelligentemente" o bruciamo oppure trasformiamo rendendolo quindi non piu' disponibile per sempre. E' come se stessimo trasformando tutte le risorse di cui abbiamo bisogno in risorse-rifiuto cambiando anche la faccia della terra. Risultato e' che viviamo al di sopra delle nostre possibilita' e a dimostrazione di questo c'e' l'indubbio fatto che il volume di capitale finanziario ha di molto superato la quantita' di attivita' reali. Se in questo mondo ogni cosa ha un prezzo e questo prezzo viene pagato con la moneta questo non significa che aumentando la moneta in tutto il mondo noi possiamo coprare piu' beni perche' al contrario della carta moneta la terra non puo' "stampare" piu' risorse di quelle che riesce a produrre: viviamo in un mondo a risorse limitate. Non e' quindi che mi impressioni piu' di tanto che si ritorni a parlare di autosufficienza per gli stati e di protezionismo e dazi come barriera contro l'esportazione di inflazione e l'impoverimento delle nazioni. La crisi dei mutui sub-prime ha fatto sgonfiare la bolla finanziaria dei derivati strutturati ma se si sgonfia una bolla le perdite vanno recuperate da un'altra parte e cosi' l'attenzione si sposta sulle materie prime. Oramai siamo arrivati al punto che bisogna sostenere il volume di moneta finanziaria altrimenti ci sarebbe un crollo mondiale e nessuno si salverebbe da un ciclo di depressione. E allora il petrolio aumenta di prezzo ma chiaramente la produzione nei paesi OPEC non viene aumentata quando ce ne sarebbe la possibilita'. Mettiamo anche in conto il fatto che condizioni ambientali (uragani) sfavorevoli rallentano la produzione per esempio nel golfo caraibico, come anche le guerre in Nigeria, Iraq e altri paesi produttori. Ma sta di fatto che il 5/03/2008 a Vienna il portavoce dell'OPEC, Ibrahim Hussein , ha dichiarato durante la 148ª Conferenza ministeriale dell'organizzazione che è stato deciso di mantenere invariato l'attuale livello di produzione di greggio. Hussein ha spiegato che il rallentamento della crescita economica americana potrebbe indurre un calo della domanda sul mercato mondiale del greggio, secondo l'OPEC le cause dell'alto prezzo del petrolio sono l'instabilità del mercato finanziario americano, la debolezza del dollaro Usa e i sommovimenti locali. Da notare che USA, Giappone e l'Ue si sono appellati per l' aumento della produzione e Ali al-Naimi, ministro delle Risorse petrolifere e minerarie dell'Arabia Saudita, il maggiore paese produttore di petrolio del mondo, ha affermato che il mercato in generale è "sano" e che le speculazioni sono il motivo principale degli alti prezzi del petrolio. La crisi dei mutui ipotecari subprime e dell'inflazione, ha un impatto sulla crescita economica Usa rallentandola, il che dovrebbe contenere il consumo interno di petrolio. L'OPEC teme che l'instabilità dell'economia americana si rifletta sull' economia mondiale (globalizzazione), contenendo ulteriormente la domanda globale di petrolio. Inoltre, per l'influenza di fattori stagionali e delle alte riserve di petrolio commerciale, l'OPEC ritiene insensato un aumento della produzione. In secondo luogo, la svalutazione del dollaro Usa, le turbolenze nelle principali zone di produzione di petrolio (Iraq, Iran, Nigeria) e il crollo del mercato azionario mondiale hanno indotto speculazioni e investimenti nei futures delle risorse energetiche, provocando la continua escalation del prezzo del greggio. L'OPEC non osa decidere importanti modifiche alle quote di produzione in un momento così delicato per evitare una perdita di controllo del prezzo internazionale del petrolio, che si ritorcerebbe sull'organizzazione stessa. Secondo l'OPEC, non è più possibile controllare i prezzi con il semplice ritocco delle quote di produzione (ecco l'assurdo economico a cui si arriva quando a comandare sono i flussi finanziari che sopravvalutano i prezzi). E poi l'aumento del prezzo del petrolio può arrecare più interessi ai paesi membri dell'OPEC e il previsto contenimento della domanda dei paesi consumatori a causa di un rallentamento dell'economia mondiale portera' al cambiamento del rapporto fra domanda e offerta, col rischio di una nuova caduta dei prezzi.
Sul fronte materie prime agricole la storia si ripete uguale. Il prezzo dei cereali continua a crescere e i paesi che già hanno più difficoltà a sfamare la propria popolazione sono destinati a trovarsi sempre più in difficoltà, chi lancia l'allarme e' la FAO ma anche l'FMI.
In Gazzetta Ufficiale della Unione Europea n. 1 del 4 Gennaio 2008, è stato pubblicato il Regolamento 1/2008 del Consiglio del 20 dicembre 2007 relativo alla sospensione temporanea (fino a giugno 2008) dei dazi doganali dall'importazione di taluni cereali (frumento tenero, frumento duro, segale, orzo avena, granturco, sorgo, grano saraceno) nel corso della campagna di commercializzazione 2007/2008. La misura è stata adottata per far fronte ai problemi congiunturali che hanno colpito il settore provocando un abbassamento delle scorte cerealicole sul mercato comunitario. Inoltre gia' nel 2007 l'Italia era stata autorizata a mettere a coltura 180mila, forse 200mila ettari in più a cereali, circa il 10% della superficie a frumento. La decisione arrivava dalla Commissione Ue. La decisione rifletteva gia' a quel tempo la necessità di contrastare la scarsità di offerta di cereali e la costante impennata nei prezzi. Il prezzo future del frumento tenero ha infatti raggiunto recentemente i massimi storici. Sempre da Bruxelles avevano approvato il piano per ridurre a zero la percentuale di set aside (riposo) dei terreni coltivabili per l'autunno 2007 e la primavera 2008. La decisione sulla messa in produzione dei ''terreni a riposo'' doveva aumentare nelle loro previsioni i raccolti Ue del prossimo anno di almeno 10 milioni di tonnellate. E’ record anche per il prezzo del mais destinato all’alimentazione animale e alla produzione di bioenergie dopo quello già raggiunto nei giorni scorsi da riso e al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. L'aumento del prezzo e' anche frutto del calo nelle scorte statunitensi stimato dal dipartimento dell’agricoltura Usa. Molti paesi produttori hanno deciso di limitare le esportazioni e di investire in nuove coltivazioni nazionali con l’obiettivo di ridurre i prezzi al consumo sul mercato interno. Intanto le tensioni sociali sono in aumento ad Haiti, nelle Filippine, in Indonesia, in Egitto, in Africa (Costa d'Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Madagascar) dove è corsa nei negozi per gli accaparramenti. In Pakistan e in Thailandia si è addirittura dovuto ricorrere all'esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini. Per assicurarsi la disponibilità interna, l'Arabia Saudita ha tagliato i dazi all'importazione per un gran numero di prodotti alimentari come grano, pollo, latte e olio vegetale, in India è stata proibita l'esportazione di riso e ridotte le tasse all'importazione di granoturco, mentre il Vietnam, che è il terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni dell'11 per cento. La Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e raffreddare la crescita dell'inflazione interna, le Filippine, il principale Paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600.000 ettari di riso e se il Vietnam ha deciso di ridurre di un milione di tonnellate le esportazioni per contenere i prezzi interni e garantire la disponibilità alimentare la Cambogia ha addirittura vietato le esportazioni. l'Ucraina e la Russia stanno aumentando le superfici coltivate a grano al pari di quanto è avvenuto in Italia. Inoltre il Governo della Federazione Russa ha deliberato di fissare al 40% del valore doganale il dazio sull’esportazione del grano e meslin. La misura, che sarà in vigore dal 29-01-2008 al 30-04-2008, è finalizzata a limitare le forti spinte inflazionistiche presenti nel mercato dei generi alimentari, scoraggiando l’export delle suddette categorie merceologiche. Nel 2007, la produzione dei cereali in Russia ha raggiunto il 79,7 milioni di tonnellate, miglior risultato dell’ultimo quinquennio. Si incomincia inoltre a registrare anche un aumento dei dazi all’esportazione di carne in Argentina che si sono aggiunti al blocco sanitario imposto dall’unione Europea al Brasile non mancherà di avere effetti sulla produzione nazionale.
La speculazione si e' spostata dai mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime agricole e sono una delle cause dell'andamento delle quotazioni che sono comunque sostenute dalle informazioni sulla scarsità delle scorte, sull’andamento climatico e sull’aumento della domanda di nuovi paesi emergenti come Cina ed India. Sembrerebbe quasi di essere di fronte ad un cambiamento delle gerarchie all'interno dell'economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere per l'agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche.
Dall'altro lato i paesi poveri africani a basso reddito con deficit alimentare pagano una bolletta aumentata del 74% a causa dell'impennata dei prezzi dei cereali (dovuta anche alle nuove restrizioni all'esportazione da parte di alcuni tra i maggiori Paesi esportatori) e delle tariffe dei trasporti e del petrolio. L'inflazione degli alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro reddito, infatti la spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale. Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale nel corso di quest'anno è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. Se l'aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà potrebbe attenuarsi l'attuale situazione di scarsità dell'offerta cerealicola mondiale, ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche.
In una situazione di questo genere dove la globalizzazione e la specializzazione produttiva ha reso ogni paese dipendente dal destino di molti altri e' inevitabile fermarsi a ripensare al modello economico mondiale che sta privilegiando le esportazioni, e quindi le bilance commerciali a discapito del mercato interno. Questo fenomeno non ha fatto altro che importare inflazione e speculazione a livello mondiale e un inevitabile ritorno al protezionismo e all'orientamento al mercato interno. Banalmente alla fine vale sempre la legge che nei momenti di difficolta' prima si pensa a soddisfare gli interessi personali e poi eventualmente quelli della comunita' come ci insegna la cultura capitalistica estrema.
Riferimenti:

domenica 6 aprile 2008

Diluvio Universale: prossimo tragardo

San Paolo, Brasile, una settimana di piogge torrenziali in una zona normalmente arida del nord est del Brasile hanno causato l'esondazione di un fiume causando 15 morti e oltre 50 mila persone. A Londra l'aereoporto di Heatrow e' rimasto fermo a causa di una nevicata. A Sidney il clima troppo caldo mette a rischio le foglie di eucalipto che sono alla base dell'alimentazione dei koala. Antiche leggende e calendari ci ricordano che la nostra epoca si sta chiudendo (2012) e probabilmente si chiudera' con grandi sconvolgimenti ambientali. Forse ci stiamo avvicinando a uno cataclisma di chiusura di un'epoca e con il nostro comportamento forse stiamo accelerando il decorso degli eventi. Intanto continuiamo a sprecare risorse bruciandole e consumandole oppure ammassandole in qualche posto nascosto. E' in atto una trasformazione del tessuto naturale, tutto cio' che era acqua, terra, aria si e' trasformato nel tempo in plastica e altri composti anche radiattivi indistruttibili o con tempi di decadenza infinita: stiamo trasformando il mondo in un pianeta di plastica cambiandone l'aspetto e le dinamiche. Possiamo indubbiamente dire che ci siamo sostituiti a Dio nel "plasmare" questo nostro "unico" pianeta dove viviamo, e stiamo plasmando anche noi stessi creando ogni giorno nuove malattie e nuove patologie. Chissa' come sara' l'uomo del futuro, sempre che abbia un futuro su questa terra.

martedì 11 marzo 2008

Ci estingueremo lentamente

Deve essere una perversione innaturata nell'essere umano quella di andare verso l'autodistruzione della specie. Di oggi e' la notizia che l'esposizione al normale smog da traffico di una citta' provoca un rallentamento dell'attivita' celebrale, il cervello va in tilt e il danno aumenta nel tempo gia' dalla prima mezz'ora. La vita stressante, le pressioni psicologiche, la solitudine, la mancanza di soldi le battaglie quotidiane della vita di tutti i giorni ci portano alla pazzia. Sempre piu' notizie di cronaca nera e di violenza all'interno delle famiglie occupa le pagine dei giornali. Anche oggi una ennesima strage familiare che ha come protagonista un chirurgo che ha sterminato la sua famiglia a martellate e poi si e' tolto la vita. Inquinamento a parte, vedi il caso della campania, hanno scoperto che una sana alimentazione cura l'organismo da molte malattie. La cura quindi non sta nelle medicine che riproducono una azione specifica concentrata a volte incompleta se non addirittura dannosa collateralmente. Prima o poi arriveremo a scoprire che non abbiamo mai avuto bisogno di medicine ma semplicemente di mangiare i giusti alimenti nelle giuste dosi perche' gia' madre natura ha pensato alla nostra salute. La nostra arroganza nell'utilizzare l'intelligenza per creare artefatti per renderci la vita migliore si ritorce contro noi stessi e contro la natura fino a portarci all'autodistruzione. Nuove malattie nascono ogni giorno e la causa scatenante molto spesso e' la stessa azione umana che ha cambiato i cicli naturali e le abitudini animali.

lunedì 21 gennaio 2008

Rifiuti: la mia proposta per la raccolta differenziata


Abbiamo capito che il modo piu' virtuoso di risolvere il problema rifiuti e' iniziare da una raccolta differenziata, e' cioe' fare pressione sulla moralita' del cittadino perche' prenda coscienza delle sue azioni e se ne attribuisca la piena responsabilita'. E' in definitiva il concetto di senso civico che in una sana convivenza dovrebbe essere parte integrante della nostra cultura. Ora pero' nessuno si fa una domanda molto elementare: come puo' un cittadino fare la raccolta differenziata in modo semplice? Esistono materiali, composti, confezioni di dubbia destinazione per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, neanche gli esperti sanno bene se debbano essere classificati come rifiuti organici, inorganici, da CDR o altro. E quindi in quale sacchetto lo butto quel rifiuto? Abbiamo fatto un polverone per mettere sulle etichette dei prodotti la composizione e la provenienza a garanzia del consumatore, ora adoperiamoci per metterci anche una classificazione da rifiuto a garanzia del produttore di rifiuti per eccellenza che e' sempre il consumatore. (Poi dovremo passare a classificare i rifiuti industriali e la loro destinazione perche' anche quello deve essere fatto e sara' sicuramente piu' complicato). La mia proposta e' quindi molto semplice, sull'etichetta a caratteri possibilmente cubitali deve essere messa una classifica di rifiuto che va ad indicare al consumatore a quale categoria appartiene il prodotto, in modo che possa gettarlo nell'apposito cassonetto. Perche' nessuno ci ha pensato fin'ora? Con tutte le leggi inutili che esistono in questo stato non se ne potrebbe fare una utile che imponga questa aggiunta alle etichette?

lunedì 10 dicembre 2007

Dulcis in fundo: qualita' della vita

Dopo aver parlato di inflazione, reddito nazionale, potere d'acquisto e poverta' parliamo della qualita' della vita nelle nostre citta'. E' uscito il noto rapporto sulla qualita' della vita che fotografa le condizione delle 103 provincie italiane. Dalla classifica esce fuori un dato globale, il Centro-Nord e' attivo e dinamico mentre il Sud annaspa. In generale comunque peggiora la qualita' della vita e la vivibilita' delle metropoli con Milano al 29° e Roma al 58°, dato quest'ultimo che non fa che confermare le ie convinzioni su quello che Roma e' diventata in questi ultimi 10 anni: un cesso ricolmo di merda fino all'orlo. Mantova e' il cuore verde dell'Italia con lunghe piste ciclabili (cazzo esistono ancora posti dove si puo' andare in bicicletta!!!) e grandi parchi e severi divieti di circolazione nei centri storici (a Roma anche il capo della polizia municipale si fa' passare per handicappato pur di arrivare al centro in macchina e parcheggiare, Roma e' una citta' in svendita). A Catanzaro invece non esiste verde. In tema di sicurezza la citta' piu' vivibile e' Matera con pochissime rapine, omicidi e furti (ci credo che cosa vuoi mai che rubino?) mentre Savona, Bologna e Genova sono le piu' pericolose e anche Roma, Milano, Bari, Torino e Firenze non stanno meglio. Per quanto riguarda gli affari e il lavoro i cuneesi vedono il lavoro non solo come un dovere ma anche come un valore (vallo a dire a tutti i dipendenti pubblici e privati di Roma che se riesci a trovarli al posto di lavoro e' un miracolo, parlamentari inclusi). Cuneo con tutte le sue piccole imprese e' risultata la citta' piu' produttiva d'Italia!!! All'opposto di Cuneo c'e' prevedibilmente Napoli con il piu' elevato livello di protesta per abitante e un elevata percentuale di fallimenti (forse l'unico mezzo che hanno trovato per fare soldi senza fatica'). In quanto a tenore di vita e servizi gli italiani piu' ricchi vivono a Trieste i piu' poveri ad Agrigento, a trieste l'economia e' praticamente tutta terziario. In fine dal punto di vista del tempo libero la citta' dei "balocchi" e' Rimini e a seguire Bologna e Firenze. All'opposto c'e' Caserta dove c'e' ben poco da vedere e da fare e questo la posiziona all'ultimo posto nella classifica del divertimento. Se ora vi state chiedendo perche' un povero disgraziato deve spendere tutti gli anni della sua vita (l'unica che ha a disposizione) per caricarsi di un mutuo che estinguera' solo dopo anni dalla sua morte per comprare una casa in una citta' come per esempio Roma per poi vivere immerso nella merda, allora siete sulla strada giusta per cambiare. Se invece volete far partecipare della vostra gioia del nido domestico galleggiante nella merda anche i vostri innocenti pargoli che nasceranno gia' fradici nelle ossa, con malattie e debolezze polmonari e con un debito sulla testa allora mettetevi in fila con gli altri mutuatari presso un qualunque sportello bancario.

mercoledì 5 dicembre 2007

Forse mangiamo troppo?

Ecco un'altra analisi che viene dall'alto. Come extraterrestri che analizzano i comportamenti della razza umana ecco che cade dall'alto il rapporto dell'International Food Policy Research Institute. La conclusione del rapporto e' che la popolazione mondiale mangia piu' di quanto produce, sono aumentate le bocche da sfamare e sono invece diminuite le braccia per l'agricoltura: infatti siamo circondati da sempre piu' gente che e' stata strappata all'agrigoltura e magari fa il manager da qualche parte. Ah quante braccia utili sono state sacrificate per mestieri non affini alla naturale indole di alcuni individui che oramai li bollano inevitabilmente come parassiti della societa'. I cambiamenti climatici, l'agricoltura finalizzata ai biocarburanti e l'aumento della domanda di generi alimentari ci puo' portare in futuro a un aumento dei prezzi dei generi alimentari e a una drastica diminuzione delle scorte. Gia' il prezzo del mais e' aumentato e in piu' le scorte globali di cereali che costituiscono lo strumento base per combattere le carestie di tutto il mondo sono a libelli minimi dagli anni '80 a causa di una diminuzione delle piantagioni e delle condizioni atmosferiche. La storia e' davvero un ciclo senza fine, vedrai che presto la vecchia terra diventera' un bene rifugio di valore e possederne un po' di ettari sara' indice di ricchezza. Ritorneremo come nel medioevo ai feudatari e ai latifondisti e alla loro corte di servi della gleba. Neanche nei peggiori film di fantascienza si prefigura un futuro cosi' ridicolo.
Riferimenti:

lunedì 3 dicembre 2007

Ambiente: come possiamo salvarlo?

Come non parlare dell'ambiente oggi? Dopo tutte le mistificazioni e l'indifferenza dei governi e dei loro fiancheggiatori si continua a parlare di ambiente con insistenza e premura e si cerca di dare una risposta ad una situazione oramai troppo complessa e irreversibile. Quali sono oggi le parole chiave sulle quali dobbiamo riflettere tutti? Sono poche ma molto pesanti, efficienza energetica, fonti rinnovabili, biocarburanti, carbon tax, limiti di emissioni CO2, nucleare, geoingegneria e idrogeno. Obiettivo della XIII Conferenza delle Nazioni Unite sul cambio climatico che si svolgera' a Bali e' quello di raggiungere un accordo globale su come operare il cambiamento di rotta. I ghiacci si stanno ritirando, si alza il livello del mare, la siccita' erode la terra coltivabile, aumentano fenomeni estremi come innondazioni, pioggie torrenziali e uragani, cioe' le catastrofi naturali. Secondo il WWF il 2007 e' stato un anno di catastrofi senza precedenti, segno che il clima sta cambiando radicalmente e la natura sta reagendo e si ribella. Un po' di dati, nell'Antartico sono scomparsi piu' di due milioni di chilometri quadrati di banchisa, la siccita' ha colpito l'Australia, l'Asia, l'Africa, l'Europa del Sud e gli Stati Uniti provocando penuria di acqua e incendi boschivi come e' successo in Grecia questa estate e recentemente in California. Ad alte altitudini ci sono state innondazioni come successo in Inghilterra, in Indonesia ci sono state piogge torrenziali che hanno provocato la peggiore alluvione della storia del paese. Da un rapporto pubblicato su Nature Geoscience risulta che negli ultimi 25 anni la regione equatoriale classificata come tropicale si e' espansa di circa 270 chilometri lasciando dietro se la scomparsa di acqua e agricoltura. In tutto questo USA e Cina non vogliono freni al loro sviluppo e sopratutto non vogliono cambiare il loro stile di vita. In un'economia che pensa solo al profitto vale la logica della coperta corta e cioe' per sostenere stili di vita occidentali di agiatezza e consumo sfrenato sottraiamo risorse ai paesi poveri e all'intero globo terrestre in modo indiscriminato senza interessarci delle conseguenze e cioe' dei costi che altri sostengono e sosterranno per noi. Sono d'accordo con chi dice che l'unico modo per cambiare e' quello che succeda una grossa crisi, la fine dei combustibili a basso costo, l'esplosione di una centrale nucleare, un black-out prolungato, e solo cadendo molto in basso ci si potra' rendere conto che si deve adottare un'altra via. Non e' facile cambiare le abitudini della gente e oramai siamo stati abituati a pensare agli interessi individuali e a soddisfare i bisogni del momento piuttosto che a pensare al futuro dei nostri figli e dei nostri simili e a fare sacrifici in tal senso. Forse le condizioni per una grossa crisi si stanno prospettando, il prezzo del greggio nei mercati globali continua ad aumentare e nei prossimi decenni si arriverà sicuramente a un picco e contemporaneamente l'aumento delle emissioni di biossido di carbonio derivanti dalla combustione dei combustibili fossili sta facendo salire la temperatura della Terra. Stiamo entrando in un periodo che molti definiscono "crepuscolare", nel quale i costi complessivi della nostra dipendenza dai combustibili fossili iniziano ad agire da freno e ostacolo per l'economia mondiale. In quest'era crepuscolare l'unica azione posta in atto dagli stti e' quella di adoperandosi in ogni modo possibile (anche con le guerre) per assicurarsi che le restanti scorte di combustibili fossili entrino in loro possesso. Un piccolo spazio voglio darlo ad un autore che apprezzo molto, Jeremy Rifkin, che parla del futuro e dell'importanza dell'idrogeno. Il punto importante sul quale Rifkin si sofferma è che una società che si basa sull'energia rinnovabile è un obiettivo possibile nella misura in cui parte di quell'energia prodotta da fonti rinnovabili può essere immagazzinata sotto forma di idrogeno. Questo perché le energie rinnovabili sono intermittenti: il sole non splende sempre, così come il vento non soffia sempre, l'acqua non scorre sempre se c'è siccità, e i raccolti agricoli possono variare per una molteplicità di fattori. Quando le energie rinnovabili non sono disponibili, non si può generare elettricità e le attività economiche rischiano di subire una frenata e fermarsi. Ma se l'elettricità generata allorché l'energia rinnovabile è abbondante, può essere utilizzata per estrarre idrogeno dall'acqua, che potrà essere conservato per essere utilizzato in seguito, a quel punto la società disporrà di un rifornimento continuo di energia elettrica. L'idrogeno può essere estratto anche dalle biomasse e immagazzinato nello stesso modo. Altra innovazione importante per armonizzare questo cambiamento sarebbe la riconfigurazione della rete elettrica di trasporto che dovrebbe essere, similmente a quella di Internet, in grado di permettere ad aziende e proprietari di casa di produrre l'energia che serve loro e di condividerla con gli altri. Nella teoria proposta da Rifkin c'e' anche l'aspetto sociale e politico perche' i combustibili fossili e l'energia nucleare sono per loro stessa natura energie d'élite, rappresentano il vecchio approccio centralizzato dall'alto verso il basso per la gestione delle risorse, così tipico del XIX e del XX secolo. Poiché possono essere reperiti soltanto in alcuni luoghi, il carbone, il petrolio, il gas naturale e l'uranio hanno spesso richiesto ingenti investimenti militari per essere messi in sicurezza e altrettanto ingenti investimenti di capitale per lavorarli e commercializzarli. Le fonti di energia rinnovabile, invece, sono distribuite ovunque sulla Terra. I raggi solari, il vento, l'acqua, la geotermia, le onde oceaniche, i residui dell'agricoltura e delle foreste, la spazzatura comunale sono tutte accessibili in tutto il mondo. Se raccolta e immagazzinata sotto forma di idrogeno, se distribuita sotto forma di elettricità per mezzo di reti elettriche intelligenti, l'energia rinnovabile ha il potenziale di poter essere condivisa da pari a pari con una modalità di distribuzione simile a quella che oggi utilizziamo per comunicare e informarci su Internet. Tutto cio' puo' quindi essere visto anche come una ridistribuzione capillare del potere.

martedì 20 novembre 2007

Analisi sulla bolla Petrolio

Per poter pensare di analizzare le cause che hanno generato un aumento del prezzo del petrolio bisogna analizzare i dati tecnici del settore, la storia delle crisi legate al petrolio, le partite commerciali correnti, i fondamentali americani, l’attuale quadro internazionale e il sentimento del mercato. In fine bisogna domandarsi chi ne trae vantaggio.

Iniziamo dai dati tecnici del settore.
Esistono diverse qualità di petrolio estraibili che richiedono una lavorazione particolare, quindi richiedono strutture apposite, tempo e costi da sostenere. Lato raffinerie attualmente in maggior parte non adatte alla raffinazione dei petroli medi e pesanti perche' richiedono molta energia per raffinarli e quindi costi alti. Attualmente vi è una abbondante offerta di petrolio medio-pesante e una scarsa capacità di raffinazione di tali petroli mentre vi è una scarsa offerta di petroli leggeri e una esuberante capacità di raffinarli. La qualita' del paniere OPEC e' medio-pesante a differenza dell’Iraq che ha un petrolio di migliore qualita’, mentre il Wti americano e il Brent del mare del Nord sono di qualita' alta.
Per quel che riguarda le scoperte di giacimenti nel passato vi e' stato un picco tra il 1950-1970 mentre dal 1980 circa si sta vivendo al di sopra delle possibilità petrolifere del pianeta poiche' diminuisce il petrolio contenuto nei giacimenti e non è compensato da nuove scoperte.
Per quanto riguarda le scorte dei paesi energivori si sa che stanno diminuendo mentre paesi come India (1 miliardo di persone) e Cina (1,3 miliardi) incrementano di anno in anno il proprio consumo di materie prime tra cui il petrolio, questo perché stanno diventando forti produttori di manufatti e grossi consumatori di energia. La deindustrializzazione dell’America ha solo spostato la produzione manifatturiera in una altro paese, la Cina, ma questo non ha diminuito la richiesta di petrolio.
La raffinerie in questo periodo utilizzano le scorte di petrolio acquistate in passato a minor prezzo senza aumentare quindi la domanda verso i paesi produttori. In questo modo possono speculare al rialzo sui prezzi ottenendo margini elevati. Anche i paesi produttori come L’OPEC non hanno interesse ad aumentare il ritmo di produzione, almeno non nell’immediato, con tutto che dichiarino di avere a disposizione grosse riserve, questo per trarre vantaggi nel breve termine sull’aumento dei prezzi: infatti tenere l’offerta bassa non significa sottrarre petrolio alla domanda perche’ questa viene soddisfatta ancora, produrre di piu’ significherebbe andare a riempire le scorte delle raffinerie con nessun guadagno sostanziale.
Da una stima fatta dall’Agenzia Internazionale per l’Energia risulta che per rispondere alla spaventosa impennata dei consumi mondiali bisogna investire altri 22 mila miliardi di dollari nelle infrastrutture per l'approvvigionamento: tutti costi che verranno scaricati sull'utente finale, il consumatore (storicamente infatti quando furono scoperti i primi pozzi petroliferi in Texas il prezzo del petrolio era alto perche’ era composto in larga parte dai costi di trasporto e infatti la prima societa’ petrolifera in America e’ stata la societa’ delle ferrovie).

Diamo ora un’occhiata alla storia.
Con la guerra dello Yom Kippur dell’ottobre 1973 prende il via il quarto conflitto arabo-israeliano e il conseguente embargo arabo (dei paesi aderenti all'OPEC) selettivo sulle esportazioni petrolifere verso i paesi che stavano appoggiando Israele (il primo shock petrolifero). Il secondo shock petrolifero provocato dalle sette sorelle si verifichera' nel 1980 e verra' registrato il picco massimo del prezzo del petrolio. Con la salita al potere dell'ayatollah Khomeini in Iran, di Saddam Hussein in Iraq e con la Libia di Gheddafi la produzione di petrolio inizierà a non rispettare più i limiti fissati dall'Opec e inizierà una vendita fuori dai mercati tradizionali. Da registrare anche la nascita nel 1980 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) il cui scopo sarebbe stato da li’ in futuro quello di contrastare le azioni di cartello dell’OPEC garantendo i diritti dei paesi consumatori. Questa stessa agenzia e’ oggi la fonte primaria di dati riguardanti la disponibilita’ di petrolio nel mondo e ci avverte che entro il 2030, cioè in soli 23 anni, i cinesi avranno sette volte più automobili di oggi (270 milioni), il loro consumo di energia sarà più che raddoppiato. Già fra tre anni la Cina avrà superato gli Stati Uniti per il consumo di petrolio: appena due anni fa, la domanda americana era ancora superiore di un terzo. L'India segue dappresso la Cina, la sua domanda di energia sarà più che raddoppiata entro il 2030, e la maggior parte di quel fabbisogno aggiuntivo dovrà essere importato. A causa di Cina e India, "i giganti emergenti dell'economia mondiale e dei mercati internazionali dell'energia", l'Aie ci avverte che i consumi di petrolio, gas e carbone in un ventennio cresceranno oltre il 50% rispetto ai livelli odierni. Inoltre nei primi anni ’70 l’America era impegnata nella guerra in Vietnam e in programmi per il rilancio dell’economia sovvenzionati dallo stato. La spesa di queste iniziative era pero’ in deficit perche’ non veniva compensata da un adeguato livello di tassazione dato che l’amministrazione Kennedy aveva diminuito la pressione fiscale. Questo livello eccessivo di spese fece saltare i cambi e porto’ l’amministrazione Nixon ad abolire gli accordi di cambi “fissi” basati sul dollaro (Bretton Woods) e ad intraprendere una politica protezionista conseguenza della quale porto’ ad una pesante svalutazione del dollaro. Da quel momento in poi il dollaro ha sempre oscillato nel tentativo di stabilizzare gli squilibri dei conti con l’estero delle partite correnti.

Guardiamo al deficit commerciale dei pagamenti con l’estero dell’America.
Come sappiamo Cina, Giappone, Arabia Saudita ed altri paesi hanno immense quantita’ di dollari nelle loro riserve che derivano dalle spese del commercio con l’estero che l’America sostiene con questi paesi. Questi paesi a loro volta acquistano buoni del tesoro americano investendo quindi nel valore di questa moneta e sulla solidita’ dei fondamentali dell’economia americana. Ma la tendenza si sta invertendo perche’ le riserve stanno pian piano per essere alleggerite da vendite del dollaro.
Il crollo del dollaro è il risultato di anni in cui l'America è vissuta al di sopra dei suoi mezzi, accumulando deficit commerciali verso l'Asia. Il peso dei debiti americani è la mina vagante che genera un'instabilità finanziaria mondiale. La banca centrale cinese è il più grosso creditore di Washington, con 1.500 miliardi di dollari di riserve investiti in larga parte in BoT americani. Mentre cascano come birilli tutti i capi delle grandi banche americane travolti dagli scandali dei mutui subprime, la Federal Reserve deve curare il malato lasciando scivolare i tassi e il dollaro. L’idea semplificata e’ che mentre i Cinesi producono gli Americani consumano ma se i consumi diminuiscono perche’ col dollaro debole lo spettro dell’inflazione si fa sempre piu’ incombente e si profila uno scenario di stagflazione anche la Cina e il resto del mondo ne risentiranno. Per questo motivo oggi i prezzi del petrolio potranno arrivare fino a un prezzo detto di "sofferenza" superato il quale scattera' un contenimento dei consumi. Per la maggior parte dei cittadini la "recessione" si avrà in dipendenza del proprio reddito che probabilmente si attestera' quando il prezzo tocchera' quota 100$ al barile. Se cala la domanda di consumi, sopratutto quella americana, si porta appresso un periodo di recessione anche per la Cina e per l'Europa.

I fondamentali americani.
La spesa in deficit per le partite commerciali con l’estero, l’indebitamento dei consumatori americani, l’inflazione che cresce spinta da la crisi della produzione che ha portato alla crisi dei mutui subprime, tutto questo porta sempre piu’ in basso il valore del dollaro non da ultimo la decisione della FED di abbassare i tassi di interesse. Il calo del prezzo del dollaro ha favorito la crescita del prezzo del petrolio anche perche’ la speculazione finanziaria si e’ spostata da la borsa verso i beni rifugio e il petrolio, verso cioe’ i mercati a termine su cui di norma investono gli Hedge Founds. Segnali di un economia in calo. Intanto le Banche dichiarano perdite senza soluzione di continuita’ e gli investitori stanno spostando i loro interessi altrove e le banche stesse cercano di recuperare i crediti aperti e restringono le condizioni di accesso al credito, contrariamente a quello che la FED si sarebbe aspettata diminuendo i tassi. Se l’economia americana da segni di cedimento l’aumento del prezzo del petrolio da il colpo di grazia perche’ porta con se costi di produzione piu’ alti e quindi rallentamento della ripresa.

Il mercato cosa sta scontando?
Il mercato ha arrestato il suo trend rialzista e si sta spostando dal comparto azionario a quello a termine sulle materie prime, neanche l’obbligazionario e’ un’attrattiva visto che il rischio e’ alto visti i fondamentali il premio richiesto dal mercato deve essere adeguato. E’ il momento della speculazione. Inoltre le notizie sul petrolio che arrivano da varie fonti, come abbiamo visto sopra, danno un’indicazione chiara al mercato di quello che sara’ il futuro prossimo e il mercato ne tiene conto nei suoi movimenti al rialzo sul prezzo del petrolio. Sa infatti che i consumi e quindi la domanda e’ superiore all’offerta, quindi alla produzione di barili, e anche se per il momento non si e’ in difficolta’ presto sara’ un dato di fatto. Per quanto riguarda i biocarburanti il gioco non vale ancora la candela e anzi sono settori dove si puo’ iniziare a speculare. Inoltre siamo sotto periodo natalizio dove spese per regali e per riscaldamento e viaggi aumentano notevolmente quindi e’ presumibile che il prezzo del petrolio avra’ ancora delle oscillazioni di tenuta intorno a prezzi alti. Se invece tutte le posizioni speculative aperte sul mercato finanziario e quindi sul prezzo del petrolio verranno liquidate monetizzando subito allora ci sara’ un brusco calo del prezzo.

Il quadro internazionale.
Le guerre in Afganistan e in Iraq sono servite per dare uno sperato sospiro di sollievo alla domanda di petrolio americano ma i tempi della messa in regime sono lunghi e tortuosi. Dall’altra parte Russia e Iran mantengono la loro posizione lato offerta facendo pesare la loro posizione dominante lato mercato e a poco servono le operazioni saudite di concerto con gli Americani. Lato paesi energivori l’India ma sopratutto la Cina stanno investendo in Africa che e’ ricca di materie prime e si stanno ritagliando grosse fette di mercato perche’ stanno introducendo anche meccanismi di modernita’ che aiutano la crescita di queste economie. Lato america del sud gli accordi Mercosud stanno prefigurando una nuova posizione di mercato sul lato della fornitura di petrolio con il Venezuela in testa che si e’ slegata dalla sua sudditanza americana con i nuovi venti di rivolta contro l’imperialismo americano, basta guardare l’Equador, la Bolivia il Venezuela. Inoltre in Brasile si stanno scoprendo nuovi giacimenti petroliferi di capacita’ tali da essere paragonati alle riserve presenti in Kazakistan. La Cina stessa sta investendo in Brasile contendendo all’occidente le stesse fonti di approvvigionamento da cui dipendiamo. D'altra parte la nuova ricchezza finanziaria generata dalla penuria energetica andrà a concentrarsi in zone come il Golfo Persico dove il fondamentalismo islamico è terreno di coltura del terrorismo. Gli equilibri geopolitici, la sicurezza interna dei nostri paesi, la stabilità e la pace sono minacciate dal nascere di nuovi rapporti di forza che da un lato vedono Cina, India e Russia e dall’altro vede in pratica i paesi della Nato.
A tutto questo si affianca una consapevolezza e un allarme per le conseguenze che l’inquinamento sta generando sull’ambiente con cambiamenti climatici. Secondo la Banca mondiale 16 tra le 20 metropoli più inquinate del pianeta sono in Asia. In Cina le morti premature dovute allo smog sono 750.000 ogni anno. L'aumento delle temperature scioglie i ghiacciai dell'Himalaya che alimentano i grandi fiumi d'Oriente. Desertificazione, diminuzione delle terre coltivabili, penuria d'acqua, aprono scenari di crisi alimentari che possono sfociare su conflitti armati, in zone ad alta densità di eserciti e testate nucleari. E in un mondo globalizzato nessuno e’ al riparo. Quindi anche per sottrarsi dalla dipendenza e pressioni da parte dei paesi produttori di petrolio, visto che le guerre non hanno portato ancora a grossi risultati, e’ prevedibile che i paesi occidentali e anche l’America si muoveranno verso la ricerca di nuove fonti di energia, ed e’ in questo scenario che interpreto la mossa dell’OPEC che si e’ impegnata a combattere il riscaldemento del pianeta stanziando l’Arabia Saudita 300 milioni di dollari e il Kwait 150 milioni di dollari, per l’individuazione di soluzioni alternative. C’e’ chi dice che questa nostra epoca e’ detta il secolo della transizione in cui come dice il termine ci stiamo avvicinando a una nuova forma di energia. La sensazione e’ che bisogna muoversi verso trasformazioni tecnologiche e interventi di efficienza e conservazione dell’energia, si parla anche di sviluppo del nucleare e fonti rinnovabili e carbone pulito.

Conclusioni.
Data una visione di insieme dell’intero scenario e fatte le opportune valutazioni, la mia opinione a riguardo e’ che l’aumento del prezzo del petrolio allo stato attuale sia un fenomeno squisitamente speculativo, una piccola bolla. La speculazione opera sulla base di uno scenario reale anche se in questo caso e’ uno scenario futuribile. Questo probabilmente portera’ il prezzo del petrolio ad una tenuta verso prezzi alti con oscillazioni che potranno essere brusche solo nel caso che le posizioni aperte sui mercati a termine vengano chiuse tutte contemporaneamente, poi in seguito credo che sia prevedibile una diminuzione del prezzo. Dal lato dell’economia Americana che e’ legata a questo fenomeno per il fatto che il prezzo del petrolio si lega al dollaro ci troviamo in una situazione simile a quella che si era presentata nei primi anni ’70 con Nixson e si respira aria di protezionismo vista la disastrosa caduta del dollaro, probabilmente su questo andamento di perdita di valore del dollaro si sta giocando molta della speculazione in atto sul petrolio. Non credo quindi che le cause dell’aumento del prezzo del petrolio siano da imputare a cause strutturali (almeno non per il momento, forse in futuro sara’ cosi’) ma a cause congiunturali.

mercoledì 24 ottobre 2007

Come stiamo distruggendo la natura


Se pensavamo che uccidere gli animali fosse l'unica causa che li porta prima o poi all'estinzione ci sbagliavamo e peccavamo di ingenuita'. La notizia che e' uscita oggi sui giornali ci porta a considerare che ogni azione o intervento umano sulla natura porta a sconvolgimenti tali da innescare una catena di conseguenze disastrose. Il leopardo di Amur, di cui restano in natura 24 esemplari, soffre di soffio al cuore. La patologia si e' sviluppata in seguito ad accoppiamenti tra parenti stretti della razza che ha dato vita a malformazioni genetiche della specie. La specie si sta autodistruggendo da sola dopo che il meccanismo e' stato avviato, nella peggiore delle ipotesi nascera' una nuova specie generata dall'azione umana, e chissa' quante ne stanno nascendo ora che cambieranno l'ambiente in cui vive l'uomo per portarlo prima o poi all'estinzione anche lui oppure alla mutazione genetica.

mercoledì 12 settembre 2007

Il clima in Italia

Alla fine e' arrivata la notizia che tanto temevamo, la bella italia sta bruciando come un tizzone ardente. Ma d'altra parte finito l'effetto shock della notizia del giorno i giorni a seguire saranno come sempre all'insegna della dimenticanza e dell'indifferenza. Ieri c'e' stata la Prima conferenza nazionale per i cambiamenti climatici a Roma. Il risultato delle ricerche effettuate ha proclamato l'italia fra i paesi che pagheranno maggiormente le conseguenze del riscaldamento terrestre. Infatti la temperatura del nostro bel paese e' cresciuta quattro volte di piu' della media dell'intero pianeta: 1,5 gradi in 50 anni contro gli 0,7 in un secolo. A completare il quadro l'elenco delle funeste notizie si compone di una diminuzione del 5% delle piogge, del dimezzamento dei ghiacciai e della perdita di un terzo delle coste. Il rischio siccita' non interessa piu' solamente le regioni meridionali ma e' diventato anche un problema per la pianura padana, per non parlare dei fiumi della penisola che stanno subendo una progressiva riduzione della loro portata. Sembra la citazione del passo bibilico dell'apocalisse, spero che qualcuno ci avvertira' quando dovremo marchiare con il sague gli ingressi delle nostre case per essere risparmiati da una morte atroce. L'Agenzia dell'ambiente (Apat) dice che in Italia siamo in ritardo di 10 anni sulle misure da adottare per la lotta all'effetto serra. Le conseguenze di questo quadro ambientale sconsolante sono chiaramente l'aumento di mortalita' che risulterebbe pari al 3% per ogni grado di temperatura in piu'. L'alternativa al momento sembra solo quella di incoraggiare l'uso di fonti alternative per l'enegia a cominciare da quella solare, e puntare di piu' sulle risorse naturali per combattere l'avanzare del cemento sul territorio. Anche la realizzazione di nuove opere sul territorio che al momento attuale devono sottoporsi alla valutazione di impatto ambientale (VIA e VAS) dovra' cambiare tenendo conto degli effetti futuri dei cambiamenti climatici: l'opera magari rimane invariata nel tempo ma i cambiamenti climatici possono modificare radicalmente il territorio circostante. Anche le opere attuali come le ferrovie, le costruzioni lungo le coste, le autostrade devono essere rivalutate considerando quello che potrebbe essere l'impatto sui cambiamenti climatici. Legambiente ha misurato in Roma un aumento della temperatura di 13 °C nel 2007 rispetto alla temperatura registrata negli stessi periodi dal 1960 al 1990. E le citta' sono le zone dove l'aumento di temperatura e' piu' sensibile a causa del traffico e dei riscaldamenti che producono effetto serra e sopratutto del cemento che assorbe il calore e surriscalda tutto l'ambiente circostante. Milano e Bologna sfoggiano tabellini da record in questa pazza corsa la surriscaldamento, e in generale sono le zone urbane del nord Italia le piu' colpite dall'aumento di temperatura. Ma gli effetti del caldo si fanno gia' sentire nelle tasche degli italiani registrando un aumento dei costi per far fronte ai danni provocati dai cambiamenti climatici che si aggira intorno ai 50 miliardi di euro l'anno. Secondo il parere del ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio per tagliare le emissioni di gas serra nel nostro paese servirebbero dai 3 ai 5 miliardi di euro all'anno, mentre un altro miliardo e mezzo andrebbe speso per le cosidette misure di adattamento che servirebbero a limitare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici come siccita', innondazioni e simili. Aggiungiamo inoltre che paesi come la Cina, l'India e la Russia sono stati considerati allo stato attuale fra i dieci paesi piu' inquinanti di tutta la terra a causa degli enormi complessi industriali manifatturieri e per le miniere. E cosi' fioriscono le proposte di eco-incentivi per rinnovare il parco elettrodomestici casalingo con nuove teconologie piu' ecologiche e le iniziative di compensazione del volume di anidride carbonica generata con l'introduzione di nuove aree verdi e la piantumazione di almeno 3 mila alberi in Roma. Se volessimo vederla sotto un'altra prospettiva si prospetta una grossa possibilita' di business in un'area ancora poco esplorata che e' quella dell'ambiente. In fondo e' la vecchia storiella del costruire e smontare continuo, prima ci innodiamo di cemento e anidride carbonica e quando la cosa non e' piu' sostenibile cerchiamo di mettere una pezza smontando tutto e creando nuove costruzioni in una frenetica attivita' che come sempre ci sfugge di mano. D'altra parte l'uomo non riesce a stare fermo e a seguire i dettami della natura che gli indica uno stile di vita semplice e armonico ma cerca di crearsi un ambiente circostante il piu' confortevole possibile. Cosi' cambia l'ambiente intorno e crea crepe nel sistema naturale che in ogni istante tenta di curare creando ulteriori crepe. E' evidente che l'ambiente sara' il business dei prossimi anni a venire.